|
Epigoni ce ne sono, anche oggi qualcuno canta. Guardatevene, si tratta sempre di Wagner, prima o poi la Gotterdammerung. Problematico il richiamo storico o culturale. Ci sarebbe la Vergine di Norimberga, non è un'immagine sacra. Un falso, un'impostura, una turlupinatura.
Il film, diranno alcuni. Un'esagerazione indebita per la rivisitazione di Vanderbilt che ha pregi di confezione e tratti di onestà e coraggio.
Incombe, ingombra la monumentalità sorniona di Russell Crowe, siategli grati, si prende carico di forzature, mistificazioni e sprazzi di scorrettezza. Nel film mostra, espone la sporgenza di un adipe che non corrisponde alle foto scattate dal caporale Ray D'Addario, un ragazzo nostro oriundo. Alla sbarra c'era una persona seria, in divisa disadorna, alla Mao, uno che poco prima vestiva più pomposo del portiere di albergo di lusso di una volta.
Il film. Le bugie, smaccate, puerili: non ne sapevo nulla; per me i lager erano campi di lavoro. Inquietanti, se tradotte in gergo odierno, talune asserzioni: anche noi siamo stati votati, il popolo ci ha scelto; volevamo la Germania great again; tentammo di sbarazzaeci degli Ebrei che lasciavano a noi i lavori umili e malpagati e da bottegai passavano a banchieri. Fatuo, Hermann, trovò disdicevole per un Asso dell'Aviazione gocciolare dondolando da una forca. Il film documenta solo per il becero Streicher.
Occhi sporgenti da batrace, Rami Malek movimente e, falsificando, vivacizza. Il suo personaggio serve per una perfidia: psichiatra e ad un tempo illusionista dilettante. Strizzarono davvero il cervello ai delinquenti. Un vezzo dell'esercito americano, misurare il Q.I., il quoziente d'intelligenza. Ottenne il punteggio più alto Schacht, l'economista che tolse i tedeschi dalle pezze al sedere. Il più basso, al di sotto della media, lo beccò Hermann. Il gradasso cretino, tuttavia, fece fessi i guardiani. Altro film adombra nell'abracadabra del cianuro la solidarietà di un militare americano.
Verso la fine simbolismi tetri. Vanderbilt avrebbe intrattenuto meglio lo spettatore se si fosse soffermato di più nella narrazione di fatti realmente accaduti. Ad es. a von Ribbentrop, ex commerciante di vini. Palato fine, disdegnò il vitto del carcere, si ridusse pelle e ossa. Con dentro la sua testa il cappio non si mosse e lui continuò a respirare. Rapido il giustiziere corse sotto la botola e avvigghiandosi con la sua più pasciuta stazza lo lo strattonò staccandogli secco l'osso del collo. Da horror ma non l'avreste dimenticato. Si trattava anche in questo caso di rendere giustizia, alla professionalità del sergente maggiore John C. Woods, un curriculum di tutto rispetto, trecento e passa impiccamenti.
Siete, invece, costretti ad impegolarvi in questioni di lana caprina, stabilire se ci fu o non ci fu un vulnus al diritto internazionale che da che mondo è mondo non ha mai avuto tanta importanza, nel dubbio rileggete la Bibbia o Omero. Prevalse, in verità, una preoccupazione che si condivide. Questi, i criminali sadici, se non si sopprimono, tra poco torneranno al potere. A dir vero, sempre menzionato nel film, a Mosca e a Washington insistettero per uina indifferenziata messa al muro dei gaglioffi perdenti. Giudiziosi, avrebbero evitato un dispendio pazzesco a carico del contribuente, americano. Non vu fu soltanto la ricostruzione di ambienti sbriciolati dagli assidui bombardamenti, per quasi un anno furono ospitati gratis in un castello trecento giornalisti. Ammessi alcuni tedeschi. Assistettero seduti vicino Willy Brandt futuro cancelliere e Markus Wolf futuro boss della Stasi, divennero amici.
La lezione? Non saprei proprio adesso che c'è un revival della frenesia bellicistica. Non vorrei avesse ragione Hegel che sentenziava: la Storia insegna che non insegna niente a nessuno.
Tenete pure presente che, a voler "norimbergare", oggi ci si copre di ridicolo.
[+] lascia un commento a maramaldo »
[ - ] lascia un commento a maramaldo »
|