| Anno | 2008 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Germania |
| Durata | 124 minuti |
| Regia di | Wim Wenders |
| Attori | Campino, Giovanna Mezzogiorno, Dennis Hopper, Olivia Asiedu-Poku, Letizia Battaglia, Harry Blain, Sebastian Blomberg, Inga Busch Alessandro Dieli, Melika Foroutan, Irina Gerdt, Gerhard Gutberlet, Francesco Guzzo, Wolfgang Michael, Anna Orso, Jana Pallaske, Lou Reed, Udo Samel, Axel Sichrovsky, Giovanni Sollima. |
| Uscita | venerdì 28 novembre 2008 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 2,21 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 26 maggio 2015
Un fotografo di grande successo decide di mollare la sua vita e di andare a vivere a Palermo, dove incontra una bellissima restauratrice. In Italia al Box Office Palermo Shooting ha incassato 123 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Finn un fotografo il cui lavoro è molto apprezzato in campo internazionale, è un uomo costantemente in azione. Il suo cellulare è sempre in funzione, dorme pochissimo (e quando dorme ha incubi) e suo lettore mp3 è sempre in funzione. Una sera, mentre si trova alla guida della sua auto, vede, come si suol dire, la morte in faccia rischiando un incidente dalle conseguenze letali. Da quel momento la sua vita cambia. Abbandona la Germania e si reca a Palermo con l'alibi di un servizio fotografico con Milla Jovovich ma in realtà vuole azzerare la propria esistenza per ripartire da capo. L'ossessione della morte però non lo abbandona. Si vede colpito o sfiorato da frecce scagliate da un essere misterioso che lo segue. A mitigare solo in parte questa sensazione provvede l'incontro con Flavia, una restauratrice impegnata su un grande affresco cinquecentesco raffigurante il trionfo della Morte.
Wim Wenders, a differenza della Morte rappresentata da un Dennis Hopper biancovestito, manca completamente il bersaglio. Dopo le interessanti esperienze di La terra dell'abbondanza e Non bussare alla mia porta, il regista decide di far ritorno in Europa ripartendo dalla terra che gli ha dato i natali: la Germania.
La sua identificazione con il protagonista si potrebbe definire purtroppo palese non tanto sul piano narrativo (anche se sicuramente lo è anche su questo versante) quanto piuttosto su quello della riuscita complessiva dell'opera. Come si diceva una volta: 'bella la fotografia'. Perché su questo versante il film è affascinante sia quando si muove nella metallica e glamourous atmosfera di Düsseldorf sia quando si trasferisce nei vicoli e nelle piazze di una Palermo delabré. Lo è invece sempre meno man mano che procede in una didascalica riflessione sull'uomo, la vita e la morte sfiorando il ridicolo involontario nel dialogo finale che vorrebbe essere denso di concetti ben più adatti a un romanzo tascabile da stazione ferroviaria. Il regista e sceneggiatore ha in questa occasione il difetto capitale di voler dire e spiegare tutto non lasciando alcuno spazio proprio a quell'invisibile di cui vorrebbe tessere le lodi. Ottimo sarebbe stato approfondire il discorso sulla falsificazione del reale che la fotografia ormai può realizzare ad altissimi livelli e che viene suggerito inizialmente (e poi didascalicamente ribadito). Ottimo se Shooting Palermo non avesse utilizzato a piene mani proprio quella tecnologia digitale che pretende di mettere in discussione e non ci avesse offerto un overdose di product placament decisamente imbarazzante.
Il film è dedicato a due grandi registi Bergman ed Antonioni morti nello stesso giorno, il trenta luglio del 2007, mentre il film era in lavorazione, un fatto del tutto casuale al quale si vuole dare un significato, riportandolo all'inizio dei titoli di coda. Penso che se Sciascia fosse morto nello stesso giorno e non il 20 novembre del 1989 sarebbe figurato anche lui nella dedica.
Wim Wenders di ritorno dai deserti americani compie il tragitto Dusseldorf-Palermo dentro le allucinazioni sonore e visive di una star del gruppo punk Die Toten Hosen, Campino, nella parte di un fotografo quarantenne senza più desideri. Wim riparte dalla sua città natale e va verso sud dove trova la luce in un affresco del XV secolo, uno scheletro a cavallo che vola sulla città lanciando frecce trasparenti, [...] Vai alla recensione »