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sabato 23 settembre 2017
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l'uomo. la macchina.
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Nolan si propone questo racconto storico per parlare dell'uomo. Di come questo si comporti in situazioni di pericolo e come questi vengono 'disumanizzati', dalla guerra. Senza una storia o una personalitá di sorta che permetta l'empatia per lo spettatore. Oppure un estrema empatia, ma personalmente direi la prima. Il film ha 3 filoni di racconto principale per esprimere il concetto: 1. Una settimana: la paura. La paura che porta qualsiasi personaggio umano ad un disperato attaccamento alla vita, la perdita di qualsiasi concetto di 'uomo macchina' venutosi a creare nei mesi di guerriglia, la perdita dei propri ideali di patriottismo per pensare solo alla conservazione di essa. Pensare all'io, ed è questa la paura dei soldati a fine film.
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Nolan si propone questo racconto storico per parlare dell'uomo. Di come questo si comporti in situazioni di pericolo e come questi vengono 'disumanizzati', dalla guerra. Senza una storia o una personalitá di sorta che permetta l'empatia per lo spettatore. Oppure un estrema empatia, ma personalmente direi la prima. Il film ha 3 filoni di racconto principale per esprimere il concetto: 1. Una settimana: la paura. La paura che porta qualsiasi personaggio umano ad un disperato attaccamento alla vita, la perdita di qualsiasi concetto di 'uomo macchina' venutosi a creare nei mesi di guerriglia, la perdita dei propri ideali di patriottismo per pensare solo alla conservazione di essa. Pensare all'io, ed è questa la paura dei soldati a fine film...del non essere accettati per non avere compiuto il proprio dovere da soldato-automa, ma essersi comportati come uomini, cosa che comunque gli verrá riconosciuta. 2. Un giorno: il coraggio. Parla dell'uomo come conseguenza della guerra. Di come questa compare anche al di fuori di essa. E il personaggio di Murphy rappresenta una morte dello spirito, colpito da paure al contempo razionali e non, dovute ad un estremo shok, che porteranno alla morte un ragazzino che tentava di aiutarlo. La violenza fuori dal campo di battaglia. Il personaggio di Rylance invece rappresenta il superamento di questa fase di non accettazione per passare alla fase successiva. L'incomprensione. Il non sapere piu cosa è giusto e cosa no a seguito di un forte trauma causato dalla morte del figlio, e di coseguenza l'anaffezione che si crea per la vita stessa, come dimostra la reazione molto menefreghista di fronte alla morte del ragazzino e la perenne difesa del soldato. Il suo obiettivo indissolubile, la difesa della patria e i suoi uomini. A prescindere da quello che succede. Uomo macchina secondo me eccessivo, con una punta di patriottismo, che va a cozzare con quanto detto poco fa. 3. Un'ora. La macchina. Il soldato all'interno della macchina stessa. Non ha bocca, solo il respiratore, non ha occhi, ha il mirino, non ha un anima, ha carburante e ferro. L'aereo vola anche senza carburante perche lui, con la sua stessa vita tiene in volo l'aereo perchè la macchina è il soggetto. E appena si ribella a questo cambiamento l'atrocitá della guerra lo sottometterá.
Non è perfetto come film, un film che piú volte nasconde un patriottismo mascherato, omettendo fatti storici, tutti a favore dell'inghilterra, ma che se fossero stati aggiunti avrebbero dato un messaggio molto piú umano e oggettivo della questione.
3 su 5
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stramonio70
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venerdì 22 settembre 2017
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il primo vero passo falso di christopher nolan
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Finora ho amato tutti i film diretti da Christopher Nolan, in particolar modo "The prestige" ed "Inception" che sono tra i miei preferiti. Questo però è il primo che mi ha veramente deluso su tutti i fronti: sceneggiatura quasi inesistente, dialoghi scarni, personaggi senza nessuno spessore, musiche ridondanti, montaggio frammentato tipico del regista ma fuori luogo per un film di questo tipo. Sembra volutamente girato come se fosse un documentario ma questa non è un'attenuante. Mi dispiace ammetterlo ma dopo mezz'ora che lo guardavo ho cominciato seriamente ad annoiarmi ed ho faticato ad arrivare alla fine. Sicuramente è un film che non rivedrò una seconda volta.
