| Titolo originale | The Evening Hour |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 155 minuti |
| Regia di | Braden King |
| Attori | Philip Ettinger, Lili Taylor, Stacy Martin, Cosmo Jarvis, Kerry Bishé Michael Trotter, Marc Menchaca, Ross Partridge, Tess Harper, Hannah Barefoot, Alison King. |
| Uscita | giovedì 20 gennaio 2022 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | Invisible Carpet |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,97 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 5 gennaio 2022
La vita di un uomo viene sconvolta dal ritorno a casa di un vecchio amico. In Italia al Box Office L'ora del crepuscolo ha incassato 804 .
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel vasto panorama rurale della regione dell'Appalachia, Cole lavora nella casa di cura della sua cittadina come infermiere. Il suo secondo lavoro, però, è quello di spacciatore, facendo leva sulla sua immagine di bravo ragazzo premuroso per comprare antidolorifici in eccesso da chi possiede una ricetta e rivenderli a chi ne ha immediato bisogno. L'attenzione di Cole nel non pestare i piedi a Everett, un violento trafficante locale, viene messa a repentaglio dal ritorno di Terry, un vecchio amico di Cole con un piano per espandere l'attività di spaccio, e un interesse particolare per la ragazza di Cole, Charlotte.
Benché non sia un nome noto alle grandi platee, il regista newyorchese Braden King si è costruito una notevole reputazione sulla scena indipendente americana come documentarista, artista visivo e regista di Here, che riscosse un buon successo al Sundance nel 2011.
Il suo ritorno al lungometraggio è un adattamento di un romanzo contemporaneo di Carter Sickels, che nelle sue mani diventa un buon dramma, seppur dai ritmi sopiti, sull'America profonda e sulle cittadine un tempo dipendenti dall'industria mineraria e ora in declino. L'economia del commercio illecito di farmaci oppioidi è legata a doppio filo ai destini di questo piccolo paesino sulle montagne, con una crescente popolazione di anziani e con i più giovani alle prese con un presente incerto, tra il ricordo di una generazione consacrata alla miniera e un futuro in cui è difficile scorgere prospettive. Spesso in questo tipo di storie il crimine è una strada immediatamente accessibile, ma The Evening Hour, pur in una struttura che potrebbe essere descritta come un thriller, mette ben in chiaro che criminali non ci si improvvisa, e di conseguenza rifiuta le scorciatoie emotive più estreme. In questo senso il film di King è una negazione del cinema di genere, preferendo invece dare una panoramica sobria e terapeutica di uno spaccato antropologico.Nel ruolo del protagonista Cole, Philip Ettinger porta sullo schermo una versione di quella interiorità torturata che così memorabile lo aveva reso come partner di Ethan Hawke in First Reformed, ma è il cast intorno a lui a rafforzare l'impressione di un complesso e ramificato ritratto collettivo, a partire da nomi come Stacy Martin nel ruolo di Charlotte e Lili Taylor in quello della madre "di ritorno" Ruby. E poi efficaci volti televisivi come Marc Menchaca e l'ottima Kerry Bishé, senza contare l'interpretazione straziante di Michael Trotter nella parte dell'amico Reese, il più rassegnato al fato tra tutti gli abitanti di questa città in lotta disperata.
Cole vive in una cittadina rurale a ridosso dei Monti Appalachi colpita dalla recessione economica in modo visibile e palpabile: miniere chiuse, piccole aziende in fallimento, chiese vuote, giovani disoccupati, alcool e droga. Uno di quei luoghi che formano le coscienze di chi ci è nato e cresciuto, nel bene e nel male: così Cole fa l'assistente in una casa di riposo manifestano il suo amore per gli anziani della comunità ma rivende sottobanco i farmaci elargiti loro da un sistema che per il resto non se ne cura affatto. Gli abitanti della cittadina si dividono fra le persone timorate di Dio che citano passi delle sacre scritture - fra cui il nonno di Cole, un pastore ossessionato da Satana - e trasgressori più o meno conclamati che popolano i locali fumosi e le roulotte parcheggiate a vita negli spazi deserti. Quando un amico di gioventù di Cole torna in città, disoccupato e intenzionato ad allargare il business delle droghe, il ragazzo si trova a dover decidere se una frequentazione di lunga data è per lui un'opportunità o una condanna.
The Evening Hour è un racconto d'atmosfera che si nutre delle specificità di quell'America marginalizzata e lontana dai luoghi dove si decidono le sorti del Paese.
La desolazione che circonda Cole si taglia col coltello, e i suoi rapporti sono improntati a un misto di solidarietà e diffidenza, conforto dell'abitudine e desiderio di fuga. Cole è un figlio della colpa, la cui madre Ruby ha dovuto abbandonare lui e la cittadina dove è cresciuta, e non sa più a chi dare fiducia, o quanto gli altri possano davvero fidarsi di lui. Se da un lato la fotografia del veterano Declan Quinn, di cui ricordiamo per similarità di toni Via da Las Vegas, aderisce magnificamente ai paesaggi e agli interni di questa storia malinconica, dall'altro le interpretazioni del cast sanno di recitazione indie da manuale, in particolare quella di Michael Trotter nei panni dello scombinato Reese. La regia di Braden King, già autore di Here, si colloca nel mezzo, cercando di restituire le suggestioni autentiche del romanzo di Carter Sickels su cui è basato il racconto, ma non riuscendo a sottrarsi a certe convenzioni da Sundance Film Festival. I due ritorni più graditi nel cast sono Lili Taylor, che presta a sua dolcezza alla madre di Cole, e Tess Harper, che interpreta il ruolo della nonna.
Sono tempi duri, dice King, e ogni giorno è "una ferita nell'anima". The Evening Hour è una ballata country dal passo lento (e la lunghezza eccessivamente trascinata) e l'aspirazione di cogliere la poesia dell'abbandono, in un luogo in cui gli anziani muoiono e ai giovani "non c'è niente da dare", e in cui ognuno è a suo modo un peccatore alla ricerca della redenzione e della salvezza.
Ex cittadina mineraria ai piedi degli Appalachi. Non è la serie "Dopesick" ( con Michael Keaton, su Netflix) ma siamo nei paraggi. Sostanze, per sopportare i dolori della vecchiaia e per sballarsi in gioventù. Pastiglie prescritte dai medici o metanfetamine cucinate nelle case semidistrutte ( no, non è "Breaking Bad", ma evidentemente non serve una laurea in chimica per portare a termine la cottura). [...] Vai alla recensione »