| Titolo originale | Panique Au Village |
| Anno | 2009 |
| Genere | Animazione, |
| Produzione | Belgio, Lussemburgo, Francia |
| Durata | 75 minuti |
| Regia di | Stéphane Aubier, Vincent Patar |
| Attori | Jeanne Balibar, Nicolas Buysse, Véronique Dumont, Bruce Ellison, Christine Grulois, Bouli Lanners, Christelle Mahy, Eric Muller, Franco Piscopo, Benoît Poelvoorde Alexandre von Sivers, Vincent Patar, Frédéric Jannin, Stéphane Aubier. |
| Uscita | venerdì 25 giugno 2010 |
| Tag | Da vedere 2009 |
| Distribuzione | Nomad Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,39 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 1 luglio 2010
In quel di Villaggio, Cow-boy e Indiano s'ingegnano per fare un bel regalo di compleanno a Cavallo. Ma sono due maestri di guai e invece di ordinare 50 mattoni se ne fanno recapitare 50 milioni. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, In Italia al Box Office Panico al villaggio ha incassato 11 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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C'era una volta, in un villaggio di nome Villaggio, un cavallo di nome Cavallo, che viveva con un cow-boy di nome Cow-boy e un indiano di nome Indiano. È il 21 giugno, il compleanno di Cavallo, e i suoi due compari pensano bene di ordinare 50 mattoni per costruirgli un barbecue. Peccato che, tra un gioco e una distrazione, l'ordine on line parta pieno di zeri e il Villaggio si ritrovi invaso da 50 milioni di mattoni, che fanno particolarmente gola a dei piccoli, imprendibili ladri notturni.
Non è un caso che il bellissimo film del duo di animatori belgi Vincent Patar e Stéphane Aubier si ambienti in un paese non meglio identificato ma in un giorno precisissimo, il primo giorno d'estate. È la sola coordinata che serve per fissare la rotta, l'inaugurazione di un tempo di gioco e di libertà, di aria aperta e di tuffi. Patar e Aubier non si fanno mancare niente di tutto questo: i loro soldatini con la base, personaggi di una fattoria davvero universale, che ha abitato ogni casa del mondo, continuano le loro scorribande nonostante i bambini non li venerino e non li muovano più, un po' come i giocattoli di Toy Story ma senza rimpianti, spassionatamente incoscienti. Dei bambini non c'è traccia alcuna, eppure il mondo intero del film è governato da regole e tempistiche che appartengono indiscutibilmente all'universo del gioco infantile. È così che Cavallo può vivere un'avventura rocambolesca senza mai dimenticare l'appuntamento con la lezione di pianoforte di Madame Longrée, ricevendo le telefonate dal conservatorio letteralmente in qualsiasi posto, anche in fondo al mare, e riuscendo a presentarcisi a tempo debito, anche se non certo nel più consueto dei modi. È così che dallo stagno si accede per direttissima ad Atlantide; che la mamma dei mostriciattoli marini non smette di far frittelle né a testa in giù né a testa in su, indipendentemente dall'emisfero in cui si trova; che il casello del vigile può divenire prigione e ritornare casello alla bisogna.
Nato da una serie televisiva, questo lungometraggio in stop-motion, ha dunque nell'imprevedibilità di fondo e nella natura potenzialmente inesauribile della sua narrazione l'aspetto più originale, perduto e spettacolare. Non ci sono coordinate a cui aggrapparsi, nessuno schema in cui far rientrare la trama, tutto può succedere e succede di tutto.
Privo di logica ma non di sentimento (Jannine disperata, perché hanno incarcerato il suo Steven, Cavallo che s'intimidisce d'un tratto, sotto lo sguardo amorevole di Madame Longrée), l'andamento del film dispiega sotto i nostri occhi il passaggio magico dall'indeterminatezza (i pupazzetti seriali, interscambiabili) alla necessità (Cavallo, Cow-Boy, Indiano), dal nome comune al nome proprio, dall'inanimato all'oggetto di affetto. È quello che i bambini fanno quotidianamente, opportunamente incoscienti. I grandi, invece, hanno bisogno del cinema.
I percorsi didattici
» I protagonisti sono dei pupazzi di plastica vecchio stile. Sai dire quali personaggi rappresentino e che ruolo abbiano avuto negli Stati Uniti? Se non conosci la risposta fai una ricerca sull'800 americano e quello che veniva chiamato “territorio di frontiera”.
» Quali sono per te i vecchi giocattoli? Ne hai uno preferito: qual è e perché?
» Indiano, Cowboy e Cavallo sono amici pur essendo diversi tra loro per razza, natura e comportamenti. Secondo te, nella vita reale, è possibile volersi bene tra esseri tanto differenti?
» Spiega le ragioni del tuo si o del tuo no.
» Racconta la tua esperienza personale: cosa ti accomuna o ti allontana dal tuo amico/a più stretto?
» Nella scena in cui Cowboy e Indiano comprano mattoni su Internet succede un imprevisto e il regalo si trasforma in un incubo. E' la dimostrazione che Internet è utile e divertente ma può anche complicare le cose se usato male. Ricordati di navigare sempre con un adulto accanto.
» Come mai Cavallo è quello che lavora di più tra i tre amici? Cowboy e Indiano non vogliono avere di nuovo una casa? Non credi che a volte le persone siano distratte da cose futili invece di essere concentrati su quelle importanti. Ti capita la stessa cosa?
» A che fa riferimento il titolo del film Panico al villaggio?
Uno dei più stralunati film d'animazione di tutti i tempi,forse più di ogni altro film in stop motion.La scarsa fluidità dei movimenti dei soldatini(che conservano i piedistalli,anche se possono toglierseli)e l'animazione artigianale(un mix di collage e animazione tradizionale)può rendere difficile la visione di un 'ora e mezza.
Versione di lungo metraggio della serie televisiva ideata dal duo di animatori belgi Aubier e Patar, Panico al Villaggio si annuncia come un'ondata di spasso incontrollabile; puro divertimento all'insegna del nonsense che governa i giochi dei bambini e, nella vita come nelle arti, è ingrediente imprescindibile del miglior umorismo. Cowboy, Indiano e Cavallo sono i protagonisti di quest'opera in stop motion che l'anno scorso ha sfilato nella selezione ufficiale di Cannes e ora si avvia a divenire un piccolo cult.
Riabilitare dal punto di vista critico i film d'animazione è diventato forse un tic, ma «Panico al villaggio» è davvero un piccolo capolavoro. Tratto dall'omonima serie tv, il lungometraggio firmato da un'equipe di schivi geni europei del ramo si distingue per la tecnica fuori moda della stop-motion, ma soprattutto per la manipolazione meravigliosamente «grezza» delle dimenticate figurette su piedistallo [...] Vai alla recensione »