Il pianeta in mare

Film 2019 | Documentario, +13 93 min.

Titolo internazionaleA Planet in the Sea
Anno2019
GenereDocumentario,
ProduzioneItalia
Durata93 minuti
Regia diAndrea Segre
Uscitagiovedì 26 settembre 2019
TagDa vedere 2019
DistribuzioneZaLab
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,22 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Andrea Segre. Un film Da vedere 2019 Titolo internazionale: A Planet in the Sea. Genere Documentario, - Italia, 2019, durata 93 minuti. Uscita cinema giovedì 26 settembre 2019 distribuito da ZaLab. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,22 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 4 ottobre 2019

La realtà di Marghera, pianeta industriale situato nella laguna veneziana. In Italia al Box Office Il pianeta in mare ha incassato 57,7 mila euro .

Consigliato sì!
3,22/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,23
PUBBLICO 2,92
CONSIGLIATO SÌ
Un film lucido ed empatico che ripercorre la storia di Marghera per riflettere sul rapporto tra scenario politico e natura umana.
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 9 settembre 2019
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 9 settembre 2019

Marghera nel documentario di Andrea Segre appare come un luogo irreale e astratto, uno spazio metafisico e ancorato, intersecato di viali che si prolungano all’infinito, cesellato di piccole case geometriche isolate nel verde. La sua immagine speculare è il porto commerciale, caotico e decaduto, duemila ettari di industria e cantiere, 135 chilometri di binari, 18 canali portuali, quaranta di strade interne dove il regista incontra impiegati in pensione, manager, operai stranieri, camionisti e la cuoca dell’ultima trattoria rimasta. Avamposto a prezzi modici per avventori sopravvissuti alla fine del Petrolchimico.

Dentro inquadrature desolate, tra le aeree dismesse e gli scheletri dei capannoni, tra i ruderi dell’ex Italsider e i nuovi insediamenti per il terziario, Segre fa l’inventario dei simboli di un’epopea inaugurata nel 1919 da un gruppo di imprenditori veneti, il sindaco lagunare Filippo Grimani e il governo italiano.

Cento anni fa si ponevano le basi per quella che sarebbe diventata Marghera, la città-fabbrica che segnerà la storia recente di tutto il Nord-Est. Dragando il fondo della memoria come due ex operai quello del mare, Segre pesca nella melma nera di agenti chimici la storia dell’aria industriale lagunare che conserva tra i reperti e le vestigia tutta la vitalità e la speranza di un’epoca.

Alle riprese di Segre fanno da contrappunto le immagini di repertorio dell’Istituto Luce, alimentando un dialogo tra un passato prossimo di epiche lotte proletarie e un presente di precarietà che manca di volontà progettuale. A introdurre lo spettatore a questo spazio archeologico affondato nel mare sono gli operai di ieri, che ripercorrono come fantasmi i luoghi della loro impresa conservando nel DNA gli antichi gesti, e quelli di oggi, quasi tutti immigrati, che costruiscono mostri da crociera e vorrebbero soltanto tornare a casa.

Lucido ed empatico, Il pianeta in mare riflette sul rapporto tra scenario politico e quella che potremmo definire la natura umana, isolando alcuni soggetti che danno pienamente conto del cambiamento in atto. Un vecchio operaio siciliano che ha perduto negli anni ogni inflessione dialettale, incarna da solo il periodo delle migrazioni interne che per decenni hanno fornito alle regioni più sviluppate la manodopera di cui avevano bisogno. Ma il Mezzogiorno si svincola dal destino di serbatoio di offerta di lavoro a cui attingere con l’innesco delle migrazioni dall’estero. Occupazioni ritenute marginali o logoranti attraggono manodopera straniera, cambiando gli ‘attori’ e promuovendo l’inserimento economico e sociale degli immigrati, all’inizio soprattutto informale, poi sempre più formalizzato.

Lo sguardo sensibile di Segre scivola tra le piattaforme e le lamiere contorte, rivelando uno scarto sociale sempre più profondo ed evidente, auscultando il pregiudizio e la diffidenza dei locali sfumare intorno ai tavoli della trattoria di Viola. Tra uno ieri ingombrante e un oggi incerto, il pianeta industriale di Marghera è un’architettura che mette in relazione dialettica le ferite del recente passato e il flusso globale dell’economia e delle migrazioni.

