| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Israele |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Valentina Bertani |
| Attori | Benjamin Israel, Joshua Israel, Sergio Israel, Monica Carletti, Michele Scaramuzza Benjamin Israel, Joshua Israel, Sergio Israel, Monica Carletti, Michela Scaramuzza. |
| Uscita | giovedì 10 novembre 2022 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,19 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 3 novembre 2022
Benjamin e Joshua sono due gemelli omozigoti con una disabilità intellettiva e un naturale carisma. Ha vinto un premio ai Nastri d'Argento, Il film ha ottenuto 1 candidatura a David di Donatello, In Italia al Box Office La timidezza delle chiome ha incassato 33,7 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Benjamin e Joshua Israel sono due gemelli omozigoti di 19 anni di origine ebraica che hanno entrambi una disabilità intellettiva ma anche una grande caparbietà e carisma. Una volta terminata la scuola, si trovano davanti a un bivio. Cosa fare? Molti loro amici e compagni di scuola hanno già pianificato il loro futuro, loro ancora no. Sostenuti sempre dalla loro famiglia, prendono di petto un mondo che non sembra disposto ad accoglierli con le loro passioni e desideri: la Roma, la musica, il sesso o una relazione stabile con una ragazza. A volte litigano, ma non possono fare a meno l'uno dell'altro fino a quando un momento decisivo della loro vita li porta a comprendere che il loro legame non si spezzerà anche se le scelte individuali possono essere diverse.
Vanno di corsa Benji e Joshua come nel ralenti prima del titolo di testa del film. Il nastro della loro vita si riavvolge con brevissime istantanee del loro passato ma poi si proietta verso il loro futuro.
C'è la fine della scuola, lo stacco temporale con il loro compleanno per i 20 anni e poi un ulteriore salto in avanti di 10 mesi. Il tempo segna le tappe della vita dei due gemelli, diversissimi tra loro. Tra l'inizio e la fine di La timidezza delle chiome si assiste a un loro cambiamento non solo fisico ma anche alla metamorfosi del loro carattere.
Tra riprese a schermo intero e altre con lo smartphone, il documentario è un ricco collage che ha il merito di non lasciare isolati gli episodi - sia individuali sia di entrambi - ma di inserirli in un contesto più ampio dove si vede, gradualmente, anche ai tratti del carattere differenti tra Joshua e Benji. Uno più istintivo, l'altro più riflessivo. Uno dei due vuole andare a letto con una donna, l'altro invece cerca di rendere stabile la storia con Michi. Sullo sfondo c'è la presenza della famiglia, discreta ma presente che prende la situazione in mano dopo che è stata utilizzata la carta di credito per acquisti on line da sexy shop e intimo da donna.
Valentina Bertani, che ha già realizzato per Fox un documentario su Luciano Ligabue e ha firmato video musicali, tra gli altri, per i Negramaro, gli Stadio, Dolcenera e Arisa, ha seguito Benji e Joshua per cinque anni. Il suo sguardo è spesso trasparente, complice e discreto. Mette in luce i loro limiti ma anche le loro risorse in un racconto libero che si sofferma su alcuni frammenti di un arco temporale che racchiude quasi due anni in cui viene mostrato anche il loro lockdown, una cena di Natale con i foglietti con i desideri e gli obiettivi e scene che in realtà sono invece le loro 'esperienze filmate' come, per esempio, la lezione di guida di Joshua che contagia per la sua anarchica vitalità e l'esperienza in campeggio di Benji, quasi un frammento di un diario di formazione prima del finale che costringe i due fratelli a guardare avanti e a scegliere quale strada prendere.
Ci saranno sicuramente dei momenti dove Joshua e Benji, sapendo di essere filmati, caricano delle loro reazioni (forse la litigata con la madre per la festa in piscina) ma comunque non compromettono e non tolgono a La timidezza delle chiome la sua spontaneità.
Colpisce davvero nel profondo questa full immersion nella vita di Josh e Benji, fratelli con più d’una reale peculiarità, rappresentati senza filtri e senza menate retoriche di alcun genere. Un bel lavoro teso e compatto, perfettamente centrato e compiuto, al quale ho continuato a ripensare ben oltre la fine della visione e anche i giorni successivi, non senza una spina nel cuore. [...] Vai alla recensione »
Presentato alle Giornate degli Autori a Venezia, in Notti veneziane, La timidezza delle chiome non è un oggetto filmico facile da maneggiare. C’è la presenza costante, debordante, di quei due gemelli così smisuratamente oltre ogni metro di giudizio. Joshua e Benjamin Israel, gemelli omozigoti, con i loro capelli rossi in perenne esplosione, con le loro ansie di ventenni, il loro smisurato bisogno di amore e di sesso. La loro disabilità intellettiva.
Due adolescenti, con le ansie, la rabbia di ogni adolescente, la sensazione che tutto si stia giocando adesso. E un aspetto che non rende loro le cose più facili. I loro accessi di rabbia. Il modo scomposto, da parte di uno dei due, di cercare l’amore, o almeno il sesso, digitando su Google “Escort Milano”. Finendo con l’invitare una escort in casa, dove stanno tranquillamente dormendo i genitori e il fratello. Con il padre che si vede recapitare in casa da Amazon un fallo di gomma, comprato con la sua carta di credito. E deve, pazientemente, con tutta la razionalità di cui è capace, cercare di spiegare a Joshua come si usa un preservativo.
Ma forse, è ancora più difficile per Benji, che cerca l’utopia di un amore, di un rapporto fatto di delicatezza, di gesti teneri con una ragazza bella, intelligente, ma anche lei in qualche modo ferita, in qualche modo “diversa”.
Piccola avvertenza: il libro “La timidezza delle chiome” di Pietro Maroè, pubblicato da Rizzoli, che curiosamente porta un titolo identico e ha un protagonista ventenne, non c’entra niente.
La regista Valentina Bertani, trentottenne, mantovana, già regista di spot pubblicitari per brand importanti della moda e dello sport, autrice di videoclip per vari gruppi musicali, dai Negramaro a Dolcenera, e di un documentario su Luciano Ligabue, ha scritto il film insieme con tre co-sceneggiatori: Emanuele Milasi, Irene Pollini Giolai, Alessia Rotondo. Non siamo quindi totalmente dalle parti del documentario: ma certo, la realtà, la fisicità dei due fratelli è essenziale, ed è prepotente nel film.
L'esordio nel lungometraggio di Valentina Bertani consente di riaffermare la ormai consolidata natura del cinema che, a ogni prova di resistenza nei progressivi contatti con la realtà, sa manifestarsi come migliore conduttore di quelle emozioni che quasi la macchina da presa non sembra scrutare, ma produrre in un processo di verità che prescinda da ogni finzione, da ogni distinzione tra vero e messa [...] Vai alla recensione »