Happy Pills

Film 2021 | Documentario 94 min.

Anno2021
GenereDocumentario
ProduzioneSvizzera
Durata94 minuti
Regia diArnaud Robert, Paolo Woods
TagDa vedere 2021
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Arnaud Robert, Paolo Woods. Un film Da vedere 2021 Genere Documentario - Svizzera, 2021, durata 94 minuti. Valutazione: 3,5 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Ultimo aggiornamento domenica 6 novembre 2022

Un viaggio per il mondo alla ricerca dei farmaci della felicità in una società prometeica votata al superamento dei limiti.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
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Cinema
Trailer
Un documentario incisivo ed esteticamente affascinante sull'influenza dell'industria farmaceutica nel mondo.
Recensione di Camilla Barbera
sabato 5 novembre 2022
Recensione di Camilla Barbera
sabato 5 novembre 2022

Sei storie (e mezza) accumunate da pillole e iniezioni: un body-builder a Bombay si inietta steroidi per assomigliare al suo modello di corpo ideale, uno svizzero soffre di forte depressione e cerca di sopravvivere, un contadino del Niger è costretto a dipendere dal Tramadol per continuare a lavorare, una giovane studentessa di un liceo statunitense con disturbo da deficit di attenzione assume Adderall per poter finire il liceo e «avere successo», un giovane gay di Tel Aviv cerca un po' di pace nella PrEP, nell'Amazzonia peruviana una donna si sottopone a un'iniezione al mese per evitare altre gravidanze indesiderate, ed un malato di cancro decide di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera per mettere fine alla sua sofferenza.

Il lavoro del fotografo Paolo Woods ed il giornalista Arnaud Robert offre degli esempi intimi, ritmati ed esteticamente affascinanti di dipendenza dall'industria farmaceutica, orientando con una voce fuoricampo lo spettatore verso una condanna della stessa. Una (retorica) domanda principale caratterizza il documentario: possiamo davvero incapsulare la felicità?

Tra punture e pillole, i protagonisti di questo documentario ci sono da subito presentati nella loro intimità e vulnerabilità; dai piani simmetrici della palestra di Bombay alla totale oscurità di una stanza passando da paesaggi naturali, ospedalieri, di luna park, enormi feste, scuole, case, terre indigene e mercati nigeriani, le inquadrature del documentario ci immergono nella realtà dei loro protagonisti. Le loro storie, più o meno sviluppate e contestualizzate, ci parlano di dipendenza da farmaci, solitudine e impossibilità.

Il sacrificio del corpo per il sistema è messo in avanti a livello narrativo e stilistico: le inquadrature dei body builders in un immobile in costruzione, così come quella di Alzouma che sovrappone varie scatole di medicinali su un tappeto, sono caratterizzate dalla forma quadrata, che limita i personaggi - contrapposta a campi lunghi che danno un senso di libertà (Bombay, i paesaggi naturali, una strada di Tel Aviv) o a piani dettaglio dal carattere freddo (quelli della fabbrica di medicine).

Il ritmo delle scene corrisponde al ritmo interno dei personaggi (lo slow motion della scena in palestra con Addy, e di Maris che balla in discoteca) e alla loro apparente solitudine. Fa potenzialmente eco anche all'idea dei registi di un effetto «rallentante» dei farmaci. Il suono ha la stessa funzione, amplificando la natura delle situazioni; è preminente per esempio nella storia di Alzouma, dove troviamo molto rumore e musica ritmata, come a sottolineare il carattere incalzante del suo lavoro.

Presente è anche l'elemento dell'acqua; Patrick è visivamente paragonato a un pesce rosso a cui viene dato da mangiare (i farmaci) nel suo acquario (l'ospedale). Maris e Alzouma lavano via la fatica, la paura, forse la loro identità e la stigmatizzazione di cui sono vittima nella nostra società. La pioggia, fuori da casa di Yurika in Perù, potrebbe rinviare alla fertilità che la donna cerca di controllare. La cyclette diventa metafora della vita dei suoi utilizzatori, che si sforzano di andare avanti senza effettivamente avanzare.

Il tono molto serio e un po' tragico della voce fuori campo spezza però a volte l'intimità dei piani in quanto assume un carattere moralista (e quindi giudicante). Può avere effetto di prevalere sull'umanità dei personaggi, riducendo le loro problematiche al loro rapporto con i farmaci. Livella quindi l'utilità di tutti questi ultimi, che in generale, citando l'ultima frase, «pretendono rispondere a tutti i nostri bisogni, abbracciando le nostre più antiche utopie, quelle di una pozione che ci guarisca da noi stessi».

La domanda «possiamo davvero incapsulare la felicità» è retorica e sembra accusi più l'industria farmaceutica che il sistema che la rende in alcuni casi necessaria. Propone una visione piuttosto unilaterale e politica, perdendo però forse l'opportunità di esplorare la complessità del soggetto in tutte le sue sfumature.

Non possiamo ciononostante ch'esser d'accordo sulla conclusione che la nostra società pare non essere un (cit.) «Mundo» così «Feliz».

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 20 febbraio 2023
24luce

 Happy pills, il secondo film dato in  prima giornata al 63esimo Festival dei Popoli, è frutto di sette anni di riprese.  Arnaud Robert e Paolo Woods documentano svariati modi in cui oggi  molti sono protesi verso l’ottenimento della “felicità”. Utilizzano mezzi chimici , le pills del titolo, per ottenerla in tempi brevi, incuranti delle conseguenze. [...] Vai alla recensione »

FOCUS
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domenica 6 novembre 2022
Camilla Barbera

Sei storie (e mezza) accumunate da pillole ed iniezioni. Un body-builder a Bombay si inietta steroidi per assomigliare al suo modello di corpo ideale, un svizzero soffre di forte depressione e cerca di sopravvivere, un contadino del Niger è costretto a dipendere dal Tramadol per continuare a lavorare, una giovane studentessa di un liceo statunitense con disturbo da deficit di attenzione assume Adderall per poter finire il liceo e « avere successo », un giovane gay di Tel Aviv cerca un po’ di pace nella PrEP, nell’Amazzonia peruviana una donna si sottopone ad un’iniezione al mese per evitare altre gravidanze indesiderate, ed un malato di cancro decide di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera per mettere fine alla sua sofferenza.

Il lavoro del fotografo Paolo Woods e del giornalista Arnaud Robert offre degli esempi intimi, ritmati ed esteticamente affascinanti di dipendenza dall’industria farmaceutica, orientando con una voce fuoricampo lo spettatore verso una condanna della stessa. Una (retorica) domanda principale caratterizza il documentario: possiamo davvero incapsulare la felicità?

Tra punture e pillole, i protagonisti di questo documentario ci sono da subito presentati nella loro intimità e vulnerabilità; dai piani simmetrici della palestra di Bombay alla totale oscurità di una stanza passando da paesaggi naturali, ospedalieri, di luna park, enormi feste, scuole, case, terre indigene e mercati nigeriani, le inquadrature del documentario ci immergono nella realtà dei loro protagonisti. Le loro storie, più o meno sviluppate e contestualizzate, ci parlano di dipendenza da farmaci, solitudine e impossibilità.
 

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domenica 6 novembre 2022
Camilla Barbera

In programma al Festival dei Popoli 2022 e ora in streaming su MYmovies. Guarda il film »

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