| Anno | 2016 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Corea del sud |
| Durata | 60 minuti |
| Regia di | Eung-bok Lee |
| Attori | Gong Yoo, Go-eun Kim, Dong-Wook Lee, Sung-Jae Yook, In-Na Yoo Lee El, Min-jae Kim, So-hyun Kim, Jo Sin-je. |
| Tag | Da vedere 2016 |
| MYmonetro | 3,43 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 25 settembre 2019
La serie, triste e buffa, è permeata dalla convinzione che le vite passate determino quelle future e da un determinismo intransigente ma magnanimo.
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CONSIGLIATO SÌ
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Kim Shin, un generale durante il regno di Goryeo, viene tradito e assassinato dal suo re. Resuscita in forma di dokkaebi (goblin), una divinità condannata a vivere tra gli umani, ad affezionarsi a loro e testimoniarne la mortalità finché verrà concesso anche a lui di morire. Novecento anni dopo è una creatura solitaria e infelice che in un momento di magnanimità salva la vita a una donna incinta: la bambina destinata a non nascere diventerà l'unica in grado di dargli la morte. Tuttavia, il rapporto con Ji Eun-tak, studentessa ventenne tormentata da una sorte ostile, è per il dio l'inizio e non la fine di un'esistenza nella quale sono contemplati per la prima volta l'amore e l'amicizia, una vita finalmente desiderabile ma contrastata dall'ineluttabilità del destino.
Nel 2016 Kim Eun-sook, l'autrice televisiva più ispirata e prolifica (suoi anche Heirs, Mr Sunshine, Descendants of the Sun, Secret Garden, City Hall, A Gentleman's Dignity...) della Corea del Sud realizzava la sua opera più compiuta, il fantasy Goblin (Guardian: The Lonely and Great God).
È una delle produzioni seriali migliori degli ultimi dieci anni, la più riuscita a livello formale e di contenuti tra quelle parti della folgorante corrente artistica coreana (la hallyu) esplosa alla fine dello scorso millennio. È una piccola storia d'amore iscritta in un grandioso schema divino, la cronaca di una variabile che trasforma la maledizione di un uomo arrogante in redenzione.
Kim Shin è un condottiero che ha mietuto vittorie in guerra tanto da essere esaltato dalle folle come una divinità e rendersi fatalmente inviso il suo giovane re. La spada impregnata del sangue dei nemici uccisi e impiantata nel suo petto gli rammenta perpetuamente che Dio ha deciso di ridargli la vita per ricompensarlo di una morte ingiusta, ma anche di punirlo per il suo egoismo. Novecento anni dopo (il 9, il numero a ridosso della decina, che rappresenta la completezza, simboleggia un momento di passaggio, di mutazione e di precarietà) Eun-tak, 19 anni dopo l'incontro del Goblin con la madre, si imbatte in Kim Shin, destinata a ucciderlo o morire.
Quasi mille anni di immortalità hanno trasformato il Generale in una divinità infantile, capricciosa, collerica, logorata dalla solitudine e dai rimorsi. Goblin riecheggia della prostrazione e della malinconia del suo protagonista, stemperate da un registro occasionalmente ilare in equilibrio tra tragedia e commedia.
I momenti comici sono condensati nelle baruffe tra Kim Shin e il suo coinquilino, il Cupo Mietitore: insieme formano un duo comico ineffabile, il risultato della sintonia tra i rispettivi interpreti (i bravissimi Gong Yoo e Lee Dong-wook) e delle battute sviluppate intorno ai battibecchi e dispetti che costituiscono il competitivo bromance tra i due. La perfezione è nelle piccole cose, e lo dimostra la Kim con la cura soprannaturale con cui ha confezionato Goblin, specialmente nella costruzione dei personaggi.
