| Anno | 2022 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Enrico Vanzina |
| Attori | Rocío Muñoz, Chiara Francini, Serena Autieri, Giulia Bevilacqua, Fabio Troiano Vincenzo Sebastiani. |
| MYmonetro | 2,75 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento martedì 25 gennaio 2022
Un racconto sulla forza e le fragilità di tre donne che si ritrovano a dover fare i conti con le proprie vite. In Italia al Box Office Tre Sorelle ha incassato 1,8 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Due sorelle romane e benestanti, Marina e Sabrina, la prima moglie tradita di un chirurgo omosessuale, la seconda lasciata dal marito pluricornuto, fuggono dai rispettivi fallimenti e si concedono una vacanza al Circeo, in una splendida villa sul mare. Con loro c'è anche Lorena, la massaggiatrice di Marina, anche lei reduce da una delusione sentimentale, e dopo pochi giorni sono raggiunte da Caterina, la terza sorella, costumista per il cinema. Decise ciascuna a modo proprio a risolvere i propri problemi con gli uomini, finiranno vittime di uno scrittore seduttore e cialtrone, ma sapranno come sempre risollevarsi.
Nemmeno il tempo di pensare a Cechov che il film fuga ogni dubbio: il modello è un altro russo, Tolstoj, e il suo incipit più famoso (da Anna Karenina: «Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo»). Prima ancora, c'è in esergo un aforisma di Conrad: «Essere donna è un compito terribilmente difficile, visto che consiste principalmente nell'avere a che fare con gli uomini».
Insomma, il cinema di Enrico Vanzina - ormai dal 2018 senza il fratello Carlo, a cui qui rende omaggio esplicitamente - è sempre uguale a sé stesso: nasce ostentatamente colto e diventa in modo ancora più ostentato semplice e popolare; più che anticipare e prevedere i tempi, li ricalca con intuito e attenzione.
Tre sorelle è una commedia amicale e sentimentale aggiornata ai temi oggi in voga della sorellanza; un buddy movie al femminile in cui le protagoniste non fanno altro che beccarsi e sostenersi nella comune battaglia contro gli uomini e contro sé stesse, tra istinti da controllare (il sesso, l'alcol) e altri da cancellare (l'ansia di controllo, la rigidità dei comportamenti), tra momenti di solidarietà e altri di cattiveria, sparate contro l'altro sesso e bocche spalancate di fronte a fisici scolpiti o alle rivelazione inattese (ma nemmeno troppo: siamo ancora allo shock dello scoprire che il bonazzo di turno è immancabilmente gay).
Vanzina, come del resto le sue interpreti (e in particolare Serena Autieri, che ride della propria napoletanità), è in molti momenti del film ironico e autoironico. Il film è pieno di luoghi comuni e ovvietà, sciorinate però in un contesto altoborghese che demanda disimpegno e cazzeggio, e proprio per questo rifugge dai toni posticci di tanta commedia americana non troppo distante. Le prese in giro di donne e uomini, le prime credulone, i secondi immancabilmente cialtroni, sono innocui rimandi ai conflitti della vita e i momenti da commedia degli equivoci ruotano attorno ai soliti desideri e alle solite paure di sempre (voglia di avventura, paura di farsi male, autocompiacimento, errori di valutazione...). Niente di nuovo, ma nemmeno niente di così fastidioso.
Dove il film cade, invece (e anche qui in maniera piuttosto prevedibile), è nella sua excusatio non petita rispetto alla presunta popolarità: le sparate contro l'altezzosità del cinema di serie A, con la costumista interpretata da Chiara Francini che passa da un film di Paolo, a uno di Marco, a uno di Gianni (leggi Sorrentino, Bellocchio, Amelio) o parla a macchinetta di Wes Anderson e dei Coen con una vicina di letto in ospedale, più che lasciare il tempo che trovano sono il segnale di una (anche qui presunta) subalternità maldigerita e mai dimenticata.
Tre sorelle non ha bisogno di dichiarare ciò che non è per rivendicare ciò che - naturalmente, più che orgogliosamente - vuole essere e fare. Per strappare un sorriso, a Vanzina basta ancora ricorrere ai trucchi del mestiere, a un botta e risposta di stampo teatrale; a una scena in campo totale in cui gli interpreti (in particolare Autieri e Carlo Troiano) gigioneggiando tranquillamente. Il problema del suo film - ma in generale del suo cinema - sono semmai il montaggio prevedibile, le inquadrature telefonate, il primo piano che chiama la battuta o il piano di reazione che le risponde: una questione di ritmo, non di forma o contenuto.
Tre sorelle, con le sue battute a volte ovvie e altre volte buffe, coi suoi momenti inceppati e le sue scene più riuscite, è una commedia prevedibile, ma mai spocchiosa e sempre affettuosa coi personaggi. L'abbiamo già vista, certo, e non è detto che si debba per forza avere voglia di vederla, ma è tutto ciò che Vanzina vuole dare - e dà - al suo pubblico.
Cavalcando lo sprito del tempo, con tanto di"sorellanza"riscoperta, questto dim vedere tre so"(Enrico Vanxxina, scritto con Adriano de MIcheli,, da un'idea di Carlo, 2022, nulla a che vedre, ovviamnete con il dramma di Checov)d una vacanza insieme, tra litigi, recirpoci tradimenti, corna a zizzeffe subite e arrecate, in un jeu au massacre senza fine, [...] Vai alla recensione »
Enrico Vanzina, dopo "Lockdown all'italiana", torna con "Tre sorelle" in cui cerca di portare in scena una visione pirandelliana della vita come mistificazione del realismo artefatto; un modo questo necessario per riportare l'attenzione su quella concezione di finzione scenica che tutti noi - nella vita di tutti i giorni - siamo condannati a vivere.