| Titolo originale | Captain Fantastic |
| Anno | 2016 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 120 minuti |
| Regia di | Matt Ross |
| Attori | Viggo Mortensen, George MacKay, Samantha Isler, Annalise Basso, Nicholas Hamilton Shree Crooks, Charlie Shotwell, Trin Miller, Kathryn Hahn, Steve Zahn, Elijah Stevenson, Teddy Van Ee, Erin Moriarty, Missi Pyle, Frank Langella, Ann Dowd, Galen Osier, Hannah Horton, Rex Young, Thomas Brophy, Mike Miller, Greg Crooks, Louis Hobson. |
| Uscita | mercoledì 7 dicembre 2016 |
| Distribuzione | Good Films |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,73 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 14 luglio 2017
Viggo Mortensen interpreta un padre deciso a crescere i suoi sei figli nelle profonde foreste del Pacifico nord-occidentale, costretto però un giorno a fare i conti con il mondo reale. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, 1 candidatura a David di Donatello, 1 candidatura a Golden Globes, a Roma Film Festival, 1 candidatura a BAFTA, 1 candidatura a Critics Choice Award, 2 candidature a SAG Awards, 1 candidatura a Spirit Awards, In Italia al Box Office Captain Fantastic ha incassato 1,2 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Ben e la moglie hanno scelto di crescere i loro sei figli lontano dalla città e dalla società, nel cuore di una foresta del Nord America. Sotto la guida costante del padre, i ragazzi, tra i cinque e i diciassette anni, passano le giornate allenandosi fisicamente e intellettualmente: cacciano per procurarsi il cibo, studiano le scienze e le lingue straniere, si confrontano in democratici dibattiti sui capolavori della letteratura e sulle conquiste della Storia. Suonano, cantano, festeggiano il compleanno di Noam Chomsky e rifiutano il Natale e la società dei consumi. La morte della madre, da tempo malata, li costringe a intraprendere un viaggio nel mondo sconosciuto della cosiddetta normalità: viaggio che farà emergere dissidi e sofferenze e obbligherà Ben e mettere in discussione la sua idea educativa.
L'attore Matt Ross, alla sua seconda regia, scrive e dirige un film intelligente ed emozionante, che sotto la facciata carnevalesca e un po' vintage, tocca temi più contemporanei e meno comuni di quanto si possa pensare. Ad un primo livello, infatti, il film s'inserisce nella tradizione del cinema indie che tratta della fatica della socializzazione per chi è o si sente diverso, specie in quell'età giovanile in cui socializzare è un diktat, la tradizione del coming of age e della famiglia imperfetta: tutto questo c'è, compreso il viaggio in pulmino (in questo caso una vera e propria casa-bus), ma è la parte meno interessante del film, narrativamente sovrabbondante.
Ciò che rende Captain Fantastic un film meno scontato del previsto, è invece il suo mettere al centro il tema dell'educazione, problematizzandolo. Non è per amore dell'eccentricità fine a se stessa che Ben mostra ai due cuginetti, imbottiti di videogiochi, che suo figlio di non ancora otto anni ha capito il Bill of Rights meglio di quanto non abbiano fatto loro, che vanno a scuola tutti i giorni. È perché davvero l'american way of life (e l'Occidente tutto) ha dei problemi enormi in materia di educazione, didattici e relazionali. Sotto le esagerazioni a fini comici (le ragazzine che tra loro parlano esperanto) e gli slogan prefabbricati (Abbasso il sistema!), il progetto, a metà tra Steiner e Thoreau, non è certo ridicolo. Per di più, Ross lo problematizza in due modi: facendo scontrare l'utopia con le difficoltà oggettive della sua messa in pratica e affidando il ruolo ad un Viggo Mortensen che incarna perfettamente l'ambiguità del personaggio del padre, compagno e dittatore.
Si può obiettare che nel film ci sia molta irrealtà, che "fantastic" stia per "ideale", ma uno dei punti del film di Matt Ross è proprio l'idea che immaginazione e onestà non siano in contraddizione e che privare il bambino di un'alternativa al racconto sociale istituzionale voglia dire impoverirlo.
