| Titolo originale | Thelma, Louise et Chantal |
| Anno | 2010 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Benoît Pétré |
| Attori | Jane Birkin, Caroline Cellier, Catherine Jacob, Thierry Lhermitte . |
| Uscita | venerdì 15 giugno 2012 |
| Distribuzione | Nomad Film |
| MYmonetro | 2,38 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 13 gennaio 2015
Un road-movie, con protagoniste tre cinquantenni. Un viaggio pieno di peripezie, in cui le tre donne condivideranno momenti di gioia, di rabbia e di malinconia, di volta in volta divertenti, fragili e commoventi.
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CONSIGLIATO NÌ
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Chantal offre promozioni in un supermercato, adora i cani e non sopporta il marito. Gabrielle è ricca e sempre in cerca di avventure con i maschi. Nelly insegna inglese e sembra aver rinunciato a sperare in una vita diversa. Tutte e tre cinquantenni, vengono spinte a ritrovarsi dall'invito al matrimonio di Philippe che è stato, a vario titolo, un loro ex. Utilizzando una vecchia Citroen di Gabrielle le tre amiche si lasciano alle spalle la Borgogna per raggiungere la costa atlantica dove si terranno le nozze. Il viaggio non sarà senza conseguenze.
Ci sono film il cui titolo andrebbe sottratto alle aspirazioni vagamente cinefile dei registi e adattato invece alla storia. Perché Adorabili amiche, che in Francia è uscito come Thelma, Louise et Chantal, ha poco o nulla a che vedere con l'opera di Ridley Scott (tranne una citazione ad auto ferma dinanzi al mare) mentre invece gode di una sua autonomia che merita una valorizzazione. Per inciso fa piacere sottolineare che, per una volta, una titolazione italiana è più aderente dell'originale alla vicenda.
A partire dai titoli di testa (scritti direttamente su oggetti che entrano a far parte dell'azione) Pétré smentisce poi di fatto il suo preteso modello per comunicare allo spettatore la voglia di inserirsi in quel filone di commedia dolceamara made in France che ha in Patrice Leconte (per fare uno dei possibili esempi) uno dei suoi più raffinati cultori. Il regista, alla sua opera seconda, non ne possiede lo stesso controllo della sceneggiatura ma ha il pregio di avere scelto tre attrici che avrebbero potuto appropriarsi del film cercando ognuna il primo piano. Riescono invece a formare un ensemble dove ognuna ha a disposizione il proprio assolo ma sa anche armonizzarsi con le altre.
La terminologia musicale si adatta a Pétré che è molto attento alla musicalità del suo film, forse troppo. Al punto di affollarlo di canzoni talvolta perfettamente legate alla narrazione e talaltra più simili a una compilation. Sta di fatto che l'ormai abusato on the road (pardon: sur la route) segue i canoni classici mescolando battutacce e malinconia.
Quando si eccede (vedi alcuni momenti del matrimonio) lo si fa quasi sempre a ragion veduta. Una riprova? Osservate il finale che rispetta gli stereotipi ma non abbandonate immediatamente la sala. Ciò che seguirà di lì a pochissimo rimette in gioco l'autoironia che, seppur con qualche squilibrio, è il fil rouge del film.
Nelly è un'insegnante di belle speranze e poche pretese, Gabrielle è una borghese piena di soldi e senza compagno e Chantal fa la promoter in un supermercato, ama i cani e odia il marito. Le tre cinquantenni hanno in comune Philippe, un vecchio amore in procinto di sposarsi con una sconosciuta; un uomo che, per eccessivo narcisismo e stucchevole galanteria, ha deciso di invitare tutte e tre al suo pomposo matrimonio. Superate le prime titubanze, Nelly, Gabrielle e Chantal decidono di partecipare alla cerimonia. Salgono a bordo di una vecchia DS e inaugurano un viaggio catartico che, lungo le strade della Borgogna e ad ogni sobbalzo di motore, metterà in discussione le loro insoddisfacenti esistenze.
Ridley Scott aveva saputo sfruttare il codice narrativo del viaggio on the road, tradizionalmente al servizio esclusivo di uomini alla ricerca di se stessi, per raccontare gioie e dolori del femminismo americano. Quella commistione di leggerezza e tragedia che aveva fatto di Thelma & Louise un energico manifesto 'rosa' del tutto insolito e originale rimane, in questa allegra commedia firmata dal giovane Pétré, solo un riferimento lontano, forzatamente richiamato nel titolo del film.
Le tre attrici protagoniste mostrano con disinvoltura un corpo non più giovane e si mettono in gioco con tutte loro stesse. Carismatiche per natura, sono le loro movenze a dare ritmo a un film di primo impatto gradevole ma poco a poco soporifero e senza un vero e proprio slancio narrativo. Distante dal travolgente percorso esistenziale di Thelma/Davis e Louise/Sarandon, il film, tra una gag e l'altra, dimostra di essere troppo leggero, aderendo alle punte più stucchevoli di una pochade d'altri tempi. Contrattempi (la ruota bucata, il conto salato allo chateau) e agnizioni (ognuna di loro nasconde la verità dei sentimenti) formano una ridda frenetica di avventure più o meno piccanti che riportano indietro l'età delle tre protagoniste. Quasi cinquantenni sulla carta, con storie d'amore insoddisfacenti e famiglie spezzate di cui occuparsi, cercano l'occasione di riscatto. Quando si aprono all'inedito, confessando debolezze e desideri a ragazzi di passaggio o allo specchio di un bagno privato, l'andamento narrativo smette di correre, si blocca e comincia a collezionare sketch comici e doppi sensi che riescono a strappare solamente un sorriso amaro. Più le tre si avvicinano al matrimonio, l'evento risolutivo che dovrebbe mettere tutti i cocci a posto, più si assommano i prevedibili equivoci di un colpo di scena mancato. C'è quantità - di battute e freddure - ma poca qualità. Pétré, sopraggiunto quasi alla fine, perde ironia e dissacrazione, e lascia le tre attrici, tanto amate dal pubblico francese - che le ricorda nei ruoli memorabili del passato - abbandonate a se stesse, a cercare di ristabilire l'equilibrio piacevole delle prime sequenze. Jane Birkin, sotto uno sciatto completo sportivo, ce la mette tutta, sculetta e balla come un'adolescente ma il suo fascino innato è una luce che brilla da sola.
Il titolo originale del film "Thelma, Louise et Chantal" potrebbe far pensare alla volontà del regista di osannare il cult di Ridley Scott, in realtà il film è molto lontano dagli stilemi dell'on the road americano, siamo più vicini allo stile francese classico, commedia venata di malinconia, scene divertenti alternate a momenti di riflessione, lacrime, risate e qualche verità.
Trasferta da Parigi a La Rochelle di tre amiche sui cinquanta (chi più, chi meno) per partecipare alle nozze di Thierry Lhermitte, ex compagno di una di loro, l’ancora avvenente Caroline Cellier che è decisa a non rinunciare ai giochi di sesso e seduzione. Ma nel corso del viaggio costellato di piccoli, e a volte divertenti, incidenti di percorso, avremo modo di appurare che anche Catherine Jacob, [...] Vai alla recensione »