Tomboy

Film 2011 | Drammatico, 84 min.

Regia di Céline Sciamma. Un film Da vedere 2011 con Zoé Héran, Malonn Lévana, Jeanne Disson, Sophie Cattani, Mathieu Demy. Cast completo Genere Drammatico, - Francia, 2011, durata 84 minuti. Uscita cinema venerdì 7 ottobre 2011 distribuito da Teodora Film. - MYmonetro 3,30 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 28 gennaio 2019

Facendosi credere un maschietto, e attirando così le attenzioni di Lisa, la piccola Laure andrà alla scoperta della propria sessualità. In Italia al Box Office Tomboy ha incassato 510 mila euro .

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Consigliato sì!
3,30/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,69
PUBBLICO 3,20
CONSIGLIATO SÌ
Il microcosmo dei bambini visto con tenerezza e acume, senza facili semplificazioni.
Recensione di Giancarlo Zappoli
sabato 12 febbraio 2011
Recensione di Giancarlo Zappoli
sabato 12 febbraio 2011

Laure, dieci anni, insieme ai genitori e alla sorella Jeanne si trasferisce durante le vacanze estive. La mamma è incinta del terzo figlio (un maschio) e il padre è impegnato al lavoro. La bambina approfitta della distrazione degli adulti per prendere una decisione: nel nuovo ambiente si farà credere un maschio. E' come Michael che farà le prime amicizie e, in particolare, attirerà l'attenzione di Lisa che finirà con l'innamorarsi del nuovo arrivato con il quale scambierà qualche bacio e momenti mano nella mano. Fino a quando potrà durare questa situazione? Céline Sciamma torna ad affrontare, dopo Water Lilies, le tematiche della scoperta della sessualità spostando però l'attenzione dalla fase adolescenziale a quella preadolescenziale. Trova in Zoé Héran l'interprete adatta per rappresentare, con la giusta dose di innocenza mista a un bisogno di esplorare, il cammino estivo di Laure. Sciamma osserva il microcosmo dei bambini con tenerezza e acume ma senza facili semplificazioni. Maschi e femmine in formazione non sono quegli esseri asessuati che gli adulti vorrebbero che fossero. Natura e società impongono le loro leggi e, in particolare la società, i loro modelli con cui confrontarsi e scontrarsi. Perché spesso sono più legati a stereotipi che a veri bisogni. Così Laure mentre decide di trasgredire facendosi passare per maschio finisce inconsciamente per aderire a quelle che ritiene debbano essere necessariamente le caratteristiche dell'altro sesso. Céline Sciamma, nel descrivere Laure, va oltre quella che avrebbe potuto costituire la gabbia episodica di un racconto di travestimento infantile e lascia lo spettatore con domande più ampie intorno alla definizione della sessualità propria di ogni individuo. In definitiva spetta a noi decidere se quell'estate sarà solo una parentesi nella vita della bambina oppure se ne segnerà il futuro.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 10 ottobre 2011
MarcoSayid

Tomboy è un film diverso da tutti gli altri. La protagonista Laure, che sembra essere voler appartenere da sempre più al mondo maschile che a quello femminile, trasferitasi in una nuova casa ha quasi per caso la possibilità di "diventare" almeno agli occhi degli altri un maschio. Tutto nasce dall'incontro con Lisa, una sua coetanea che abita vicino a lei che la scambia [...] Vai alla recensione »

FOCUS
INCONTRI
mercoledì 28 settembre 2011
Marianna Cappi

È Vieri Razzini, per la Teodora Film, a presentare alla stampa romana Céline Sciamma e il suo Tomboy, nella splendida cornice di Palazzo Farnese. Il maschiaccio (“tomboy” in inglese, appunto) del film è Laure, una ragazzina che, un po’ per sfida e un po’ per desiderio, si presenta agli amici del nuovo quartiere come un maschio e regge il gioco fino alle estreme conseguenze, con la complicità della sorellina Jeanne.

Frasi
"Laure, io mi chiamo Laure!"
Laure/Mickäel (Zoé Héran)
dal film Tomboy - a cura di Rob
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

Dimostrazione esemplare che "piccolo film" non vuol dire sempre "film piccolo". Céline Sciamma ha realizzato Tomboy (come dire "ragazzo mancato") con un minimo di mezzi: una telecamera Canon 5D, troupe ridotta all¿osso, venti giorni di lavorazione, cinquanta scene in due-tre ambienti. Eppure il suo piccolo film, una parabola intelligente e affettuosa sui labili confini dell'identità sessuale, riesce [...] Vai alla recensione »

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