Un padre, due figli, 4 figlie che vanno dai circa 20 anni ai circa 6 anni, vivono nella foresta come selvaggi. Cacciano, fanno festa, esplorano, studiano e sembrano conciliare attività intellettuale con un'esistenza selvaggia. La notizia della morte della madre, a lungo malata, li spinge a mettere piede nella civiltà e recarsi con il proprio bus/casa al suo funerale. Lì sì scontreranno con il mondo reale, la famiglia che intende "liberare" i figli dal padre che li ha cresciuti in questa maniera, e una società conformista che non accetta la loro libera diversità.
A partire da uno spunto originale e fuori dagli schemi, Matt Ross racconta di una famiglia sui generis, una così stramba che non avrebbe stonato in qualche serie tv anni '60 a cartoni o in live action. Vivono di regole loro e animano il film di commedia proprio con il contrasto inatteso tra il modo in cui vedono il mondo e il mondo per come lo intende il resto della società americana. Abituati a cacciare per vivere, dotati di mentalità quasi militare, inabili alle relazioni sociali per aver vissuto troppo da soli nella foresta ma anche tremendamente acculturati, i 6 fratelli capitanati da un padre che comanda e ama sono la personificazione di una società migliore. Almeno nelle intenzioni del film.
Non essendo preda della società dei consumi, né vittime dei media, sfuggendo al controllo dell'educazione impartita dall'alto e non subendo il nozionismo ma anzi venendo educati a mettere in questione ogni cosa ed esprimersi con propri pensieri invece che con quelli degli altri, i 6 fratelli vivono a contatto con la natura e sanno come sopravvivere. In una parola incarnano l'ideale americano di Jeremiah Johnson unito a quello del grande intellettualismo di Noam Chomsky, di cui celebrano il compleanno come fosse Natale.
Matt Ross usa quest'utopia posizionandola da subito nel terreno del desiderabile, guardandoli con pura ammirazione anche quando il loro modello mostra degli evidenti limiti. Come spesso avviene in molta commedia da festival statunitense (preferibilmente presentata al Sundance) la diversità dalla regola è vista aprioristicamente come virtù ma solo fino a che è in grado davvero di vivere all'interno delle regole. L'anticonformismo di Captain Fantastic è in buona sostanza la forma più evidente di conformismo: essere diversi non perché si è se stessi ma perché si è migliori secondo i canoni stabiliti dalla società americana stessa.
La disonestà profonda di questo film che unisce tra loro una lunga serie di sequenze ruffiane, sta proprio nel cercare in ogni modo di convincere lo spettatore ad ammirare i suoi protagonisti, di lavorare solo nell'ottica della loro esaltazione. La maniera in cui li pone nella cerchia dei buoni, dei migliori e delle brave persone è talmente ostinata e parziale da sfiorare la propaganda. Cosa ancora peggiore Ross arriva a questo con gli strumenti che sono propri della pubblicità: le luci soffuse che entrano dalla finestra, una tavola imbandita di cibi colorati, un carrello dolce, una cover melodica di un brano pop arcinoto come Sweet Child O' Mine. Un film fieramente al di fuori del sistema che di fatto vende ipocrisia travestita da cinema di protesta.
Nonostante il film faccia di tutto per affermare il contrario non è questione di essere daccordo o meno con le idee che veicola ma dell'onestà con cui lo fa. Anche un solo fotogramma di cineasti realmente anticonformisti, realmente determinati a raccontare qualcosa di differente dalla realtà mostrata nella maggior parte delle immagini cinematografiche e televisive, come Harmony Korine, Nima Nourizadeh, Larry Clark, Andrea Arnold o Jared Hess, ha molta più onesta di un intero film come Captain Fantastic.
Ben e sua moglie sono hippie rivoluzionari del terzo millennio. Crescono i loro sei figli nel bosco, rifiutando radicalmente ogni forma di consumismo. Cacciano con arco e frecce, coltivano l'orto e barattano, di tanto in tanto, i loro piccoli oggetti artigianali con le merci di un negozio nel vicino paese. La morte improvvisa della moglie ed il funerale che lei, a differenza dei suoi genitori, avrebbe [...] Vai alla recensione »