| Titolo originale | An Cailín Ciúin |
| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Irlanda |
| Durata | 97 minuti |
| Regia di | Colm Bairéad |
| Attori | Catherine Clinch, Carrie Crowley, Andrew Bennett, Michael Patrick Carmody Kate Nic Chonaonaigh, Joan Sheehy, Carolyn Bracken. |
| Uscita | giovedì 16 febbraio 2023 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Officine Ubu |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,32 su 34 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 16 febbraio 2023
Cáit, nove anni, viene inviata dai genitori a trascorrere l'estate da una coppia di lontani parenti. In loro troverà le uniche due persone capaci di amarla veramente. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 2 candidature a BAFTA, Il film è stato premiato agli European Film Awards, In Italia al Box Office The Quiet Girl ha incassato 339 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Irlanda. Cáit è una bambina di nove anni che cresce in una famiglia di contadini impoveriti. Taciturna e trasandata, è malvista dalle sorelle, dal padre disattento e dalla madre che si occupa del fratellino e di un nuovo bambino in arrivo. Con l'arrivo dell'estate e il termine della gravidanza della madre, Cáit viene mandata dai Kinsella, coppia senza figli che si è offerta di badare a lei. Accolta in un ambiente pulito e rassicurante, la bambina lega con Eibhlín, donna dolce e premurosa, mentre mantiene le distanze con il cupo ma gentile Seán. Con il tempo la bambina fiorisce e impara ad avere rispetto per sé stessa, trovando il modo anche di comunicare con Seán. Prima di tornare a casa conoscerà il segreto dei Kinsella e stringerà un legame ancora più forte con le uniche persone che hanno saputo amarla.
Il film è l'adattamento di "Foster", un racconto breve della scrittrice Claire Keegan, pubblicato nel 2009 sul New Yorker e diventato in seguito un romanzo, qui adattato alla cultura e alla società dell'Irlanda del passato, tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta.
The Quiet Girl è la storia di più incontri: della piccola Cáit con la donna che un giorno sarà, libera, bella, curiosa, anche velocissima nella corsa; della bambina con la madre che non ha mai avuto, la dolce Eibhlín, non più giovane, con un velo di tristezza negli occhi ma ancora pronta a concedere amore, e anche con il padre che la vita non le ha concesso, un uomo onesto come Seán, che dietro i modi spicci del contadino nasconde l'animo di chi sa cosa significhi prendersi cura di una persona, allevarla, guidarla, anche riprenderla.
Peccato che per apprezzarne la sottile costruzione narrativa del film, che comincia come il classico racconto drammatico sull'infanzia infelice di un'eroina degna di Dickens per poi virare in realtà su un racconto di formazione che non scade nel coming of age adolescenziale, bisogna superare l'ostacolo di una messinscena stucchevole, con cui il regista Colm Bairéad e del direttore della fotografia Kate McCullough hanno adattato le parole del racconto di partenza.
Se da un lato il film riesce per una volta a fuggire i cliché estetici legati alla rappresentazione del paesaggio irlandese, dall'altro si adagia su un uso altrettanto scontato e pigro di immagini freddamente composte, a cui la fotografia digitale dà un tono fasullo, tra riprese in controluce, sequenze in slow motion e un uso lezioso di particolari (i vestiti indossati da Cáit, l'attenzione per gli specchi d'acqua, i possibili pericoli del lavoro nella fattoria) dietro i quali si cela la svolta narrativa del finale.
Bairéad, che con il film ha vinto la sezione Generation Kplus dell'ultima Berlinale e fatto incetta di premi - ben sette - agli Irish Film & Television Academy Awards - si rivela così un bravo sceneggiatore più che un bravo regista, dal momento che proprio lo sviluppo del rapporto fra la protagonista e i suoi genitori acquisiti svela la finezza di una vicenda che sfiora tanto il film femminista (nel rapporto tra Cáit ed Eibhlín) quanto la possibile deriva della violenza domestica raccontata a tinte fosche.
