| Anno | 2013 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 93 minuti |
| Regia di | Massimo Coglitore |
| Attori | Caroline Goodall, James Parks, Burt Young, Katia Greco, Niccolò Senni Sara Lazzaro, Gianfranco Terrin, Katie McGovern, Paolo Borzì, Daniel Mba. |
| Uscita | giovedì 20 giugno 2019 |
| Distribuzione | Europictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,52 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 23 gennaio 2026
Dopo Deadline e Noi due, il nuovo film di Massimo Coglitore. In Italia al Box Office The Elevator ha incassato 8,4 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Jack è il conduttore di un quiz di successo, Three Minutes, ma oltre a porre difficili domande ai concorrenti è anche un genio dalla memoria straordinaria e dalle ottime capacità deduttive, un uomo che davvero conosce le risposte. È ignaro però che una donna lo attende nell'ascensore del suo palazzo e, approfittando della tranquillità della festa dei lavoratori e della pigrizia del guardiano, intende sequestrare Jack all'interno della cabina per vendicarsi di lui. Se Jack non saprà rispondere alle domande della donna, questa minaccia di torturarlo sadicamente e promette amputazioni. Ma quali sono le ragioni per la tanta crudeltà? E Jack è davvero innocente come sostiene? A queste domande risponde, senza molta fantasia, The Elevator .
Esordio nel lungometraggio di Massimo Coglitore, The Elevator è un incubo claustrofobico a basso budget ma recitato originariamente in inglese e quindi con aspirazioni verso il mercato internazionale.
Opera prima dopo alcuni corti, The Elevator sceglie il genere del thriller psicologico da camera, o meglio da ascensore, bloccando i due protagonisti in uno spazio limitatissimo e angosciante, in cui niente può interferire con la loro sfida mentale. Tranne ovviamente per i telefoni cellulari, utilizzati per bloccare l'ascensore ma pure per chiamare il mondo esterno in alcuni passaggi chiave. A metà dell'incubo arrivano poi due vicini di casa del protagonista, che finiscono per riattivare l'ascensore scombinando i piani della sequestratrice, ma solo fino a un certo punto. Un intermezzo che vorrebbe accrescere la tensione e dilatare la suspense, ma che fallisce su entrambi i fronti per improbabilità dei comportamenti e delle soluzioni di intreccio adottate.
Allo stesso modo la storia alla base della vicenda, vera ma avvenuta in Brasile e senza sequestri, alla fine si incastra solo fino a un certo punto nel tono e nell'ambientazione a New York, che appare fuori luogo trattandosi di un caso di sfruttamento umano quasi da terzo mondo. Ne risulta un tentativo di nobilitare un film di genere con una vicenda reale scottante, un tipo di situazioni così eccessive che quasi solo il controllo stilistico assoluto, per esempio del Park Chan-wook di Mr. Vendetta, può far funzionare e che per il regista esordiente è un passo più lungo della gamba. Del resto anche il thriller di per sé non si può dire riuscito, con l'insistenza per l'espediente di un quiz sadico con le sue regole, che poi però non vengono invocate. Oppure con la minaccia di torture in stile Saw, che ci si guarda bene dal portare fino in fondo per non scivolare nell'horror.
Nonostante le dichiarazioni di Coglitore definiscano intenzionale la scelta di restare sullo psicologico ed evitare eccessive menomazioni fisiche, è difficile non considerare The Elevator un vorrei ma non posso, che non ha la solidità di scrittura per reggere la durata del lungometraggio, non ha una direzione degli attori che sappia compensare ai limiti del testo né una regia in grado di lavorare in modo interessante sugli spazi o con coraggio sul corpo degli attori.
Questi sarebbero anche solidi, visto che si tratta di interpreti rodati a Hollywood come Caroline Goodall, il caratterista tarantiniano James Parks e il candidato all'Oscar per Rocky Burt Young, in una piccola parte. Il colpo di scena finale è però largamente prevedibile e la morale confusa: se si intendeva dire - come dichiarato - che la vendetta ci può trasformare in demoni allora si doveva virare in un altro senso, perché così si dice semmai che bisogna fidarsi del proprio istinto vendicativo fino alla fine. Quasi una sorta di involontario messaggio a favore della lotta di classe, in un film sbalestrato che vorrebbe avere tutt'altro genere e tono.
“The Elevator” del regista Massimo Coglitore è un film anomalo per il panorama italiano, difatti non sembra di fattura italiana e questo vuole essere un elogio. Prodotto dalla Lupin Film “The Elevator” è ambientato a New York. Pochi metri quadrati di pura claustrofobia, dove Jack Tramell celebre showman, uomo di potere, icona del benessere americano, viene paralizzato [...] Vai alla recensione »
Uno spazio chiuso e claustrofobico, una resa dei conti, le apparenze che ingannano, la sopravvivenza appesa a un filo: The Elevator di Massimo Coglitore (arrivato nelle sale dopo quattro anni) ci porta da subito nello spazio del genere, il thriller - in questo caso psicologico, rinchiuso appunto fra le quattro strette pareti dell'ascensore del titolo.