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Solo il femminismo offre ormai una prospettiva accettabile sull'avvenire. Preferibile virtuoso e consapevole come quello di Thea Sharrock, la stoffa di Sofia Coppola. Sincero ed onesto e qui il discorso si complica. Si accoppano oggi più femmine di quando imperversavano gallismo, patriarcaggine, delitto d'onore, ecc. Chi va a dirlo in TV? Non manca tanto il coraggio - e ce ne vuole - di cercare una spiegazione nell'attualità invece di trastullarsi con i detriti del passato ma di rendere giustizia alle donne che non sia la lagna sui maltrattamenti. La Sharrock ci prova e in parte ci riesce e convince. La sua non è una "storia vera". Chiarito da una nostra preziosa Francesca. Tuttavia, che vi circoli gente di "colore" è funzionale alla lezione che si vuole impartire. C'è rispetto, forse l'affettuoso riguardo per gli emarginati di oggi non di ieri. "Dea ex machina" è l'indianetta poliziotta, risolve il caso con un semplica espediente, un'astuzia elementare.
Il film non è piaciuto in patria. Un grosso critico, che compare su un organo severo con le derive reazionarie a casa d'altri, pur riconoscendo la bravura dei teatranti, lo demolisce, stizzito per il quadro che ne esce di quella società. Ma Thea aveva già colpito nel segno. Uscito il film, le due attrici principali, Olivia Colman (Edith) e Jessie Buckley (Rose) sono coinvolte in un'intervista congiunta. Artiste realizzate, personalità sicure di sè e dell'ascendente che esercitano, si lamentano della "condizione femminile": le donne non vengono riconosciute, valutate, apprezzate per quello che sono, per quello che danno; indotte, costrette pertanto, ad appartarsi tra di loro, ad aggregarsi in solidarietà fittizie, ad entrare in intimità che si rivelanpo sterili e insoddisfacenti. Le due così concludono: never repress a woman because it will come out.
Perfidie. Ad un cero punto il film ha un sussulto inatteso. Temo di aver fatto da spettatore la stessa faccia di Timothy Spall (Edward Swan). Nel salire dopo l'arresto sul cellulare la grafomane scostumata scoppia in un'agghiacciante risata. Edith impazzisce. Ora, la follia non appartiene alla donna che, diversamente dell'uomo che presenta oscillazioni tipo da genio ad imbecille, mentalmente appare "normotipa" ciò che in natura significa perfezione (si può dire, vero?). Manifestazioni scomposte, distruttive, già solo le strane, gli antichi le attribuivano al "dio" che invasava. Pur con i pregiudizi riduttivi sentivano il mistero della potenza femminile. Ora, se qualcosa ha fatto ammattire Edith, causato il suo comportameto deviato, deve essere un fattore che le è estraneo. Nel film, chiaramente, la cultura del tempo.
In che consiste il suo misfatto? Nel diramare volgarità che ha solo sentito dire. Si dovrebbe aprire una riflessione che per rispetto di Umberto Eco non oso intitolare Fenomenologia del turpiloquio. Le parole, nel vuoto del pensiero, sono importanti. Da tempo vige quella che ho definito pruderie lessicale.
Facezie datate, del tempo in cui si diceva "scherzo da prete" hanno fatto vittime illustri.
Alla fine, senza dare importanza drammatica, povere sconcezze in fondo puerili vengono vergate con gli svolazzi di un corsivo elegante. E' la bella scrittura, la calligrafia che in Oriente è una forma d'arte. Da noi pressochè scomparsa disattivando una parte del cervello che, si spera, una qualche evoluzione indirizzerà verso altri compiti. Forse la stessa evoluzione che liquiderà la cultura di stampo maschilista. Per il momento si procede ad un ridimensionamento, se non ad una soppressione del maschio, mostrandone limiti, balordaggine, crudeltà (il film dà il suo contributo).
PS. Confesso, ho visto il film perchè c'era Timothy Spall. Quell'espressione ottusa... mi mette di buon umore, mi aggiusta la giornata. Forse perchè consola, si permette uno sberleffo su un'umanità che, prescindendo dai generi, incombe su tutti noi. Non scomodatevi ad andare a cercarla. Verrà "lei" a trovarvi.
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bibob
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sabato 14 marzo 2026
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spero di no
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la "prospettiva sull''avvenire" la offre un film siffatto? spero di no. divertente, brioso, non eccessivamente originale, direi, comunque spero vivamente di no. il centomillesimo film politically correct nel quale, tanto per cambiare, tutti gli uomini sono idioti e se uno non lo è deve dev''essere di colore, nel quale, tanto per cambiare, tutti i poliziotti sono dementi e se uno non lo è dev''essere donna, nel quale, tanto per cambiare, se una donna commette un reato... la colpa in fondo però dev''essere di un uomo, scherziamo. mi domando che succederebbe se qualcuno facesse un film a parti invertite, probabilmente la rivoluzione. non è una storia vera? mi era venuto il sospetto. se ancora non vi stancate di film così.
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la "prospettiva sull''avvenire" la offre un film siffatto? spero di no. divertente, brioso, non eccessivamente originale, direi, comunque spero vivamente di no. il centomillesimo film politically correct nel quale, tanto per cambiare, tutti gli uomini sono idioti e se uno non lo è deve dev''essere di colore, nel quale, tanto per cambiare, tutti i poliziotti sono dementi e se uno non lo è dev''essere donna, nel quale, tanto per cambiare, se una donna commette un reato... la colpa in fondo però dev''essere di un uomo, scherziamo. mi domando che succederebbe se qualcuno facesse un film a parti invertite, probabilmente la rivoluzione. non è una storia vera? mi era venuto il sospetto. se ancora non vi stancate di film così... "Si accoppano oggi più femmine di quando imperversavano gallismo, patriarcaggine, delitto d''onore, ecc. Chi va a dirlo in TV?": significherebbe ammettere che il patriarcato è il nemico immaginario, dai...
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