| Anno | 2011 |
| Genere | Azione, |
| Produzione | USA, Australia |
| Durata | 116 minuti |
| Regia di | Gary McKendry |
| Attori | Jason Statham, Clive Owen, Robert De Niro, Dominic Purcell, Aden Young, Yvonne Strahovski Ben Mendelsohn, Grant Bowler, Matt Nable, Adewale Akinnuoye-Agbaje. |
| Uscita | venerdì 1 giugno 2012 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 2,47 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 20 novembre 2017
Un gruppo di ex membri delle forze speciali britanniche sono braccati da un gruppo di assassini guidati da un ex Navy Sea. In Italia al Box Office Killer Elite ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 773 mila euro e 298 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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1980 Danny Brice e il suo referente e modello Hunter sono due killer al massimo livello che operano nell'ambito dello spionaggio. Nel corso di un'azione Danny scopre di aver rischiato di uccidere un bambino e va in crisi ritirandosi dal servizio attivo. Dovrà però tornare ad uccidere quando uno sceicco, che vuole vendicare la morte di tre suoi figli uccisi nel corso del conflitto in Oman, prende in ostaggio Hunter. L'uomo sarà liberato solo se Danny ucciderà i tre killer facendo sembrare che si tratti di morti accidentali e non prima di avere ottenuto da loro una piena confessione in merito agli omicidi.
Gary McKendry è al suo esordio nel lungometraggio dopo aver diretto diversi spot pubblicitari e un cortometraggio che ha ricevuto la nomination per l'Oscar. Per questa sua opera prima si rifà a un libro scritto da Ranulph Fiennes che si basa su vicende che l'autore (citato anche nel film) dichiara come realmente accadute quando lavorava per l'esercito britannico e per il SAS (Special Air Service). Il libro, edito nel 1991, creò molteplici polemiche in Gran Bretagna.
In questi casi il riferimento vero o presunto al reale è però secondario così come accadde per Confessioni di una mente pericolosa che attrasse un George Clooney anch'egli all'esordio dietro la macchina da presa proprio per il labile confine che sussisteva tra riferimento a fatti reali e invenzione pura nella biografia di riferimento. McKendry rispetta i canoni classici sin dall'inizio con quel bambino dal volto insanguinato che ricorda da vicino il ragazzino ucciso per sbaglio dal killer interpretato da Colin Farrell in In Bruges.
La presenza di De Niro e i numerosi inseguimenti in auto fanno poi tornare alla mente Ronin di John Frankenheimer. In questa occasione però la star hollywoodiana si ritaglia un ruolo di contorno che emerge nell'ultima parte della narrazione e gli permette di lavorare su quell'understatement che è ancora uno dei suoi punti di forza.
Il film impernia il plot sull'azione da compiere che implica il confronto tra due gruppi specializzati in azioni rischiose e complesse. Jason Statham e Clive Owen sono decisamente funzionali ai rispettivi ruoli con la differenza che al primo viene narrativamente offerto un background psicologico maggiore. Ciò che poi crea attenzione nello spettatore appassionato al genere è il fatto che attorno al settantacinquesimo minuto l'intera missione sembra essersi conclusa ma restano ancora 40 minuti di film. È a questo punto che la sceneggiatura compie lo scatto in più passando a un livello inatteso che implica un mutamento sostanziale della vicenda ampliandone la dinamica.
Danny Bryce e il suo mentore Hunter formano una squadra che nel 1980 rappresenta il meglio sul mercato dello spionaggio. Quando però rischia di uccidere per sbaglio un bambino innocente, Bryce decide di ritirarsi. Un anno dopo però è costretto a tornare in azione poiché Hunter viene rapito e tenuto in ostaggio. Il prezzo del riscatto dell'uomo deve pagarlo proprio Danny, col sangue: bisogna assassinare tre killer piazzati in giro per il mondo. Ad impedire a Bryce di portare a termine la missione che potrebbe salvare il vecchio amico interviene però Spike, colui che è a capo del team che deve essere eliminato. La lotta senza quartiere tra i professionisti dell'assassinio ha inizio...
Il Toronto International Film Festival si concede un tuffo nell'evasione più commerciale del thriller d'azione: puntando su un titolo che rievoca uno dei cult più famosi di Sam Peckinpah - ma questo Killer Elite non ha nulla a che fare con quello del 1975 diretto dal maestro e interpretato da James Caan e Robert Duvall - e sulla presenza di un mostro sacro come Robert De Niro, il TIFF ha accolto un lungometraggio che purtroppo non riesce a mantenere le aspettative create dal trailer ben confezionato.
La principale pecca del film diretto da Gary McKendry, al suo esordio nel lungometraggio, è quella di essere un ibrido che non riesce veramente a sposare nessuna direttiva precisa tra quelle che propone: non è un film dall'impronta old style pur essendo ambientato trent'anni fa, non riesce nell'aggiornamento dei codici contemporanei dell'action perché non ne possiede il ritmo incalzante, e neppure lavora sulla tensione psicologica e sulla trama sapientemente composita delle spy-stories più classiche. Man mano che la storia si dipana ci sono alcune scene d'azione che si lasciano guardare, ma nel complesso lo spettacolo appare organizzato con un'incertezza di fondo che mina alla base il progetto.
Anche gli attori principali cercano nella loro professionalità performances che però non riescono a risollevare più di tanto personaggi stereotipati: Jason Statham sta cominciando a lasciar intravedere i segni del tempo che passa, e soprattutto parla troppo quando da sempre è un attore che da il suo meglio nell'azione. Clive Owen come quasi sempre gli capita alla fine convince sempre in virtù della sua presenza scenica. Un discorso a parte merita poi Robert De Niro: dimentichiamoci l'icona indissolubile che ha scritto la storia della Nuova Hollywood e ci ha regalato capolavori di ogni genere e interpretazioni leggendarie. Questo di oggi è un altro attore, che magari si prende meno sul serio e di conseguenza forse si diverte di più. A noi appare però sempre meno motivato nel suo mestiere e discutibile nelle scelte. Questo Killer Elite arriva purtroppo a confermare che tali critiche potrebbero non essere infondate...
Jason Statham da solo riesce a fare un film, del resto ogni film d'azione dove c'è lui è un successo. Qui è un killer professionista in "pensione" che torna in attività per salvare un amico compiendo una missione impossibile. La storia si rifà alla guerra in Oman e alle infiltrazioni economiche e politiche del Regno Unito.
Film d’azione all’antica e cioè privo di eclatanti effetti speciali, «Killer Elite» non passerà alla storia, ma non si può dire che lesini sul repertorio di spie, biechi terroristi, militari spietati, mercenari redenti, sparatori compulsivi e belle bionde chiamate in causa nelle rare cadute d’adrenalina. Il cast non vale la candela: avendo a disposizione volti e corpi come quelli di Statham, Owen, [...] Vai alla recensione »