Le confessioni

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Un film di Roberto And˛. Con Toni Servillo, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-JosÚe Croze, Moritz Bleibtreu.
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Drammatico, durata 100 min. - Italia, Francia 2016. - 01 Distribution uscita giovedý 21 aprile 2016. MYMONETRO Le confessioni * * 1/2 - - valutazione media: 2,96 su 52 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Economia, un volto del Male... Valutazione 3 stelle su cinque

di Maramaldo


Feedback: 8924 | altri commenti e recensioni di Maramaldo
lunedý 25 aprile 2016

...economisti ( i vari tipi di direttorio sovranazionale, alta e bassa finanza, banchieri di ogni pezzatura...) tutti creature malefiche: per loro altro che confessore, l'esorcista ci vuole. Su questa solida pregiudiziale e con tempismo perfetto, Andò ha montato una storia, non tanto di fantasia, con riferimenti  e caratterizzazioni di immediata riconoscibilità. Non occorre dirlo, poteva venirne fuori un sermone tetro e angoscioso se non ci fosse stato il talento espressivo di Toni Servillo. Il regista gli ha cucito l'abito addosso e lui ha fatto il monaco, in grande, dando da solo spessore e significato all'intera vicenda in un film che scorre svelto e intrigante, a tratti persino divertente. Con misura e semplicità: poche parole (la sua specialità), pause pregnanti, un virtuoso del silenzio. Gli si è fatto fare anche opera di cultura: riscopriamo, infatti, una figura poco nota, un cimelio del medio evo, il cistercense. Religioso che qui disorienta gli antagonisti col non fare capo  ad una organizzazione; operatore del sacro che affronta i servi del maligno ( i perfidi banksters di alto bordo) munito della sola fede.
Padre Salus potrebbe sembrarre il protagonista. Non lo è. Soggetto della parabola è il grand commis del governo del mondo, Daniel Roché. E' lui che ha l'idea, sente l'urgenza, di parlare con un confessore: un professionista che non trema nel guardare gli abissi dell'anima e ad un tempo è autorizzato a dare un colpo di spugna alla colpa.
L'Autore ha tante cose da dire e tenta di dirle tutte. Contagiato dall'umiltà, mi limito invece ad una escursione nella psicologia del personaggio centrale. Nessuna simpatia ammanta questa figura, sgradevole anche visivamente. In bara, un feticcio ingombrante. Nessuno lo rimpiange, figurarsi quanto lo amassero in vita. Un infelice, insomma, che , nonostante il grande potere e la superiore intelligenza, teme di sbagliare qualcosa che potrebbe rivelarsi un crimine del quale emendarsi se non giustificarsi: il non avere pietà dei suoi simili.. Deve sacrificarne a causa di un astruso calcolo, parto del suo genio, che contiene la funzione relativa alla sofferenza dell'umanità mancando  la quale non si arriva ad un risultato ottimale. Non intende rinnegare, però, la creazione della sua mente. Tipico peccato di superbia dell'intelletto, luciferino, del quale - chissà perchè - nessuno si pente. Lo sa lo scaltro scrutatore di coscienze, che gli somiglia ma che ha saputo svincolarsi in tempo dalle spire della logica. E così lo manda tranquillamente al diavolo, senza pensarci due volte. Non che non gli faccia pena, la misercordia fa parte del suo kit spirituale. Ne condivide alcune intuizioni. Roché si lamenta, lui, dell'impotenza e del fallimento, sentimenti che, cozzando con la superbia, creano il dramma e portano alla disperazione. Non influiamo su nulla. Ci preoccupiamo del futuro pur non avendo chiaro cos'è il tempo; pretendiamo di intervenire nella vita dei popoli senza essere padroni della nostra.
Le Confessioni  terminano con Salus che si allontana dall'albergo maledetto, leggero, seguito dalla "belva", ora rabbonita ed ubbidiente (il nostro istinto assassino che non si domina ma che si può addomesticare). Frate bianco e cane nero vengono man mano rimpiccioliti dall'obiettivo quasi a significare  l'occhio della coscienza che sminuisce sempre di più il segno fino ad otturarsi del tutto.
Abbiamo un apologo. Metafisico? Non del tutto. Manca un finale edificante. Non c'è neppure un intento moralistico. Andò non se li permette, con onestà (quella che non sempre gli procura buona stampa). E, poi, sul vero mistery, il Male, non indaga. In compenso, ci chiarisce le idee su alcuni suoi rappresentanti più in vista. Se può servire, grazie.

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