The Doors Live At The Bowl '68

Film 2012 | Musicale, 135 min.

Anno2012
GenereMusicale,
ProduzioneUSA
Durata135 minuti
Regia diRay Manzarek
TagDa vedere 2012
DistribuzioneNexo Digital
MYmonetro 3,41 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Ray Manzarek. Un film Da vedere 2012 Genere Musicale, - USA, 2012, durata 135 minuti. distribuito da Nexo Digital. - MYmonetro 3,41 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 30 ottobre 2018

La versione integrale del concerto The Doors Live At The Bowl '68.

Consigliato sì!
3,41/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO 3,32
CONSIGLIATO SÌ
Un prologo di aneddoti gustosi, un concerto entrato nella storia, una band in stato di grazia.
Recensione di Boris Sollazzo
venerdì 8 febbraio 2013
Recensione di Boris Sollazzo
venerdì 8 febbraio 2013

Un pugno di simpatici vecchietti raccontano di fronte a un'inquadratura fissa un giorno d'estate del 1968. Un bel prologo in cui tre grandi artisti che ebbero il privilegio, l'onore e l'onere di suonare per quel genio di Jim Morrison ci svelano qualche retroscena di un 5 luglio storico. E poi un'ora e una manciata di minuti all'Hollywood Bowl con I Doors. Il massimo della vita, come stare in prima fila e nel backstage. E se anche le riprese del concerto fossero scadenti, e non lo sono, se anche la performance fosse mediocre, e ovviamente non lo è, per vedere questo film basterebbe quella scena in cui il regista e tastierista Ray Manzarek, raccontandoci che come gruppi spalla avevano i Chambers Brothers e Steppenwolf, si mette a cantare Born to be wild. Con l'entusiasmo di chi non è drogato solo del proprio talento, ma ama la musica tutta.

Ecco, The Doors Live At The Bowl '68 è soprattutto questo, amore. Per la musica, per quattro grandi artisti e per la loro infantile gioia nel suonare e cantare - Jim sotto acido che prova a prendere una cavalletta immaginaria, il suo rutto dopo pochi minuti di concerto sono momenti di gioco puro -, per un'epoca in cui il talento era tutto e lo show era chi suonava, non un palco enorme o uno schermo gigante.

E vederlo dopo che ci è stato raccontato come Jim, John Densmore, Ray e Robby Krieger si fossero fatti portare 52 amplificatori (di solito ne avevano una ventina) per farsi sentire in tutta la città e come poi fossero stati costretti a usarne solo uno a testa, ti porta dentro ogni pezzo, ogni particolare, ogni nota dilatata da quel cantante che le porte della percezione le aveva sfondate da un pezzo, forse da sempre.

Da When The Music's Over a The End, passando per Hello, I love you e Whisky Bar, si sente un'invincibile nostalgia per quella stagione esaltante, per quel rock che ha in sé blues, psichedelia e persino jazz, per un gruppo che era forse al culmine della propria creatività, in quel momento d'oro che è tra l'impeto degli inizi e la maturità definitiva. E la tecnologia moderna ci aiuta: dalla bobina e dalla registrazione a otto piste (anzi sette, come scopriamo nel film) arriviamo all'audio surround 5.1, e così riscopriamo un live straordinario, corredato da contenuti extra, foto e stralci di documentari.

E c'è da sperare che davvero tra gli operatori presenti a riprendere quel momento unico a Hollywood ci fosse anche un giovanissimo Harrison Ford, come leggenda vuole: ci piace pensarlo, renderebbe il tutto più magico, un po' come Scorsese nel Woodstock di Michael Wadleigh. Di sicuro, comunque, alla fotografia c'era l'ottimo Paul Ferrara, l'uomo che ha immortalato più volte i Doors, in grande forma.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 28 febbraio 2013
Markos 76

Ieri sera ero al cinema, non mi ha stupito affatto trovare in sala sia nostalgici sia giovanissimi, i Doors sono amati da tutte le generazioni in quanto gruppo di assoluto livello qualitativo. Il film o meglio il concerto (perchè è come se fossi lì) è un emozione dietro l'altra, sentire Robby Krieger, ottimo compositore e chitarrista, capace di spaziare dal flamenco a un particolare genere di chitarrismo [...] Vai alla recensione »

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