Le bizzarre idiosincrasie dei due protagonisti - dalle abitudini notturne del Mietitore ai siparietti eruditi del Goblin - creano quel senso di familiarità che accorcia le distanze tra verosimiglianza e personaggi soprannaturali. Il Mietitore, individuo pallido ed etereo che conduce un'esistenza liminale, non è solo la metà comica di Kim Shin, è anche il suo complementare. Sono lo Yin e lo Yang uno dell'altro: il primo ossessionato dalle memorie perdute del proprio passato, il secondo dilaniato dai ricordi; il primo desideroso di vivere, il secondo di morire.
I due sono accomunati dal peso di peccati e sofferenze troppo gravosi che cercano di esorcizzare aggrappandosi a una routine quotidiana emula di quella umana e fatta di lavoretti casalinghi, di biancheria da piegare, di spicchi d'aglio da spellare e da agguerrite dispute contrattuali sull'intestazione della casa.
In armonia con la diffusa malinconia delle atmosfere di Goblin va la sua delicata poesia: quella dei versi di La fisica dell'amore di Kin In Yook, quella dei ciliegi che fioriscono in inverno e sbocciano quando Kim Shin è felice. La meteoropatia di Goblin funziona al contrario; come i comuni mortali sono influenzati dal vento o dalla pioggia, il dio muta le condizioni del tempo, così quando è triste piove, quando è arrabbiato tuona. Il suo avvento coincide con la prima neve, il suo rifugio è una distesa infinita di fiori di grano saraceno: anche questo è il meravigliosamente poetico della serie.
Goblin elabora il mito folkloristico del dokkaebi - creatura soprannaturale che si intromette nella vita degli umani - e lo inserisce nella visione dell'autrice sul contrappasso, sul destino degli uomini, sulla reincarnazione, sulla responsabilità delle nostre azioni che ci portiamo nelle vite future. Kim Eun-sook è determinista - il male che facciamo in una vita lo pagheremo in quella successiva e non c'è modo di andare contro Dio e i suoi piani - ma è persuasa che non arrendersi al fato possa attirarsi la pietà e la benevolenza divini. La riflessione sull'esistenza e sull'umanità che ne deriva sembra pretenziosa per un k-drama a sfondo romantico, tuttavia la Kim - che ha lavorato per cinque anni sul progetto - ci riesce, tramite un sistema religioso tra cristianesimo e buddismo (le religioni principali in Corea del Sud).
In Goblin si affronta la nostalgia e la rabbia per il silenzio di Dio (incarnato da una farfalla bianca che si posa solo per un attimo sulle vite degli uomini, quanto basta per rivoluzionarle). Per mezzo degli errori del suo protagonista, la Kim offre la sua visione sulla redenzione, una via crucis le cui stazioni sono scandite dal fare ammenda nei confronti di chi si è ferito in passato. Tramite Eun-tak, cerca una spiegazione a quelle vite che sembrano adombrate da un perenne destino avverso. Attraverso il personaggio del Mietitore descrive le profondità della disperazione a cui può condurre il senso di colpa e con Sunny, le ragioni per cui il perdono a volte è impossibile. Insieme, formano la sua filosofia, un sistema religioso che cerca di dare un senso all'esistenza.
La Kim è una splendida autrice, ma Goblin è un'opera bellissima anche grazie a una confezione curatissima, dalla scelta delle location agli eleganti costumi (i cappotti d'alta moda dei protagonisti sono andati sold out in patria) fino alla colonna sonora i cui temi anticipano gli stati emotivi dei personaggi. Il canale via cavo Tvn e la casa di produzione Studio Dragon (gli stessi di Mr Sunshine) hanno investito un budget molto alto rispetto agli standard locali, buona parte impiegato in effetti speciali cinematografici (come la sequenza della nave nella tempesta).
Dagli spazi immensi del campo di fiori di grano saraceno e delle vette innevate, fino alla scogliera, la serie annovera le scenografie più suggestive viste in una produzione seriale orientale, ognuna simbolicamente legata alla condizione dell'animo dei protagonisti. In particolare la fiabesca casa di Kim Shin, circondata di vetrate su cui premono le piante di un giardino segreto, è tra le più belle mai viste in tv, così come Goblin, punta di diamante seriale del decennio, è tra le serie più belle.