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Finora ho amato tutti i film diretti da Christopher Nolan, in particolar modo "The prestige" ed "Inception" che sono tra i miei preferiti. Questo però è il primo che mi ha veramente deluso su tutti i fronti: sceneggiatura quasi inesistente, dialoghi scarni, personaggi senza nessuno spessore, musiche ridondanti, montaggio frammentato tipico del regista ma fuori luogo per un film di questo tipo. Sembra volutamente girato come se fosse un documentario ma questa non è un'attenuante. Mi dispiace ammetterlo ma dopo mezz'ora che lo guardavo ho cominciato seriamente ad annoiarmi ed ho faticato ad arrivare alla fine. Sicuramente è un film che non rivedrò una seconda volta. Ovviamente non è un completo disastro: si salvano le bellissime riprese sulla spiaggia e quelle aeree ma con il budget e le cineprese a disposizione questo era il minimo che si potesse fare. Per concludere credo che Dunkirk non meriti assolutamente di entrare nella lista dei migliori film di guerra. Volete un elenco di film bellici superiori a questo? Eccovelo: Orizzonti di gloria, Il giorno più lungo, Quell'ultimo ponte, Apocalypse now, Platoon, Full metal Jacket, Vittime di guerra, Il pianista, Schindler's list, Salvate il soldato Ryan... basta mi fermo qui perché voglio non infierire oltre.
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[+] un altro incompetente
(di gio_29)
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yanquiuxo
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venerdì 22 settembre 2017
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fanboy di nolan, calmatevi
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Dunkirk è un film che ha diversi pregi. Mi sento di considerare il primo di questi l'assenza del nemico su schermo, scelta azzeccatissima che enfatizza molto la tensione e rimane la cosa che mi ha colpito di più in tutto il film. L'introduzione può passare tranquillamente come una delle sequenze cinematografiche più belle girate da Nolan, forse proprio la migliore che è riuscito a mettere in piedi; ti cala nell'atmosfera del film che è lì che aspetta di accoglierti precisissima e studiata a tavolino (la lunga scia di case che delimitano la spiaggia, non si vedrà più fin quasi alla fine, creando un senso di claustrofobia non facile da far percepire girando in un luogo così grande).
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Dunkirk è un film che ha diversi pregi. Mi sento di considerare il primo di questi l'assenza del nemico su schermo, scelta azzeccatissima che enfatizza molto la tensione e rimane la cosa che mi ha colpito di più in tutto il film. L'introduzione può passare tranquillamente come una delle sequenze cinematografiche più belle girate da Nolan, forse proprio la migliore che è riuscito a mettere in piedi; ti cala nell'atmosfera del film che è lì che aspetta di accoglierti precisissima e studiata a tavolino (la lunga scia di case che delimitano la spiaggia, non si vedrà più fin quasi alla fine, creando un senso di claustrofobia non facile da far percepire girando in un luogo così grande).
Fin qui tutto bene, anche nella presentazione dei personaggi che sembrano lì lì per essere approfonditi e descritti, ma questo purtroppo non accade mai. L'esperimento di Nolan di creare un war movie basato solo sull'azione e la tensione che il comparto tecnico può fornire, lo porta fuori strada nella sceneggiatura, presentando una narrazione frammentata che sembra voler creare un senso di confusione voluto proprio per calare lo spettatore nel caos delle vicende, ma che verso la metà inizia a confondere un po troppo e risulta poco azzeccato visto l'approfondimento dei personaggi praticamente assente. Si passa da una situazione all'altra in cui l'interesse è sempre minore. Nolan da quasi per scontato che tutti gli spettatori siano disposti ad affezionarsi all'idea di veder salvare dei presunti protagonisti verso i quali purtroppo non c'è empatia. Difatti, la scelta dell'anonimato tra i soldati è un'altra delle ricerche stilistiche di Nolan, il quale però sceglie di non rischiare troppo e di prendere la via di mezzo: troppi dialoghi avrebbero forse guastato la tensione puramente tecnica che il regista voleva rendere? Bene, allora perché non eliminarli del tutto? Sarebbe stata una scelta azzardata, discutibile per molti, ma avrebbe forse funzionato meglio che scrivere una manciata di battute poco ispirate per riempire quello