| Titolo originale | Természetes fény |
| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Lettonia, Germania, Ungheria, Francia |
| Durata | 103 minuti |
| Regia di | Dénes Nagy |
| Attori | Ferenc Szabó, László Bajkó, Tamás Garbacz, Gyula Franczia, Stuhl Erno Szilágyi Gyula, Mareks Lapeskis, Kozó Krisztián, Nánási Csaba, Fodor Zsolt. |
| Tag | Da vedere 2021 |
| MYmonetro | 3,29 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 7 marzo 2021
Un giovane contadino si trova a dover combattere da solo nell'Unione Sovietica occupata. Il film è stato premiato al Festival di Berlino, agli European Film Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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Nella seconda guerra mondiale alcuni reparti dell'esercito ungherese vengono inviati dai tedeschi nella limitrofa Unione Sovietica per stanare i partigiani russi. István Semetka è un caporale che si trova, dopo la morte del suo capitano, a gestire la sua unità in una situazione complessa.
Vincitore del premio per la Miglior regia alla Berlinale 2021, questo film trae spunto da alcune pagine di un romanzo di Pál Závada dal punto di vista dello script ed ha come modelli cinematografici Andrei Rublev, Flanders e Trys Dineos.
Al di là però dei riferimenti cineculturali, Dénes Nagy, che ha un passato da documentarista, in questo primo lungometraggio di fiction mostra una sensibilità di ricerca e un'attenzione all'inquadratura che hanno fatto sì che il riconoscimento fosse pienamente meritato.
Tutta la vicenda viene letta dallo sguardo e sul volto del protagonista e, a proposito di volti, va detto che Nagy ha fatto uno scouting degno del miglior Olmi. Si tratta di attori, tutti non professionisti, che hanno dei corpi e delle facce assolutamente credibili per il contesto storico-sociale in cui si colloca la vicenda. Semetka è un uomo che si trova catapultato in una situazione che non riesce a a comprendere e nella quale fatica perciò a prendere posizione. Non infierisce, come altri suoi compagni d'arme fanno, sulla popolazione e, in qualche occasione, addirittura omette di denunciare alcune presenze che altri invece stanerebbero.
Al contempo però non reagisce restando passivo dinanzi ai soprusi e si nutre del cibo che altri hanno sequestrato ai poveri abitanti di un villaggio. Nagy riesce a farci assistere a quanto accade chiedendoci di andare oltre il giudizio di condanna o di assoluzione nei suoi confronti per cercare di avventurarci, insieme a lui, più a fondo nella soltanto apparente impermeabilità dello sguardo di un uomo nel cui animo regna una quasi muta, ma intimamente disperata, confusione.
Un gran bel debutto quello del regista ungherese Dénes Nagy, formatosi all'Università di Teatro e Arti Cinematografiche di Budapest nel 2009 e già ospite del festival berlinese anni fa, ma solo nell'ambito del programma "Berlinale Talents". Dopo avere realizzato il cortometraggio Soft Rain (presentato a Cannes 2013), e il documentario Another Hungary (presentato al Festival di Rotterdam nel 2014), [...] Vai alla recensione »