The Quiet Girl ha inevitabilmente (e colpevolmente, vista la materia umana e narrativa a disposizione) la forma tradizionale del film per famiglie; nonostante ciò, grazie a una scrittura che lascia ai personaggi il tempo di crescere, offre allo spettatore il modo di abituarsi ai lori cambiamenti, riesce a comporre il ritratto dignitoso di tre individui - una bambina, una madre e un padre legati da un rapporto non di sangue, ma anche per questo vivissimo - colpiti dal dolore e dalla solitudine.
È l'adattamento cinematografico del racconto "Un'estate" di Claire Keegan. Siamo nel 1981 nell'Irlanda rurale e una bambina, nell'attesa dell'ennesimo parto, viene affidata da una coppia povera e poco amerovole a dei lontani parenti. Eibhlin le si affeziona quasi subito, mentre al marito Sean, un uomo burbero dal cuore d'oro, serve più tempo.
Se una bambina ha bisogno d’amore per sbocciare, la rinascita del cinema irlandese passa per la lingua irlandese. Interamente recitato in gaelico, The Quiet Girl è il ritratto di un’infanzia maltrattata nell’Irlanda rurale degli anni Ottanta. Prendendo a modello il cinema di Kelly Reichardt (Certain Women, First Cow), Colm Bairéad firma un (primo) film minimalista e pastorale, che fa sentire la terra e ricama i non detti.
I personaggi e il loro spirito parlano la lingua ancestrale dell’isola, una manciata di parole che restano sempre ad altezza di bambina. La bambina “tranquilla” del titolo, in difficoltà a scuola e in famiglia, dove ha imparato a non farsi notare per evitare rimproveri e scherno. Introversa e invisibile, sparisce agli occhi del mondo e dentro l’erba alta. A tradire il suo malessere silente, è l’enuresi notturna. Colpita e affondata con la sua autostima, viene spedita come un pacco a parenti lontani, consegnata a terzi senza ragione se non quella di alleggerire una madre incinta per l’ennesima volta del marito fedifrago.
Cáit sbarca il tempo di un’estate dai Kinsella, una coppia ‘senza figli’. Nella loro casa modesta, ma più spaziosa e curata di quella conosciuta fino allora, Cáit si gode finalmente le attenzioni di cui hanno bisogno tutti i bambini per crescere serenamente: compagnia, cura, affetto ma anche vestiti nuovi e puliti, pasti regolari e bagni caldi. Se la donna, Eibhlín, si mostra subito dolce e accogliente, il marito, Seán, mantiene inizialmente le distanze da quella bambina ‘di passaggio’. Non vuole farsi coinvolgere nella sua educazione ma col tempo finisce per mostrare segni di responsabilità e di interesse. La distanza tra lui e Cáit si accorcia e il legame matura come il grano a luglio. In questo nuovo focolare, la protagonista fiorisce, nutrita d’amore e d’acqua fresca.
Cáit si risveglia alla vita e alla parola, che resta tuttavia misurata perché The Quiet Girl compone col silenzio, una maniera più confidenziale di comunicare. I personaggi parlano poco ma le immagini dicono di più. Lo spettatore si lascia assorbire dal grande schermo e da quei grandi spazi mentali che solo le persone molto vicine e molto amate condividono e coltivano. Il film diventa allora un’esperienza meditativa, che permette di ascoltare la musica dell’anima quando il mondo tace e la gente fuori smette di fare rumore.
Per Colm Bairéad niente è più importante di quella quiete, conservata fino all’epilogo come un segreto. A un passo dai titoli di coda decide improvvisamente di muovere la m.d.p.: riconsegnata ai suoi e al suo ineluttabile destino, la protagonista si lancia in una corsa che farà cadere con un abbraccio l’ultima barriera di distinto pudore che esisteva ancora coi suoi genitori del cuore. La semplicità (apparente) conferisce al film un grande potere emozionale e cova un’idea altrettanto semplice sull’amore come sentimento fertile. Il primo che conosciamo, quello dei genitori e della famiglia, quello che naturalmente dovrebbe essere il più forte e importante.
