| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Ucraina, Turchia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Maryna Er Gorbach |
| Attori | Oksana Cherkashyna, Evgeniy Efremov, Sergey Shadrin, Artur Aramyan, Oleg Shevchuk Oleg Shcherbyna. |
| Uscita | giovedì 23 febbraio 2023 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Invisible Carpet |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,50 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 21 febbraio 2023
Una donna incinta deve affrontare il difficile conflitto russo-ucraino. Premiato con l'Ecumenical Jury Prize - Panorama alla 72ª Berlinale e al 34th Palm Springs International Film Festival (miglior attrice a Oksana Cherkashyna). Il film è stato premiato a Sundance, In Italia al Box Office Klondike ha incassato 4,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel luglio 2014, all'inizio della guerra civile in Ucraina, nella regione di Donec'k, Irka e Tolik stanno per avere il loro primo bambino. La loro casa sorge in mezzo al nulla, nella campagna occupata dalle forze filorusse e già attraversata dai mezzi dell'esercito ribelle. Dopo un bombardamento che distrugge una parete dell'abitazione, la guerra entra nella vita di Irka e Tolik, costretti controvoglia a scegliere da che parte stare. Poco dopo, poi, l'abbattimento lì vicino del volo MH17, diretto da Amsterdam a Kuala Lumpur, stravolge definitivamente le loro vite. Tolik, indeciso e spaventato, spera di sopravvivere senza prendere una decisione, mentre Irka, rabbiosa e fiera, prosegue imperterrita a portare avanti la sua gravidanza.
Il film di Maryna Er Horbac risale all'origine del conflitto indagando il dramma privato di un uomo e di una donna.
La ragione del successo festivaliero di Klondike (titolo evocativo che rimanda a paesaggi selvaggi e infiniti come la sterminata pianura ucraina dove il film è ambientato), presentato al Sundance e alla Berlinale pochi giorni dell'invasione russa dell'Ucraina, sta probabilmente nell'evidenza della sua metafora. Nel film, che si apre su una tranquilla situazione domestica, la guerra sfonda letteralmente il mondo privato della coppia protagonista squarciando il velo del suo isolamento. Niente di più chiaro: dalla carta da parati su cui è raffigurato un tramonto tropicale, si passa al paesaggio aperto della linea dell'orizzonte, ripreso dalla macchina da presa con una panoramica che abbraccia il campo da una parte all'altro dello schermo. Irka e Tolik, marito e moglie, lei bella e fiera, lui fiaccato dall'alcol e dalla debolezza di carattere, parlano continuamente di "quando tutto sarà finito", ma sanno bene entrambi che tutto in realtà sta per cominciare e che nulla tornerà come prima. La tragedia dell'MH17, evento reale che la regista mostra attraverso immagini di repertorio (con i filorussi che frugano fra i rottami stupefatti di aver abbattuto un volo civile) e dettagli (un cadavere, vari rottami, l'arrivo dei genitori di una vittima olandese), ribadisce l'irruzione dell'assurdo e della violenza in un mondo che vorrebbe restare fuori da tutto. L'incongrua presenza dell'aereo dà un senso alla messinscena della giovane regista, che ricorre al formato panoramico, a campi lunghi e lunghissimi (spezzati talvolta da intensi primi piani di Irka), a piani prolungati che mostrano i personaggi muoversi in profondità di campo, quasi sempre usando il buco nella casa di Irka e Tolik come punti di vista privilegiato: visto attraverso uno squarcio gigantesco che cancella la differenza fra dentro e fuori, fra intimità ed esposizione, il mondo rappresentato dal film è come se fosse sovraesposto, messo a nudo, spogliato della sua identità. È la guerra, in definitiva, a operare questa violenza prima di tutto psicologica, costringe uomini e donne a vivere situazioni e a prendere decisioni forzate. La guerra trasforma Tolik in un codardo, Irak in una vittima, i loro vicini in fiancheggiatori, il fratello di Irak in un rabbioso combattente, i filorussi spietati occupanti...
La regista sta naturalmente dalla parte ucraina, e non nasconde certo questa sua propensione: ma ciò che le interessa realmente è dare una rappresentazione della guerra che superi le contrapposizioni delle forze in campo. Per Maryna Er Horbac, come dimostrano il finale e la dedica sui titoli di coda, la guerra è una faccenda di uomini. La donna è invece vittima di una violenza che non le appartiene; è la parte incongrua di un mondo destinato all'annientamento; soprattutto, è la sola a portare la vita dentro di sé, opponendosi per questo alla realtà ineliminabile del conflitto.
Fa uno strano effetto vedere la guerra in Ucraina ricostruita attraverso una messa in scena, perché da ormai più di un anno siamo abituati a un'estetica più grezza, quella da telegiornale e web news. Tuttavia la finzione, talvolta, può farsi detonatore per la realtà. Potenziare l'empatia. Offrire tempi più dilatati per la riflessione. È una sensazione straniante, ma efficace, come dimostrano le immagini [...] Vai alla recensione »