| Titolo originale | Citizen k |
| Anno | 2019 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Gran Bretagna, USA |
| Durata | 128 minuti |
| Regia di | Alex Gibney |
| Attori | Mikhail Khodorkovsky, Vladimir Putin, Leonid Nevzlin, Boris Berezovsky Igor Malashenko, Anton Drel, Boris Yeltsin, Alexei Navalny, Tatyana Lysova, Maria Logan, Alex Gibney, Vladimir Gusinsky, Larry King, Dmitry Medvedev, Arkady Ostrovsky, Derk Sauer, Igor Sechin, Martin Sixsmith (II), Kseniya Sobchak. |
| Tag | Da vedere 2019 |
| MYmonetro | 3,44 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 8 novembre 2019
La storia di un dissidente che ha provato a sfidare Putin. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Writers Guild Awards, Al Box Office Usa Citizen k ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 55,3 mila dollari e 15,2 mila dollari nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Russia, 1991. Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica nasce la Federazione russa e inizia un Far West capitalista in cui coloro che controllano il mercato si contano sulla punta delle dita: gli Oligarchi, come verranno definiti dai media russi, che per potersi arricchire indisturbati firmeranno un patto di non belligeranza con il presidente Boris Eltsin, ottenendo in cambio la proprietà delle principali aziende di Stato. Uno di loro è Mikhail Khodorkovsky, magnate del petrolio, uomo di grande intelligenza e visione economica, esperto di alte tecnologie e in possesso di un know how di stampo occidentale, ma privo di scrupoli e pronto a "trarre vantaggio da tutto" pur di aumentare il proprio potere economico. Russia, 2000. Con l'aiuto degli Oligarchi sale alla presidenza Vladimir Putin, ex agente del Kgb, abilissimo nel dire agli altri ciò che vogliono sentire. In breve tempo la sua ossessione per il controllo limita le libertà di tutti gli altri e il sogno russo di una democrazia post Unione Sovietica si trasforma nella realtà di una dittatura di fatto. È a questo punto che le strade di Khodorkovsky e Putin si dividono e la posizione critica del primo comincia ad apparire come una minaccia per il secondo, che dapprima isola Khodorkovsky e fa fuori (letteralmente) molti di coloro che lo circondano, poi riesce a farlo incarcerare per truffa ed evasione fiscale. La prigionia in Siberia durerà un decennio, durante il quale Khodorkovsky intraprenderà un percorso di crescita (e di parziale redenzione) che gli farà vedere con occhi diversi la sua spregiudicatezza del passato. Da simbolo del "gangster capitalismo" diventerà simbolo dell'opposizione e araldo delle libertà civili, politiche e di espressione.
Dopo il premio Oscar per il documentario Taxi To The Dark Side, che illustrava il trattamento disumano dei prigionieri a Guantanamo, Alex Gibney affronta un altro tema scottante attraverso una figura carismatica che è una cartina di tornasole della contemporaneità.
Il suo non è un racconto agiografico, poiché tutte le nefandezze passate di Khodorkovsky, compresa l'accusa di aver fatto uccidere un sindaco, vengono ampiamente illustrate. Ma è impossibile non rimanere colpiti dal coraggio personale di un individuo che tiene testa a un dittatore arrivando ad affrontare la prigionia e numerosi scioperi della fame senza mai cedere al nemico. Citizen K è una parabola sulla libertà e la determinazione di un essere umano che "non dà abbastanza valore alla vita per barattarla con la dignità". Dal punto di vista cinematografico la storia è costruita seguendo l'incalzare degli eventi e il turbinio che la Russia ha attraversato negli ultimi trent'anni, 18 dei quali sotto l'egida dell'inamovibile Putin contro cui "nessuno vuole candidarsi perché sanno che è impossibile batterlo".
Gibney ha raccolto quanta più documentazione possibile e molte testimonianze importanti, a cominciare da quella di Mikhail Khodorkovsky. Tuttavia non è riuscito ad ottenere un'intervista con Putin (pur avendola ripetutamente richiesta) né a ricevere l'autorizzazione a riprodurre il celebre scontro televisivo fra il presidente e il suo rivale, che oggi coordina tutta l'opposizione al presidente attraverso l'associazione Open Russia. Fin dai titoli di testa Putin e Khodorkovsky, così come tutti i personaggi in scena, vengono presentati come attori in un film d'azione in stile Tarantino. E di azione ce n'è molta, nel bel documentario di Gibney, illuminante anche per chi non sa nulla su questo periodo della storia russa. Gibney unisce i puntini e collega eventi apparentemente separati, allineando i cadaveri e scoprendo dettagli inquietanti. Ma ciò che resta più memorabile è il sorriso con cui il Cittadino K racconta la sua storia, con grande calma e senza alcun timore, nonostante le minacce di morte che gravano tutt'ora sulla sua testa, così come il candore con cui spiega che ancora oggi ha da parte circa 400 milioni di euro, senza fornire spiegazioni su come abbia potuto sottrarli al nemico.
Negli anni 90 del crollo dell'Urss, grazie all'inedito modello privatistico il patriota Mikhail Khodorkovsky diventa un Paperon de' Paperoni russo, ma nel 2003 finisce in un carcere siberiano perché persona non grata all'homo novus Putin. Ne esce dopo un decennio e rinasce simbolo antigovernativo, paladino di riconosciuta autorità morale. La parabola- incalzante e romanzesca: da uomo comune a oligarca, [...] Vai alla recensione »