che altrimenti sarebbe stato un ''vuoto''. Vuoto tra virgolette perché il silenzio nei war movie è fondamentale quanto il rumore e un perfetto equilibrio di azione, pura mimica facciale e dialoghi minimali scritti a favore del terrore nel cuore degli uomini, sarebbero stati un espediente narrativo originale e interessante, nonché efficace sia nel costruire altra tensione, sia nel definire con il minimo indispensabile le personalità dei soldati. Qui invece si ha l'impressione che il lavoro sui dialoghi sia stato lasciato a metà per paura di fare il passo più lungo della gamba. Sappiamo che ci sono dei protagonisti per ognuna delle tre sequenze, o almeno così ci sembra perché Nolan ci da abbastanza per pensarlo, ma non abbastanza per esserne convinti e quindi aver paura insieme a loro. Parliamoci chiaro: non stiamo parlando di un videogioco di guerra in cui l'azione è vista in prima persona e i personaggi di sfondo possono liberamente essere lasciati nell'anonimato. Qui si parla di cinema e un esercizio di pura tecnica senza un minimo di contesto e di contenuto non rende il film buono, sopratutto se si vuole adottare un determinato stile narrativo: o lo si fa o non lo si fa. Nolan è al centro dei due poli perché sa bene di star girando un film destinato a un pubblico di massa. Si ferma quindi a metà strada tra il cinema d'autore e il l'intrattenimento da Blockbuster, cosa che purtroppo lo sta limitando e ciò si vede già da Interstellar e in piccolissime scintille anche in Inception. Spendo un altro paio di parole sulla colonna sonora, a volte fondamentale altre volte superflua dato che accompagna quasi tutta la pellicola.
Ma la cosa che veramente mi provoca un fastidio incredibile, sono le persone attaccate alla figura del Nolan regista, che vogliono farlo passare come uno dei più grandi autori di sempre e che non sbaglia mai un colpo. Non mi riferisco a commenti o recensioni lette su questo sito, quanto più a opinioni trovate nel web: molti di questi sono volgari, si esprimono con argomentazioni nulle e pretendono anche di aver ragione. Ragazzi, calmatevi, nessuno dice che Nolan sia un buono a nulla, semplicemente è un regista criticabilissimo (come tutti gli altri, ognuno hai i suoi punti deboli) e il semplice fatto di voler essere a tutti i costi perfettamente in linea con la sua visione, non vi da il diritto di sputare sulle opinioni altrui considerandole un'accozzaglia di stupidaggini che mirano a buttare giù un Dio intoccabile. A voi ha emozionato il finale estremamente patriottico o l'atterraggio di un Tom Hardy poco presente e privo di valori se non un forzato eroismo? Bene. A me come a molti altri tutto ciò ha infastidito e lasciato con uno sbadiglio e un ricordo sbiadito di un film che aveva le potenzialità di essere un'opera magnifica ma alla quale è mancato coraggio. Stateci, gente.
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(di molla666)
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cammello
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lunedì 18 settembre 2017
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l'inganno di dunkirk
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Dunkirk è un film ingannevole. Nasconde infatti molto bene, grazie alla sua bellezza stilistica fatta di immagini ben costruite e - soprattutto - di musica avvolgente, le sue forti debolezze di sceneggiatura.
Le tre linee temporali - settimana giorno ora - che si intersecano durante lo svolgimento della storia richiedono un lavoro di fino che non riesce del tutto, risultando a volte fumoso.
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Dunkirk è un film ingannevole. Nasconde infatti molto bene, grazie alla sua bellezza stilistica fatta di immagini ben costruite e - soprattutto - di musica avvolgente, le sue forti debolezze di sceneggiatura.
Le tre linee temporali - settimana giorno ora - che si intersecano durante lo svolgimento della storia richiedono un lavoro di fino che non riesce del tutto, risultando a volte fumoso. Ad esempio quando, nella microstoria “giorno”, i tre protagonisti sembrano mettere in atto una “fuga di volontariato” per andare in prima persona in soccorso dei soldati, prima che la marina gli requisisca l’imbarcazione. Il viaggio dei tre personaggi risulta inoltre solitario. A fine film invece, i civili a bordo delle proprie bagnarole sono addirittura centinaia. Queste due immagini sono in contrasto e riducono la credibilità della sceneggiatura.
