| Titolo originale | The Green Knight |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA, Irlanda |
| Durata | 129 minuti |
| Regia di | David Lowery |
| Attori | Dev Patel, Alicia Vikander, Joel Edgerton, Sarita Choudhury, Sean Harris Kate Dickie, Barry Keoghan, Erin Kellyman, Helena Browne, Ralph Ineson. |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 3,37 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 17 novembre 2021
Una versione fantasy dei classici del romanzo medievale. Il film è stato premiato a National Board, ha ottenuto 1 candidatura a CDG Awards, ha ottenuto 1 candidatura a ADG Awards, ha vinto un premio ai NSFC Awards, ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Super, Al Box Office Usa Sir Gawain e il Cavaliere Verde ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 17,2 milioni di dollari e 6,8 milioni di dollari nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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La mattina di Natale, Gawain che sogna di essere nominato cavaliere dall'anziano Re Artù. Spronato dalla madre Morgana a partecipare al ricevimento alla corte di Camelot, il giovane dissoluto assiste all'arrivo del misterioso e imponente Cavaliere Verde, che mette alla prova la corte. Gawain si offre di raccogliere la sua sfida e per tanto può colpirlo per primo, un anno dopo però dovrà recarsi in una remota chiesa per ricevere indietro il colpo sferrato. Gawain decapita la creatura, ma questa riprende la propria testa e ripete la sua profezia, che ora suona come una condanna a morte. Il ragazzo viene nominato cavaliere e passa un anno di scellerati piaceri, ma il nuovo Natale si avvicina...
Enigmatico ed esoterico fantasy, realizzato a basso budget ma con un uso intelligente di effetti speciali e messa in scena, questo di David Lowery è tra i film più impressionanti dell'anno.
Costruito come la sequenza di una serie di quadri medievali, stazioni di una sorta di Via Crucis che punteggiano la quest del protagonista, Sir Gawain e il Cavaliere Verde affronta il mondo arturiano con il passo meditabondo del cinema d'autore, con un spirito che guarda a maestri come Andrej Tarkovskij e John Boorman. C'è per esempio, come in Solaris un movimento panoramico della cinepresa, che lascia il protagonista e torna poi nel punto in cui l'aveva abbandonato solo per non ritrovarlo più o, altrove, mostrarlo in una situazione del tutto diversa. Appena non è in campo, il cavaliere Gawain diviene una sorta di gatto di Schrödinger, che può essere sia vivo sia morto. E questa incertezza si diffonde da quel momento all'intera messa in scena, lasciando nel dubbio un elemento a dir poco centrale del racconto realistico, ossia lo stato del protagonista, che non è però essenziale alla fiaba. Rispetto alla storia tardo medievale da cui è tratto, Sir Gawain e il Cavaliere Verde si prende diverse libertà, ma mantiene un fortissimo valore allegorico nella successione di situazioni incontrate dal cavaliere. Alcune sono inventate di sana pianta da Lowery, come l'incontro con il povero mendicante interpretato da Barry Keoghan, altre invece riprendono la tradizione come la donna fantasma. In un'atmosfera sospesa, dai tempi dilatati e dalla visione spesso stilizzata dove si caricano i colori in scena in senso antinaturalistico, Sir Gawain e il Cavaliere Verde è cinema genuinamente visionario. Non ci bombarda di imponenti scene, ma con più sottigliezza lavora a destabilizzare il realismo e le convenzioni della messa in scena, fino a dar corpo a un proprio immaginario magico.
Nella paradossale ricerca di Gawain, ritroviamo gli elementi di base della cultura cristiana, rivisitati secondo il mondo celtico e mistico a cui la Storia ha finito per sovrapporli. Così miti pagani, dai giganti ai fantasmi, coesistono con un percorso eminentemente cristologico, un calvario diretto verso il proprio Golgota, dove il valore di un cavaliere dovrebbe coincidere con la sua devozione alla parola di Cristo. Quale sia il senso ultimo delle varie scene e soprattutto del finale è lasciato nelle mani dello spettatore, come un mistero che ognuno è invitato a esplorare con la propria sensibilità, per trovare un'interpretazione personale. Il film di Lowery è infatti così polisemico e aperto alle diverse possibilità ermeneutiche da risultare irriducibile a una sola chiave di lettura, da sfidare lo spettatore a rivedere l'opera in cerca di nuovi significati, ma soprattutto da suggerigli i limiti di una risposta univoca a fronte all'inconoscibile. In tutto questo c'è un elemento di gioco e forse anche di furbizia da parte del regista, che minaccia di ridurre l'opera di Lowery a una provocazione e a un esercizio di stile, ma anche questa non è che una delle interpretazioni possibili. Che un film sappia rivelarsi tanto visivamente forte, del tutto fuori dal mainstream e pure inesauribile nelle sue possibili letture, è il vero miracolo di Sir Gawain e il Cavaliere Verde.
Sir Gawain e il Cavaliere Verde è un dark fantasy ispirato e suggestivo, degno adattamento di uno dei poemi arturiani più affascinanti e intensi di sempre. Un viaggio simbolico e introspettivo, diretto con piglio autoriale e intriso di misticismo. Dev Patel dà vita a un personaggio tormentato, emblema di coraggio, virtù e lealtà.
Irrompe in una Camelot decadente e stanca il Cavaliere Verde, demone arboreo, emanazione della natura, ma anche guerriero dalla forza tellurica. Irrompe in un banchetto natalizio dove tutto puzza di stantio e l'epica è solo un ricordo nostalgico. Artù e i suoi commensali vengono sorpresi dalla sfida del Cavaliere, evocato da Morgana, che lancia il suo gioco a un manipolo di eroi consunti: il gioco [...] Vai alla recensione »