Ma The Quiet Girl dice soprattutto del dolore di un’orfana, di come lontano da genitori negligenti, e fra le braccia di estranei familiari alla gentilezza che le era mancata, si possa lenire una ferita che non guarirà mai. La bontà di questi due adulti, sconvolti da una tragedia intima, tocca il cuore e polverizza ogni tentativo di cinismo.
Tutt’altro che inesistente sullo schermo, Catherine Clinch interpreta una bambina pallida come la luna che fatica a imporsi in una famiglia troppo grande per lei. Ma ne troverà una più accessibile e recondita. In un angolo segreto dell’Irlanda l’estate arriva e corregge la sua vita. Perché in quella stagione finalmente è stata amata. Forse quell’amore non cambierà le cose, forse non la salverà, forse la vita andrà altrimenti, a contare veramente è che Cáit e i Kinsella si siano incontrati, che il loro sentimento, per quanto breve, sia stato e sarà per sempre, ostinato e bellissimo. Non si esce indenni dal film ma si esce liberi da un peso che non pensavamo nemmeno di portare.
Una novella apparsa per la prima volta sul New York Times e poi pubblicata da Faber and Faber. Un piccolo film indipendente finanziato da un fondo di sviluppo per il cinema recitato in irlandese. Un regista che lavora da venti anni tra corti e televisione ma che non ha mai fatto un film di finzione.
Questo, e tanto altro, è The Quiet Girl (An Cailín Ciúin in gaelico irlandese), opera prima del regista/sceneggiatore/produttore Colm Bairéad, tratto dal libro di Claire Keegan “Foster", vincitore di vari premi in giro per il mondo e candidato come Miglior Film Internazionale alla notte degli Oscar del 12 marzo – prima volta in assoluto per un film in lingua irlandese.
Di tutto questo, e appunto tanto altro, ne abbiamo parlato con Colm Bairéad.
Partiamo da quello che c’è stato prima: sono quasi venti anni che lavori nell’audiovisivo, e uno dei punti focali di tutte le tue opere è sempre stata l’attenzione al mondo dei più piccoli, come dimostrato da The Quiet Girl ma anche dai corti His Father’s Son e Luck.
Sì, è interessante perché anche questi due corti hanno per protagonisti dei bambini. Qualunque sia la ragione per cui faccio film, di sicuro sono interessato a storie con al centro i giovani, almeno per il momento. Non so nello specifico cosa sia, però so di amare il cinema che mette in scena i più piccoli, forse fa parte dello stesso medium avere una certa facilità nell’esplorare quel punto di vista, quel periodo della vita. Le immagini ti rimangono addosso in un mondo profondo, e penso che il cinema sia in una posizione unica per far vedere il mondo attraverso gli occhi di chi ancora non ha compreso bene quello che gli sta attorno.
È il caso di The Quiet Girl, dove viene presentato un punto di vista che ancora non si è totalmente formato, ed è per questo, ad esempio, che a livello visivo il film ha delle immagini “limitate”, visto che abbiamo cercato di mettere il pubblico nella posizione di questa bambina, nella sua prospettiva sul mondo. Ci piaceva l’idea di far sentire che ci fossero delle cose giusto al di là dell’inquadratura, cose ancora non raggiungibili.
L’altro grande tema della tua filmografia è l’importanza della lingua. Tutti i tuoi lavori sono girati in irlandese, nel 2012 hai avuto una menzione da parte della Screen Director's Guild of Ireland per il tuo contributo ai prodotti audiovisivi in lingua irlandese e tu stesso hai parlato di come sei nato e cresciuto in una famiglia dove tuo padre si rivolgeva ai figli solo in irlandese.
