Faber in Sardegna & L'ultimo concerto di Fabrizio De André

Film 2012 | Documentario +13 119 min.

Anno2012
GenereDocumentario
ProduzioneItalia
Durata119 minuti
Regia diGianfranco Cabiddu
AttoriDori Ghezzi, Fabrizio De André, Renzo Piano, Cristiano De André, Franco Macciocco Paolo Casu, Filippo Mariotti, Don Salvatore Vico, Giuseppe Viscale, Paola Scano, Agostino Zizi, Tonina Puddu.
Uscitagiovedì 4 giugno 2015
DistribuzioneMicrocinema
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Gianfranco Cabiddu. Un film con Dori Ghezzi, Fabrizio De André, Renzo Piano, Cristiano De André, Franco Macciocco. Cast completo Genere Documentario - Italia, 2012, durata 119 minuti. Uscita cinema giovedì 4 giugno 2015 distribuito da Microcinema. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Il passato evocato dalle rare immagini d'archivio di Fabrizio De Andrè che lo ritraggono all'Agnata. In Italia al Box Office Faber in Sardegna & L'ultimo concerto di Fabrizio De André ha incassato 286 mila euro .

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Omaggio "a due teste" al cantautore genovese, suddiviso a tavolino tra un'indagine del suo rapporto con l'isola e un'ora di film concerto.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
Recensione di Raffaella Giancristofaro

A fine anni '60, con l'idea di abbandonare le scene e intraprendere un'attività agricola e di allevamento, Fabrizio De André decise di trasferirsi in Gallura insieme alla compagna Dori Ghezzi. Acquistò la tenuta dell'Agnata, località a pochi chilometri da Tempio Pausania (Olbia Tempio), dove nascerà la figlia Luvi (nel '77) e la famiglia si insedierà nel 1978. L'anno successivo la Ghezzi e De André furono sequestrati a scopo di estorsione dall'anonima sarda e rilasciati dopo quattro mesi. Com'è noto l'esperienza darà vita all'album senza titolo ma noto come L'indiano (1981), scritto con Massimo Bubola, in cui il cantautore ritorna attraverso metafore su quell'episodio tracciando un parallelo tra i locali e i nativi americani.
Nonostante lo choc del rapimento i due decisero di restare a vivere sull'isola (e di non accanirsi legalmente contro i rapitori), ma oltre a ciò, anche dopo la morte di De André (1999), il legame con l'Agnata (che da residenza isolata e selvaggia di quella stagione "utopica" come ricorda la Ghezzi, oggi è diventata un "country chic hotel") continua a rimanere stretto. Un amore ricambiato dagli autoctoni, e ben testimoniato dalla prima metà di Faber in Sardegna, che ai ricordi di Dori Ghezzi, Renzo Piano e delle persone che fecero parte dell'entourage di De André nella sua permanenza sarda alterna diversi momenti musicali, registrati dal 2005 al 2011, da Time in Jazz all'Agnata, emanazione e prolungamento del festival di Berchidda, diretto da Paolo Fresu. Il quale infatti appare spesso ad accompagnare con la sua tromba le cover del cantautore insieme a Cristiano De André, Teresa De Sio, Maria Pia De Vito, Rita Marcotulli, Morgan, Danilo Rea, Gianmaria Testa, Ornella Vanoni (mentre Lella Costa lo ricorda con un estratto da Volammo davvero, volume antologico a lui dedicato).
A queste immagini fanno da controcanto i paesaggi spettacolari, ventosi, verdi e pietrosi dei dintorni della tenuta; un vero e proprio correlativo oggettivo della natura schiva, appartata del genovese (perfettamente rappresentata dall'ultima inquadratura di lui che cammina di spalle).
Se nel suo Faber in Sardegna Gianfranco Cabiddu (Disamistade, Sonos 'e memoria) ricuce la storia del rapporto tra artista e territorio, se pure con evocazioni, cenni, aneddoti, testimonianze rapide - e a parte quelle della Ghezzi, raramente significative - la seconda parte è invece costituita da un montaggio (curato da Mimma Nocelli) dell'ultimo concerto tenuto al Teatro Brancaccio di Roma, il 13 e 14 febbraio 1998. L'effetto è quello di un prodotto bicefalo, di un accostamento un po' forzato, di celebrazione postuma meccanica nell'agganciare, a un ragionamento sul rapporto tra un autore e una terra (e soprattutto la sua lingua), la registrazione live (prevalentemente) di Anime salve (1996) l'album di grandezza preveggente scritto con Ivano Fossati.
Restano dei momenti, maggiormente apprezzabili dai fan, come il contadino che ricorda i colpi da fuoco e le urla di caccia utilizzati per l'intro di Fiume Sand Creek, ma in particolare l'emozione del figlio Cristiano nel percepire, mentre si esibisce nel cortile di quella casa, la presenza percepibile del padre, mentre l'obiettivo che fino ad allora abbiamo visto fisso sui vari performer si allarga a abbracciare, oltre al pubblico partecipe, anche l'edificio: immagine adeguata di una permanenza resistente di De André e del suo mondo, non solo all'Agnata.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Il più grande cantautore italiano di tutti i tempi, dice il lancio pubblicitario di questo documentario/evento: forse si potrebbe non aggiungere altro. Inutile parlare dei difetti del film, chi ama De André non li vede e non sono così importanti. Nella prima parte c'è la sua vita, ci sono le sue scelte musicali e private, c'è la Sardegna, isola/regione bellissima, soprattutto "fuori stagione", selvaggia, dura, respingente e accogliente, meravigliosa. Interviste, aneddoti, scene di repertorio, ma anche materiali inediti. Nella seconda parte c'è l'ultimo concerto tenuto al Teatro Brancaccio di Roma, il 13 e 14 febbraio 1998. Commovente, coinvolgente, struggente, emozionante. Sono scollegate le 2 parti? Celebrativo e agiografico? Non importa. Godersi De André in pace è prioritario.

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