| Titolo originale | 2073 |
| Anno | 2024 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 85 minuti |
| Regia di | Asif Kapadia |
| Attori | Samantha Morton, Naomi Ackie, Hector Hewer, Narendra Modi . |
| Uscita | lunedì 16 giugno 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Filmclub Distribuzione |
| MYmonetro | 3,07 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento lunedì 9 giugno 2025
Asif Kapadia presenta Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia un documentario che guarda al futuro e alle sfide che il mondo dovrà affrontare tra 50 anni. In Italia al Box Office 2073 - Ultima chiamata ha incassato nelle prime 10 settimane di programmazione 9,3 mila euro e 8,6 mila euro nel primo weekend.
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Nel 2073 la capitale delle Americhe (non degli Stati Uniti) è New San Francisco, una città desertificata e devastata dall'inquinamento, monitorata in ogni angolo da frotte di droni, videocamere di controllo e polizia, anche robotica. La democrazia è di fatto azzerata, le autorità reprimono ogni dissenso, il potere è in mano a una minoranza di capitalisti dell'industria tech e dei media che detiene la gran parte della ricchezza, controlla la rivoluzione tecnologica, indirizza l'informazione e detta l'agenda ai rappresentanti politici. Trentasette anni prima si è verificato l'Evento: un disastro meteorologico, politico, sociale. In un ex magazzino Bloomingsdale's, abbandonato dopo il blackout dei diritti umani, sopravvivono alcuni resistenti, tra cui Ghost (Samantha Morton), che dopo l'Evento ha smesso di esprimersi verbalmente, ma la cui voce fuori campo guida lo spettatore. Ghost cerca di trattenere i ricordi, ereditati dalla nonna, che li ha conservati per lei su supporti analogici. Perché cancellare il passato dalla mente umana significa condizionarlo, distruggere le strutture di pensiero, la cultura, il linguaggio, al fine di plasmare una nuova mentalità e guidare le scelte degli individui in base sostanzialmente alle loro preferenze di consumatori.
Il film inizia con il suo lanciare un messaggio nella bottiglia. "Nessuno ha fatto qualcosa per fermarli. È troppo tardi per me. Ero sola. Potrebbe non essere troppo tardi per voi".
Quelli che sarebbe stato necessario fermare sono gli autocrati di molti, troppi Stati del mondo, i nomi sono noti e sfilano nelle immagini, per lo più derivate da servizi televisivi e di cronaca. Spinto dall'esito del referendum che ha decretato Brexit, il londinese Asif Kapadia, specializzato in biografie di famosi (Senna, Amy, Maradona) stavolta firma, su un doppio binario di finzione e di inchiesta giornalistica, un grido d'allarme sulla deriva totalitaria e autodistruttiva del pianeta, o forse "solo" di gran parte dell'umanità, la più povera, che a seguito di scelte sbagliate - guerra, resistenza alla transizione ecologica, sfruttamento esasperato - è costretta a esodi forzati e migrazioni. L'intento palese è realizzare un'opera di sensibilizzazione e denuncia della crescente polarizzazione in corso, pilotata sui social e nei media da chi è interessato a finanziare campagne di odio e disinformazione.
Accanto alla parte finzionale, che ha come protagonista il personaggio di Ghost ("la mia vita è diventata come i fumetti di fantascienza che leggevo") Kapadia monta una rassegna globale di immagini di politici e di interventi di giornalisti e attivisti che militano nei campi dell'ecologia e dei diritti. Un quadro complessivo, aggiornato e tristemente puntuale delle forze che guidano le sorti della Terra. Lo fa per risvegliare le coscienze, perché è già da decenni in atto una mutazione significativa dei comportamenti umani ai quali, nel silenzio e nel disinteresse, la maggioranza si è docilmente accomodata. Non a caso il libro che Ghost si ritrova a salvare (i pochi resistenti come lei sopravvivono cercando nella spazzatura) è l'autobiografia di Malcolm X, uno dei più grandi rivoluzionari del Novecento: il senso della lotta, anche di classe, però, non appartiene a un secolo lontano. 2073 è opera che stordisce, con la sua successione vorticosa di dichiarazioni, immagini violente di repressione ed esercizio autoritario e autoreferenziale del potere politico, non più concentrato sui bisogni della comunità umana. Quello che colpisce è la forma anfibia, l'attualità di quella che Ghost vive e indica come fantascienza, e il ritornare del concetto riassunto dal motto del "Washington Post": "democracy dies in darkness" (la democrazia muore nelle tenebre). A giudicare dalle interviste scelte, il coraggio di denunciare questo tracollo sembra prevalentemente appartenere alle donne: dalla columnist Rana Ayyub, proprio del WP, a Maria Sessa e la Carole Cadwalladr del Guardian, nota per lo svelamento di Cambridge Analytica. Se da un punto di vista strettamente fattuale il lavoro di Kapadia unisce e sintetizza molte inchieste precedenti, come The Brink di Alyson Klayman, sul grande manipolatore Steve Bannon (sottotitolato "sull'orlo dell'abisso", mentre in 2073 ne è già dentro), dal punto di vista cinematografico, inevitabilmente, vista la sua struttura, mancano paradossalmente immagini originali. Bella eccezione, uno stacco di montaggio tra uno stormo di uccelli e una flotta di droni. Più chiamata all'azione di così.
Asif Kapadia è un regista inglese di origine indiana che negli ultimi anni ha deliziato le platee internazionali realizzando una serie di documentari superlativi su un pugno di icone a diverso titolo maledette come Ayrton Senna, Amy Winehouse e Diego Armando Maradona; mettendo d'accordo pubblico e critica al punto da vincere un Premio Oscar nel 2016 nella categoria "Best Documentary" per Amy.