Come hai detto l’irlandese ha sempre fatto parte della mia vita. Sono cresciuto a Dublino, la capitale d’Irlanda, che però non è una zona dove si parla irlandese. Quindi era abbastanza strano stare in una casa, una famiglia, dove invece si usava.
Ho avuto un rapporto complicato con l’irlandese durante la mia gioventù, mi sentivo in imbarazzo perché nessun altro nel nostro quartiere aveva un padre che gli parlava solo in irlandese, un padre che con noi usava l’irlandese anche in pubblico. Ed ero in imbarazzo perché gli altri mi chiedevano sul perché noi parlavamo in irlandese quando nessun altro lo faceva. Così sul finire della mia gioventù ho iniziato a rivolgermi a lui in inglese, anche se lui mi parlava in irlandese.
Ma è soltanto negli ultimi anni che ho capito che parlandoci in irlandese, e dando a noi la possibilità di parlare nella nostra lingua locale, mio padre ha fatto un grande dono a me e ai miei fratelli. Un dono che adesso sto passando ai miei figli, lo stiamo facendo assieme io e mia moglia, Cleona Ní Chrualaoí, che è anche la produttrice del film e parla irlandese come me. Praticamente sono diventato mio padre.
Dopo essere stato premiato come Miglior Film nella sezione Generation Kplus dello scorso Festival di Berlino, The Quiet Girl correrà per l’Oscar al Miglior Film Internazionale. Ha potuto essere inserito nella short-list della categoria perché, pur essendo ambientato in Irlanda, la lingua parlata nel film è il gaelico (cioè quella diffusa nelle zone rurali irlandesi). È una delle particolarità di questo lungometraggio d’esordio del regista dublinese Colm Bairéad, adattamento cinematografico di "Foster", racconto breve della scrittrice Claire Keegan pubblicato nel 2009 sul New Yorker e divenuto in seguito un romanzo.
Il film di Bairéad colpisce per il modo in cui riesce a penetrare nell’età impenetrabile dell’infanzia, attraverso la storia della piccola Cáit, bambina di nove anni che cresce priva di affetto in una famiglia numerosa, impoverita e problematica, ed è considerata dai genitori solo “una bocca da sfamare”, e dalle sorelle maggiori una fastidiosa presenza. La vita di Cáit conosce una svolta quando, dopo la fine della scuola (dove pure è bullizzata) e con l'avvicinarsi del termine dell'ennesima gravidanza della madre, viene mandata da una coppia di parenti lontani, senza figli e disposta ad occuparsi temporaneamente di lei.
Lo scenario di fondo, ovvero la campagna irlandese all’inizio degli anni Ottanta, che potrebbe essere pressoché identica a quella di due decenni prima o dopo, è sì legato alla biografia del regista ma serve soprattutto a spogliare la storia (e i personaggi) di ogni sovrastruttura, ogni possibile riferimento alla contemporaneità, rendendola così atemporale e universale.
È un film fatto di piccole cose (come il primo bagno di Cáit nella sua nuova casa, finalmente in una vasca con acqua calda), di azioni quotidiane che si ripetono, di dettagli a cui prestare attenzione. Un cinema che va aspettato e richiede pazienza allo spettatore, anche a rischio di risultare stucchevole in alcuni passaggi, ma che nelle poche parole e nei gesti significativi, nella sua cifra minimalista e nel tempo sospeso di un’estate interminabile dove pare non succedere nulla, restituisce l’evoluzione dei suoi personaggi e delle loro dinamiche relazionali.
È un film pieno di colpi di spazzola, di silenzi in cucina, a colazione, che qualcosa bisognerebbe pur dire, di corse liberatorie anche quando al rallentatore, di bagni caldi e di biscotti, di tenerezze rare e inaspettate, di abbracci - definitivi - che ti restano nel cuore, «The quiet girl», l'elegiaco candidato all'Oscar irlandese che dentro si porta un dolore trattenuto, una difficoltà di dare un [...] Vai alla recensione »