| Titolo originale | Classe moyenne |
| Titolo internazionale | The Party's Over! |
| Anno | 2025 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Francia, Belgio |
| Durata | 96 minuti |
| Al cinema | 2 sale cinematografiche |
| Regia di | Antony Cordier |
| Attori | Laurent Lafitte, Laure Calamy, Élodie Bouchez, Ramzy Bedia, Sami Outalbali Noée Abita, Candide Sanchez, Mahia Zrouki, Ryad Ferrad. |
| Uscita | giovedì 14 maggio 2026 |
| Distribuzione | No.Mad Entertainment |
| MYmonetro | 2,87 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 14 maggio 2026
Un ragazzo è in vacanza con la famiglia della fidanzata. Scoppierà un caos quando si ritroveranno a litigare con i custodi della casa. La festa è finita è 80° in classifica al Box Office. sabato 4 luglio ha incassato € 299,00 e registrato 4.495 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel sud della Francia, in una grande villa, la ricca famiglia Trousselard sta passando le vacanze estive: il padre Philippe è un noto avvocato parigino, la madre Laurence un'ex diva del cinema, la figlia Garance anche lei attrice, ma alle prime armi, ed insieme al fidanzato Mendi, ambizioso avvocato d'origine maghrebina. Un banale incidente domestico capitato a Tony, il custode della villa, genera una faida familiare che coinvolge anche la moglie dell'uomo, Nadine, e la figlia Marylou. Lo scontro genererà situazioni sempre più paradossali, travolgendo tanto gli altezzosi proprietari quanto i loro scaltri servitori.
Scene di lotta e di classe nel contesto idilliaco della campagna francese: Cordier traduce in chiave grottesca la tendenza della società francese a mantenere chiare le distanze sociali fra le persone.
La struttura del film è quella di una progressiva deriva dalla normalità alla follia (o se si vuole, alla scemenza), con la tragedia a fare da inevitabile contraltare della farsa. Tutti i personaggi sono esemplificativi di una tendenza delle rispettive origini sociali: l'avvocato parigino di Laurent Lafitte è falsamente gentile, subdolo, fiero del suo malcelato privilegio (bello il dialogo con la moglie che lo costringe ad ammettere che a scuola ci andava in Mercedes...), oltreché espressione di una serie di ovvie forme di benessere: l'orto biologico, l'hobby della cucina, la cantina di vini pregiati.
Sua moglie, l'attrice un po' passata di moda interpretata da Elodie Bouchez, è il suo contraltare intellettuale (per quanto famosa solo per i suoi ruoli en déshabillé...), così come i loro avversari, i guardiani Tony (Ramzy Bedia) e Nadine (Laure Calamy, che ha il physique du rôle ma va col pilota automatico), sono l'una il completamento dell'altra: lui è rozzo e sbrigativo, ma sempre pronto all'azione; lei calcolatrice e capacissima di delegare ad altri le responsabilità.
Nella commedia dei caratteri allestita da Cordier e dagli sceneggiatori Jean-Alain Laban e Steven Mitz, emergono anche le due figlie: una altezzosa e l'altra grezza, ma legate da un reciproco desiderio che - in maniera a dire il vero un po' gratuita - emerge come l'unico estraneo alla logica dei rapporti di classe sbilanciati.
In mezzo a tutto questo c'è Mehdi, non a caso lo straniero arrivato da fuori: fidanzato di Nadine, avvocato come Philippe, fiero delle sue origini popolari e per questo, quando inizia la battaglia tra le famiglie (battaglia fisica e legale), si sente più vicino ai servi ma prova a fare l'interesse dei padroni, mosso da un irreprensibile desiderio di scalata sociale.
La festa è finita è tutto racchiuso nella definizione psico-sociale dei suoi personaggi, quasi la progressiva deriva da commedia sgangherata del racconto fosse un'appendice narrativa a un ritratto il cui unico interesse è quello sociologico.
Il conflitto non trova del resto una direzione definita, incerto fra un cinismo che coinvolge ricchi e poveri (tutti avidi ed egoisti in egual misura) e un simbolismo che allestisce un inevitabile e purificatore sacrificio collettivo.
Cordier non ha ovviamente risposte alle domande sollevate dal conflitto socio-culturale del suo film (se non che, banalmente, come dice il titolo siamo tutti parti di un'indistinta "classe media"), ma nel finale ci tiene comunque a offrire una possibile via d'uscita che non ha come presupposto la distinzione sociale.
E se questo sia una gratuita concessione alla moda del pensiero, o un'autentica dichiarazione d'intenti, non è chiaro.
Non attira e nemmeno respinge il racconto di questa lotta fra due famiglie dove niente è vero tutto è falso, finto generoso solo per ottenere ancora vantaggi. La morte poi del più giovane dei protagonisti senza alcuna umana pietà viene utilizzata anche quella per far piangere finalmente la futura attrice che no era mai riuscita a farlo.
Marito avvocato, moglie attrice, la figlia aspirante attrice e il fidanzato di lei praticante avvocato, ancora non ha iniziato ma ha trovato uno studio che lo prende. Tutti in vacanza nella magione di campagna di cui, da molti anni, si occupano due domestici, marito e moglie, anche loro una figlia. Un odoroso incidente idraulico rende la camicia bianca del domestico mai più utilizzabile e innesca la [...] Vai alla recensione »