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Ultimo aggiornamento venerdì 15 aprile 2016
Un film sul popolare cantante palestinese Mohammed Assaf, dall'infanzia all'età adulta, e la sua vita a Gaza fino alla vittoria del talent Arab Idol. Il film è stato premiato a Middle East, In Italia al Box Office The Idol ha incassato 53,6 mila euro .
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Muhammad Assaf ha il dono di una voce straordinaria e la sorella maggiore Nour lo sprona a credere in se stesso. Ma nella miseria di Gaza è difficile anche solo sognare di emergere. Quando Nour muore perché la famiglia di Assaf non dispone dei soldi necessari per le cure, Assaf piomba nella tristezza più cupa. Dodici anni dopo, la prospettiva di partecipare ad Arab Idol e vincerlo diventa una ragione di vita.
Una parabola chiaramente consolatoria quella di Muhammad Assaf, divenuto simbolo di pace e ambasciatore ONU solo grazie alle proprie doti canore, sufficienti a ridare speranza al popolo palestinese. Assaf proviene dalla striscia di Gaza, teatro di combattimenti perenni e circondata come una prigione a cielo aperto: una realtà con cui Assaf si scontra per tutta la vita, fino a dover falsificare la propria identità pur di raggiungere l'Egitto e partecipare a Arab Idol. Hany Abu-Assad abbandona i teatri di guerra che hanno caratterizzato Omar e Paradise Now per abbracciare un racconto popolare in cui il dramma palestinese resta sullo sfondo. La paranoia è sempre in agguato, come dimostra la sequenza thriller in cui Assaf attraversa il confine con l'Egitto, ma è stemperata dal romanzo di un successo inaspettato che unisce un popolo e lo porta al sorriso.
The Idol è suddiviso rigidamente in due segmenti distinti: nel primo si racconta l'infanzia di Assaf, dominata dalla figura di Nour, sorella vagamente tomboy con le idee chiare su come relazionarsi con il mondo. Dopo un ellissi di dodici anni di vita, si arriva invece ai giorni che precedono l'iscrizione di Assaf a Arab Idol. L'epilogo comporta un ennesimo cambiamento stilistico. Realtà e finzione si mescolano, in un'alternanza di immagini di cronaca del vero Assaf e di ricostruzione fittizia della competizione.
Probabilmente schiacciato dal peso emotivo che riveste la figura di Assaf per l'orgoglio identitario palestinese, Abu-Assad si lascia andare a una narrazione piuttosto convenzionale, in bilico tra The Millionaire di Danny Boyle e qualche velleità simbolica appenna accennata, ma spenta sul nascere dalle lacrime patriottiche. Notevole la caratterizzazione di Nour da parte della giovane Hiba Attallah, talento dall'interessante avvenire.
Film vero,bellissimo,il regista coglie ogni attimo nei sentimenti,e nelle speranze di un gruppo di bambini,che vivono nella cornice di una guerra per la libertà,tutto intorno a loro è desolazione,indifferenza dettata da una situazione ormai ramificata nelle loro abitudini di vita,ma soprattutto nel loro essere,siamo a Gaza. Tra sogni e realtà il film inquadra perfettamente lo stato di abbandono di [...] Vai alla recensione »
Hany Abu-Assad è un grande regista. Ci vogliono talento, e tanto, e una sensibilità speciale per mostrare con l'evidenza della semplicità cosa significa vivere in un luogo senza orizzonte. Quali terremoti produce nella testa e sul corpo la frustrazione di non poter scegliere la propria vita, quanto sia pericoloso e devastante, come la ricerca di un antidoto può rendere deboli e furiosi, inebriati dal [...] Vai alla recensione »