Nolan conferma la sua bravura dietro alla macchina da presa, senza però dare una ragione valida per dire qualcosa di più sulla sua prova. Niente di “speciale”, “inarrivabile” o “magico”.
Nel complesso il film è molto scorrevole e molto curato nei costumi, che permettono allo spettatore di calarsi nel contesto storico in cui è ambientata la pellicola donando un imprecisato sentimento di nostalgia.
L’emozione che più risulta dalla visione del film è comunque la tensione, alimentata con costanza dalle musiche di Hans Zimmer e da un ticchettio sempre più invadente. In generale Dunkirk è però quasi sterile, non in grado di regalare abbastanza empatia con i personaggi da permettere di condividerne forti emozioni.
Nel corso degli anni Christopher Nolan ha abituato il pubblico a film bellissimi, di massa. Ma dopo Inception - anche Interstellar per quanto strepitoso era in alcuni punti poco credibile - non è riuscito a fare quello stesso passo in più, se non uno ulteriore, verso la realizzazione di un masterpiece.
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writer58
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lunedì 18 settembre 2017
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la guerra degli elementi
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Come in una tesi di Eraclito, il film di Nolan è basato sugli elementi essenziali che compongono l'universo: terra, aria, acqua, fuoco. A terra, sulle spiagge di Dunkerque, vi sono 400.000 soldati inglesi in attesa di tornare a casa, dopo la disfatta degli eserciti alleati davanti alla travolgente avanzata tedesca nel giugno del 1940. In aria, si svolge una battaglia tra gli Spitfire e i bombardieri tedeschi intorno alle forze navali che dovranno riportare in patria l'esercito inglese. L'acqua è l'elemento che divide le coste della Normandia dalle scogliere di Dover, quell'Inghilterra che si riesce quasi a scorgere dal molo di Dunkerque, un braccio di mare che sarà attraversato più da piccole imbarcazioni civili che da unità della marina militare.
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Come in una tesi di Eraclito, il film di Nolan è basato sugli elementi essenziali che compongono l'universo: terra, aria, acqua, fuoco. A terra, sulle spiagge di Dunkerque, vi sono 400.000 soldati inglesi in attesa di tornare a casa, dopo la disfatta degli eserciti alleati davanti alla travolgente avanzata tedesca nel giugno del 1940. In aria, si svolge una battaglia tra gli Spitfire e i bombardieri tedeschi intorno alle forze navali che dovranno riportare in patria l'esercito inglese. L'acqua è l'elemento che divide le coste della Normandia dalle scogliere di Dover, quell'Inghilterra che si riesce quasi a scorgere dal molo di Dunkerque, un braccio di mare che sarà attraversato più da piccole imbarcazioni civili che da unità della marina militare. Il fuoco è devastante e continuo: sulla superficie del mare, sulla spiaggia dove i soldati sono concentrati in lunghe file ordinate, un bersaglio perfetto per le incursioni dell'artiglieria e dei sommergibili nazisti, in cielo dove gli aerei colpiti si avvitano in traiettorie discendenti.
Sembra quasi che gli elementi abbiano deciso di combattere tra di loro, di condurre una guerra per la supremazia, con il risultato di spargere rovina e distruzione a piene mani, di mietere migliaia di morti, decine di migliaia di feriti, di istillare terrore nelle menti di centinaia di migliaia di giovani soldati, impegnati in una durissima lotta per la sopravvivenza.
Il film di Nolan è ambientato in uno scenario di guerra, ma non è propriamente un film di guerra: è un esercizio che tratta della vita e della morte in condizioni estreme, che vede soldati aggrappati sul bordo di navi rovesciate su un fianco, corpi dilaniati dalle bombe dei caccia, moli divelti da una pioggia di proiettili e ricostruiti in modo precario, tratti di mare trasformati in roghi dove bruciano decine di giovani.
Nolan costruisce un affresco grandioso ed emozionante, che assume a volte l'intensità emotiva di un thriller, condensando il tempo mediante una lettura sincronica degli eventi. La battaglia in terra, per mare, per aria viene proposta senza soluzione di continuità, con accostamenti fulminei (come nella sequenza del pilota e dei soldati che lottano per sfuggire all’annegamento dentro un aereo che affonda e una nave che minaccia di inabissarsi). La prospettiva nel film è ampia, dilatata (le scene sulla spiaggia, le battaglie aeree), a volte coreografica (lunghissime file di soldati con le uniformi scure sulla spiaggia bianca) poi improvvisamente si restringe, inquadra volti, corpi dilaniati, movimenti frenetici di chi cerca di salvarsi dai colpi che esplodono incessanti.
