| Anno | 2005 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Giappone, Francia |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Nobuhiro Suwa |
| Attori | Valeria Bruni Tedeschi, Bruno Todeschini, Nathalie Boutefeu, Louis-Do de Lencquesaing, Joana Preiss Jacques Doillon, Léa Wiazemsky, Marc Citti, Delphine Chuillot. |
| Uscita | lunedì 20 febbraio 2012 |
| Distribuzione | MYMOVIESLIVE! |
| MYmonetro | 3,39 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 20 febbraio 2012
Una coppia che vive all'estero, è in crisi, e l'unica decisione plausibile per entrambi è quella di divorziare.
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CONSIGLIATO SÌ
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Marie e Nicolas arrivano a Parigi per partecipare al matrimonio di una coppia di amici. Dopo quindici anni, la loro storia d'amore è arrivata a un punto di rottura e hanno deciso di separarsi. Durante il soggiorno, fra annunci agli amici comuni, visite al Museo Rodin e divagazioni notturne, entrambi si confrontano più concretamente con l'idea dell'abbandono, vedendo oscillare i loro sentimenti fra seduzione e rancore, disprezzo e tenerezza.
Il cinema moderno europeo è basato sull'idea di "crisi": crisi del soggetto, crisi dell'azione, crisi della temporalità, ma, soprattutto, crisi di coppia. Da Antonioni a Bergman, da Godard a Garrel, sono molti i grandi registi che hanno fatto della fine di un amore un racconto personale o esistenziale, poetico o politico. Un couple parfait potrebbe essere "solo" un titolo in più teso ad allargare questo ampio orizzonte su cui si staglia il tramonto dell'eros se, nella sua essenzialità (lunghissimi piani sequenza a camera fissa, recitazione naturale e illuminazione scarna), l'opera non attraversasse la crisi di coppia fin negli interstizi e nelle più intime lacerazioni.
L'occhio è quello di Nobuhiro Suwa, cineasta giapponese che ha fatto della ripresa dei modelli del cinema moderno europeo (in particolar modo francese) un progetto artistico personale. In H Story raccontava il tentativo di mettere in scena un remake di Hiroshima mon amour, raddoppiando il gioco di specchi del confronto culturale fra Europa e Giappone nel momento in cui era lui stesso, giapponese di Hiroshima, a prendere in carico il testimone di Alain Resnais.
In Un couple parfait filma una storia che ricorda quella di Viaggio in Italia di Rossellini, sostituendo i calchi di Pompei con le statue "viventi" e decadenti del Musée Rodin di Parigi. Nell'esplorazione dei luoghi fisici e cerebrali del cinema francese, viene accompagnato da una guida indigena: la direttrice della fotografia Caroline Champetier (che ha illuminato molta della modernità francese, da Godard a Garrel passando per Straub-Huillet).
Questo oscuro scrutare ("oscuro" anche per il fatto di scegliere solo luci naturali) serve a tirar fuori dall'improvvisazione dei propri attori quei centri di indeterminazione in cui le emozioni dei personaggi oscillano da un estremo all'altro: dal risentimento all'affetto, dal riso al pianto, dall'indifferenza all'intimità. Con questa finalità, il regista giapponese concentra la sua messa in scena sull'idea di separazione (la stanza d'albergo divisa a metà) e di raddoppiamento (gli specchi nella scena del bar; le opere d'arte del Musée Rodin), confermando che ogni coppia non è solo lo sguardo d'insieme che rimanda, ma anche la somma di due affetti differenti e delle loro naturali curve di oscillazione.
Questa continua dialettica fra separazione e ricongiungimento è il vero cuore delle contemplazioni estatiche e silenziose di Suwa. E il senso di Un couple parfait è quello di catturare l'attimo, scolpire la scultura di un uomo e di una donna abbracciati in un limbo sentimentale, sospesi fra la certezza di una fine e la speranza di un nuovo inizio.
Nicolas e Marie ritornano in Francia, dopo molti anni trascorsi all'estero, per assistere a un matrimonio tra vecchi amici. I due sono in crisi e stanno per divorziare ma vanno insieme alla cerimonia. Una volta arrivati, annunciano ai presenti la loro imminente separazione.
Non è di certo un brutto film, ma la staticità delle riprese lo rende in certi punti snervante. E' naturale che non ci si aspetti un tipico dinamismo degli action-movie, ma qui la trama non molto dinamica viene anche peggiorata dalla regia lenta, lentissima e monotona.
Nobuhiro Suwa è un regista giapponese che fa film solo in Francia. Anche se spesso va a Tokio e dice di capire poco il francese. I suoi primi due film, «M/Other» e «H Story», presentati a Cannes, sono stati accolti con favore dai cinefili. Io, che non ho mai militato in quelle fila, di fronte al suo terzo film, «Un Couple parfait» (Una coppia perfetta), sceso qui ieri in concorso, mi dichiaro, invece, [...] Vai alla recensione »