| Anno | 2011 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Francia |
| Regia di | Yves Caumon |
| Attori | Sandrine Kiberlain, Alice Belaïdi, Serge Riaboukine, Clement Sibony, Bruno Todeschini Mirela Sofronea, Stéphanie Cassignard, Mathieu Salvat, Bernard Le Gall, Benoit Rivière, Marianne Ploquin, Pampa Sosa, Jérôme Thibault, Jeff Bigot, Françoise Goubert, Titouan Marin, Inès Melab, Paul-Adrien Ferré, Dominique Bru, Jean-Marie Champagne, Joseph Caumon, Louise Caumon, Ita, Norma (II), Robine. |
| MYmonetro | 2,25 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 25 agosto 2011
Un film scritto e diretto da Yves Caumon.
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CONSIGLIATO NÌ
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Anne è una donna discreta e riservata, che vive la sua vita come un'ombra, dividendosi tra il lavoro nelle cucine di un ristorante e le piccole cose di casa. Nel suo passato c'è un lutto insormontabile, che ha probabilmente decretato anche la fine del suo matrimonio. Da allora Anne ha chiuso anche con le amicizie. A cambiarle la vita è la scoperta di un uccellino caduto nel comignolo sul tetto e rimasto intrappolato nel suo muro. Anne lo libera e pian piano i due diventano compagni di casa.
L'idea dietro il film di Yves Caumon è quella di illuminare un argomento talmente enorme e devastante, com'è la perdita di un figlio di quattro anni, da un punto di vista piccolo e silenzioso.
Il film ha il pudore di posizionare l'obiettivo all'esterno del personaggio e di non forzarlo in spiegazioni o confronti frontali, ma di ritrarne invece la solitudine estrema e la monotonia dell'agire, probabilmente dettata dalla necessità di non impazzire. La Kimberlain è perfettamente dentro il personaggio, credibile e mai tentata di dimostrare o dire più del dovuto, ma i problemi del film sono tanti, di soggetto ancor prima che di sceneggiatura.
La facile metafora della vita chiusa tra le pareti di casa, impossibilitata a spiegare le ali, non è sufficiente a reggere la misura del lungometraggio, che si ritrova poco spesso e sempre uguale a stesso. Le reminiscenze di "Ricette d'amore" della Nettelbeck, che emanano dalla figura del capocuoco, mal si adattano allo stile di quest'opera, totalmente differente nel tono e nel movimento del racconto. Il minimalismo esasperato della regia e della sceneggiatura suona come una copertura -forse inconscia ma furbetta- del vuoto che le regola, e lo stesso si può dire della scena all'interno della sala cinematografica, piuttosto gratuita. Il cinema è presentato come l'unico luogo in cui è possibile essere soli insieme agli altri, spettatori di qualcosa di più grande, che accomuna, volenti o nolenti. Verissimo. Ma questo film, senza volerlo, ci ricorda che per fortuna, qualche volta, siamo anche liberi di non entrare e di impedirgli, così, di farci imprigionare.
belle le musiche, ma la storia non ha mai una svolta,