Il nemico è invisibile, si vedono solo i suoi strumenti di morte. L’aria è satura di rumore, di urla, di esplosioni, il tempo assomiglia a un conteggio alla rovescia prossimo allo zero, dove lo zero indica il momento della morte.
Non mancano in Dunkirk scene emozionanti e commoventi: l’arrivo di decine, centinaia di imbarcazioni civili accolte dal tripudio dei soldati bersagliati da giorni dal fuoco nemico; l’accoglienza trionfale in patria dei sopravvissuti come se fossero reduci da una grande vittoria e non da una disfatta; il sacrificio dei piloti impegnati nel difendere le proprie navi; la determinazione di Mr. Dawson (interpretato da un eccellente Mark Rylance) nel partire con la sua barca verso le coste francesi e nel recuperare decine e decine di soldati dispersi in mare.
La proposta di Nolan mi è parsa avvincente, colma di momenti cinematograficamente “alti”. Un film dal ritmo eccezionale, che non indulge in dettagli splatter e che calamita l’attenzione dello spettatore nella concatenazione rapida degli eventi.
Un ottimo film, una delle proposte migliori di questo 2017.
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no_data
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lunedì 18 settembre 2017
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tecnicamente bello ma evanescente
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Il film ti tiene incollato allo schermo per due ore, ma una volta finito evapora, non resta niente e si dimentica nel giro di 10 minuti
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(di alberto58)
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johnny123
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lunedì 18 settembre 2017
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sopravvalutato
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Molto sopravvalutato. Se uno si aspetta un “Salvate il soldato Ryan” stia a casa. Molto riflessivo, mancano scene di guerra, di sangue. Il nemico non si vede mai, i dialoghi sono pochi e lenti, c’è un’angoscia diffusa ma mai tensione vera. Voto 5
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stefano73
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lunedì 18 settembre 2017
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alta tensione senza immagini sanguinarie
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Si tratta di un film con poche parole ma tante immagini e suono che tengono in temsione il pubblico per tutta la durata. La guerra viene combattuta sulla spiagga, in mare e sui cieli senza sosta! Il bello é che viene rappresentata la guerra senza mostrare scene di sangue e "sbudellamenti"....senza parolacce o cattiverie in genere. Un film che secondo me potrebbe vedere anche un adolescente per essere immerso nel tema della guerra. Il memico tedesco non lo si vede mai di persona ma lo percepisce. Bella anche la rappresentazione della soliderietá inglese che torna a riprendersi i suoi figli (tutti giovanissimi) e salvarli da morte sicura.
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domenicomaria
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domenica 17 settembre 2017
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per marzia
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Ricordo la piccata e anche stimolante replica a quanto scrissi su "Carnage"; e forse, come è naturale che sia, in più occasioni i miei punti di vista saranno stati giustamente discutibili, nel senso lessicale e più corretto del termine.In un sito pubblico come questo, indubbiamente lo dò per naturale e conseguenziale. Ma in questo caso veramente, mi passi, cara Marzia, il gioco di parole, sta davvero montando un caso. Abbiamo una pellicola con uno share obbiettivamente molto alto, i numeri son numeri e le medie son medie, eppure un manipolo di persone davanti alle 4 o 5 stelle(e anche alle 3), sembra si sia dato la missione di, non potendo affossare tale risultato, quantomeno evidenziare quasi omnipresenti contestazioni, peraltro quasi mai motivate a parole.