Il pianeta in mare è un barometro puntuale che segna i caratteri di una ‘realtà meccanica’ estremamente eterogenea, mutevole, dove le differenze di etnie sono la misura di una complessità inedita. Segre sembra domandarsi se l’azione dell’integrare non sia sovente orfana di una componente del dialogo: l’ascolto.

Il suo documentario rovescia allora la prospettiva, sovvertendo l’azione automatica, e per certi versi naturale, che sta dietro l’integrazione: ‘noi’ che integriamo ‘loro’. Rimanendo ‘passivo’, si lascia investire da ‘loro’, ricevendo cultura, notizie, saperi attorno alla loro vita, alle loro speranze, alle loro paure. Un’attività di ascolto che consente al dialogo di dispiegarsi muovendo l’immobilità della laguna.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 17 ottobre 2019
angelo umana

 Il pianeta in mare. Il regista Andrea Segre, presente nella sala di proiezione, ha raccontato che a Roma, quando lui parlava del suo progetto di riprese su Marghera (abbreviazione che deriva da “mare che c'era” in dialetto), si è sentito rispondere se per caso Marghera esistesse ancora. In effetti nemmeno i residenti in zona sanno benissimo cosa sia Marghera oggi.

FOCUS
INCONTRI
martedì 10 settembre 2019
Paola Casella

Marghera nel documentario di Andrea Segre appare come un luogo irreale e astratto, uno spazio metafisico e ancorato, intersecato di viali che si prolungano all'infinito, cesellato di piccole case geometriche isolate nel verde. La sua immagine speculare è il porto commerciale, caotico e decaduto, duemila ettari di industria e cantiere, 135 chilometri di binari, 18 canali portuali, quaranta di strade interne dove il regista incontra impiegati in pensione, manager, operai stranieri, camionisti e la cuoca dell'ultima trattoria rimasta. Avamposto a prezzi modici per avventori sopravvissuti alla fine del Petrolchimico.
Dentro inquadrature desolate, tra le aeree dismesse e gli scheletri dei capannoni, tra i ruderi dell'ex Italsider e i nuovi insediamenti per il terziario, Segre fa l'inventario dei simboli di un'epopea inaugurata nel 1919 da un gruppo di imprenditori veneti, il sindaco lagunare Filippo Grimani e il governo italiano.

In occasione della presentazione de Il pianeta in mare alla Mostra del Cinema di Venezia, il regista Andrea Segre ripercorre la sua carriera e racconta il progetto del documentario.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 3 ottobre 2019
Gabriele Porro
Cult Week

Andrea Segre, nato 43 anni fa a Dolo, provincia di Venezia è un regista acquatico, lagunare, adriatico. Ha ambientato otto anni fa a Chioggia, la malsopportata vicina dei serenissimi abitanti, teatro delle celebri baruffe goldoniane, in un'affascinante atmosfera invernale e brumosa il più bello e premiato dei suoi film di fiction, Io sono Li, una storia di emigrazione, tolleranza e relazioni umane. [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO RECENSIONE
venerdì 27 settembre 2019
A cura della redazione

Marghera nel film di Segre appare come un luogo astratto, uno spazio metafisico. La sua immagine speculare è il porto commerciale, caotico e decaduto, dove il regista incontra impiegati in pensione, manager, operai stranieri e la cuoca dell'ultima trattoria [...]

MOSTRA DI VENEZIA
lunedì 9 settembre 2019
Marzia Gandolfi

Il racconto di una ‘realtà meccanica’ eterogenea, mutevole e complessa. Presentato a Venezia 76 e dal 26 settembre al cinema. Vai all'articolo »

TRAILER
lunedì 2 settembre 2019
 

Regia di Andrea Segre. Fuori Concorso alla 76. Mostra del Cinema di Venezia e da giovedì 26 settembre al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
giovedì 1 agosto 2019
 

La realtà di Marghera, pianeta industriale situato nella laguna veneziana. Vai all'articolo »

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