| Titolo originale | Midas Man |
| Anno | 2024 |
| Genere | Biografico, Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 112 minuti |
| Regia di | Joe Stephenson (II) |
| Attori | Jacob Fortune-Lloyd, Eddie Marsan, Emily Watson, Lukas Gage, Rosie Day Celyn Jones, Charley Palmer Rothwell, Omari Douglas, Jordan Kelly, Bill Milner, Ed Speleers, Eddie Izzard, Alex MacQueen, Jay Leno, Jonah Lees, Darci Shaw, Mark Wilkinson, Milo Parker, Luke Allen-Gale, Adam Lawrence, Alfredo Tavares, Lauren Harris, Jon Rumney, Jonathan Cheetham, Jason Redshaw, Michael Anderson (IV). |
| Uscita | giovedì 26 febbraio 2026 |
| Distribuzione | Eagle Pictures |
| MYmonetro | 2,19 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento sabato 28 febbraio 2026
La vita di Brian Epstein, l'iconico manager musicale chiamato 'il quinto Beatles'. Midas Man è 100° in classifica al Box Office. sabato 7 marzo ha incassato € 138,00 e registrato 1.246 presenze.
|
CONSIGLIATO NÌ
|
Il film ripercorre la vita dell'impresario discografico Brian Epstein, dalla formazione al successo strepitoso con i Beatles, descrivendo la sua ricerca dell'amore e il caos che ha seguito la sua rapida ascesa, esplorando anche il suo impatto sulla cultura pop.
Il biopic sul "quinto Beatles", come ha avuto modo di definirlo lo stesso Paul McCartney, ossia il manager che li ha scoperti e lanciati, si sofferma di più sugli aspetti dell'uomo, soprattutto sulla sua omosessualità, e meno sul rapporto con i Fab Four, perdendo dunque di vista l'interesse principale della sua storia.
Midas Man infatti rischia di non soddisfare i fan dei Beatles che già conoscono i primi passi dei loro beniamini e dunque la figura di questa specie di 'lord inglese' dai modi affettati che porta il nome di Brian Epstein a cui l'attore Jacob Fortune-Lloyd si sforza di dare una degna interpretazione, riuscendoci egregiamente. Viceversa anche chi non lo conosce, non uscirà dal film sapendone molto di più o, meglio, non avrà contezza del rapporto con i Beatles in erba perché il film diretto da Joe Stephenson lo liquida in poche sequenze dalle quali capiamo solo che il rapporto con John Lennon è contrastato.
Midas Man è dunque un biopic straniante proprio perché mette in scena, in maniera anche impeccabile per la naturalezza delle scenografie e dei costumi, la vita di un uomo che si inventa una professione, quella del manager discografico, e si imbatte al Cavern Club di Liverpool nella prima formazione dei Beatles con il batterista che, non solo ai suoi occhi, non funzionava. Toccherà infatti a lui licenziare Pete Best e sostituirlo con Ringo Starr più adatto alle registrazioni in studio.
La regia di Joe Stephenson asseconda questa linea portandola alle estreme conseguenze, scegliendo una delle soluzioni più complesse che il cinema ha a disposizione, ossia lo sguardo in macchina del protagonista che, in alcuni - forse troppi - momenti, parla direttamente allo spettatore. Lo fa per imprimere con ancora più vigore la portata documentaria della sua storia, in cui ricorre anche al found footage, ma soprattutto come scorciatoia narrativa (e produttiva) per riassumere gli accadimenti dei Beatles nelle varie annualità di interesse. È questo un aspetto problematico che mina alla base il patto della sospensione della incredulità dello spettatore anche perché la rottura della cosiddetta quarta parete andrebbe utilizzata al cinema sempre con molta parsimonia che qui manca del tutto.
A tutto questo si somma il fatto che la sceneggiatura di Midas Man, come spesso accade in questi casi, è troppo consapevole della sua storia. Nel senso che alcune battute sembrano pronunciate con il senno di poi, di chi insomma già conosce la storia come è andata a finire e mette in bocca questa consapevolezza al suo protagonista che rimane comunque un visionario che ha visto in quel gruppo un qualcosa che tanti discografici faticavano a vedere mangiandosi poi le mani. La sua morte, poco prima di compiere 33 anni, non gli ha reso giustizia.
Vita di Brian Epstein, venditore di dischi diventato manager dei Beatles quando non erano i Beatles, quando suonavano al Cavern Club e fuori da Liverpool se li filavano in pochi. Intrigante? Solo sulla carta e forse nemmeno, ci stanno per piovere addosso i quattro film sui Beatles firmati Sam Mendes, di sicuro Epstein troverà spazio anche lì, conviene aspettare quelli.