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Ricordo la piccata e anche stimolante replica a quanto scrissi su "Carnage"; e forse, come è naturale che sia, in più occasioni i miei punti di vista saranno stati giustamente discutibili, nel senso lessicale e più corretto del termine.In un sito pubblico come questo, indubbiamente lo dò per naturale e conseguenziale. Ma in questo caso veramente, mi passi, cara Marzia, il gioco di parole, sta davvero montando un caso. Abbiamo una pellicola con uno share obbiettivamente molto alto, i numeri son numeri e le medie son medie, eppure un manipolo di persone davanti alle 4 o 5 stelle(e anche alle 3), sembra si sia dato la missione di, non potendo affossare tale risultato, quantomeno evidenziare quasi omnipresenti contestazioni, peraltro quasi mai motivate a parole. Tanto basta un click:leggo, 1 minuto, mi faccio una idea è giù col click/bazooka,la media resta sempre altissima, ma io, noi manipolo di contestatori dal timer al minutosecondo, non molliamo; continuate a mettere 4/5 stelle; vedrete le colonnine rosse crescere vorticosamente. Lei ha osato assegnare 5 stelle per questo bellissimo film; servono ulteriori commenti? Vede lei stessa cosa succede a chi sa apprezzare una cosa nuova, in una prospettiva nuova, forse radicale, spiazzante. Siamo fuori dal coro? Io me ne frego, ma questo profluvio di colonnine rosse per me e tanti altri appassionati, mettono mestizia:di fondo mi sento come i piloti degli Spitfire.poco più di 600 azzerarono il quadruplo di aerei tedeschi. A Dunquerque hanno addrizzato l'onore(perdoni il termine paleolitico!)di una nazione. Pochi mesi dopo la hanno salvata dall'Invasione. E, peggio del peggio, sono, in senso ironico ovviamente, un seminatore di discordia, poichè porterò molte classi a vedere questo film, che ritengo basilare per cominciare a ricostruire bene la storia, e farla amare. Forse, come Interstellar e Inception questi sono film per pochi. Ma la mia missione è semplificare il complesso: e dicono che lo so fare.C'è posto nel multicolore scenario del cinema per pellicole di questo genere? Secondo me ci deve essere. Coraggio a tutti noi, cerchiamo di uscire dalla gabbia del quotidiano o dell'incredibile.Ingrassare e arricchire un riconosciutissimo artista del panorama mondiale? Mi sta benissimo, da Dio,se ogni volta che esce una sua pellicola, c'è il marchio dell'arte e della profonda meditazione. Quanto di più antitetico della caccia alla facile cassetta e alle moltitudini accannate e plaudenti. Veda lei cosa fare di questo scritto, se lasciarne un seguito, pubblico o privato(conosce la mia Email).Comunque, sempre,grazie.
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sil_irace
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domenica 17 settembre 2017
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dove non osa la luftwaffe (e nemmeno nolan)
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Non comincia male Dunkirk, ma del resto non evolve bene, non si sviluppa, andando ad impattare verso la precisa scelta di stravolgere i ritmi narrativi, di non approfondire mai troppo i protagonisti, dando importanza ad una storia priva di appigli, se non quelli automatici della paura e del tempo che scorre. Non è un problema di cambi di ritmo, o di flashback che arrivano troppo tardi per essere capiti dagli spettatori. E’ l‘intera opera che rimane priva di quel filo rosso che invece dovrebbe essere obbligo e delizia di ogni film di guerra: il nemico. Il nemico che vediamo sempre da lontano, se non alla fine, in una delle ultime scene (quella che peraltro ho gustato di più). Rimane il perso per strada, i colpi inceppati, in quella che, almeno a vedere dai trailer, sarebbe potuta essere una vera e propria macchina da guerra filmica.
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Non comincia male Dunkirk, ma del resto non evolve bene, non si sviluppa, andando ad impattare verso la precisa scelta di stravolgere i ritmi narrativi, di non approfondire mai troppo i protagonisti, dando importanza ad una storia priva di appigli, se non quelli automatici della paura e del tempo che scorre. Non è un problema di cambi di ritmo, o di flashback che arrivano troppo tardi per essere capiti dagli spettatori. E’ l‘intera opera che rimane priva di quel filo rosso che invece dovrebbe essere obbligo e delizia di ogni film di guerra: il nemico. Il nemico che vediamo sempre da lontano, se non alla fine, in una delle ultime scene (quella che peraltro ho gustato di più). Rimane il perso per strada, i colpi inceppati, in quella che, almeno a vedere dai trailer, sarebbe potuta essere una vera e propria macchina da guerra filmica. Ecco allora che tutto si rivela come l’ennesimo film di Nolan, quel Nolan che ha fatto dell’introspezione suo vanto e merito, ma che è processo troppo sottile in un film d'azione vero e proprio. Di certo da riguardare, ma senza troppe aspettative.
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