Zatôichi

Film 2003 | Commedia 116 min.

Regia di Takeshi Kitano. Un film Da vedere 2003 con Takeshi Kitano, Tadanobu Asano, Akira Emoto, Yuko Daike, Saburo Ishikura. Cast completo Genere Commedia - Giappone, 2003, durata 116 minuti. - MYmonetro 3,73 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 18 agosto 2010

Nel Giappone del XIX secolo, Zatoichi, guerriero cieco e apolide, vive dedicandosi al massaggio e al gioco d'azzardo,ma è anche un virtuoso della spada, la katana, che offende mortalmente inopportuni avventori. Il film è stato premiato a Venezia, In Italia al Box Office Zatôichi ha incassato 674 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,73/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA
PUBBLICO 3,47
CONSIGLIATO SÌ
Un film che si realizza nel combattimento come Kitano nel divertimento, dimentico dei codici che da sempre regolano il cinema "in costume".
Recensione di Marzia Gandolfi
Recensione di Marzia Gandolfi

Nel Giappone del XIX secolo, Zatoichi, guerriero cieco e apolide, vive dedicandosi al massaggio e al gioco d'azzardo,ma è anche un virtuoso della spada, la katana, che offende mortalmente inopportuni avventori. Il suo peregrinare lo conduce alle porte di un villaggio vessato dal clan di Ginzo, che due "fanciulle", sopravvissute allo sterminio della famiglia, vogliono morto. La spada di Zatoichi, allora, incrocerà la grazia delle geishe.. Kitano rilegge il mito nipponico del guerriero cieco Zaitochi, protagonista di un serial televisivo di culto degli anni Sessanta-Settanta, della sua spada letale nascosta nel bastone, del suo altruismo, del suo vagare. Corpo, attoriale e autoriale, che vaga, ma vedendoci benissimo, attraverso i generi, gli ambienti, i ruoli, incarnandoli, divorandoli per il puro piacere della rappresentazione, per il puro godimento - davvero tutto fisico e sublimato nella risata - del pubblico, affrancato da qualsivoglia speculazione. Zaitochi si realizza nel combattimento come Kitano nel divertimento, dimentico dei codici che da sempre regolano il cinema "in costume". Allora, quasi naturalmente, il guerriero nipponico approda al musical, sul palcoscenico, dove gli eroi del cinema convivono con quelli della televisione, quelli della letteratura con quelli della leggenda, dentro, anzi sotto un tip tap che "danza" i singoli elementi in un ritmo globale, dove è impossibile inciampare, o quasi!

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
Recensione di Andrea Chirichelli
martedì 16 settembre 2003

Atteso, spasmodicamente atteso come ogni film del regista, capace, da solo, di sdoganare la cinematografia di un intero paese con titoli che hanno permesso agli occidentali di volgere finalmente lo sguardo a Oriente, Zatoichi ripaga le attese, allargando però lo spettro dei potenziali spettatori e destando stupore nei Takeshi-fan della prima ora. Zatoichi è per tutti, ecco il miracolo o il dramma di Kitano: il regista si affranca, forse una volta per tutte, dai circoli degli eletti, dall'elitarietà delle riviste di settore, dal pubblico di fan adoranti che lo scoprirono ai tempi grazie alle trasmissioni notturne di Rai 3 o di Fareastfestival.
Erase and rewind: nonostante sia in costume, sia basato su una serie televisiva giapponese vecchia di 30 anni, Zatoichi parla al pubblico con un linguaggio elementare. Il grottesco e il paradosso dominano incontrastati. Kitano ci prende in giro, si fa beffe dello spettatore, alternando sequenze di un certo spessore drammatico a intermezzi demenziali e surreali. Già visto, sì, ma non in questa misura.
Sonatine, Hana-bi (forse i suoi film migliori) mescevano sapientemente toni e semitoni e ogni inquadratura, ogni momento della pellicola, era una macedonia di sensazioni, stili, ideologie diverse. In Zatoichi Kitano usa la spada e non solo sullo schermo: il taglio netto e vibrante è in agguato, silenziosamente in stand by. La trovata comica è dietro l'angolo, inaspettata a volte, telefonata altre, ma l'effetto straniante è garantito.Ti sei appena commosso per il racconto di un'anziana paesana alle prese con racket e vessatori di ogni genere ed ecco spuntare dall'estremità dello schermo il copro sfatto e grasso del giovane vicino di casa, che, folle, brandendo una lancia, simula combattimenti e battaglie. Ripensi alla storia delle due geishe orfane e raminghe e, toh, si scopri che una delle due è un lui. Attendi il momento della battaglia finale e la stessa si risolve in un solo colpo Ti dispiaci per la cecità del protagonista e...ehi ma quelli sono due occhi finti e spalancati disegnati sulle palpebre! Credi che Kitano si ritagli un finale epico e ti ritrovi con uno spettacolare tip tap. Un vero helzapoppin, un teatrino delle burle, quello imbastito da Kitano che serve sangue e sorrisi sullo stesso piatto. Sono mezzucci per ottenere la grassa risata? Forse.Però...
Kitano buffone, cialtrone, perennemente ingobbito e chino su bastone/spada mena fendenti a destra e a manca ed il sangue sgorga copioso, zampilla letteralmente dai corpi esanimi degli avversari. Non c'è possibilità di confronto: da solo, il massaggiatore-samurai disintegra le squadre di ronin e sgherri dei clan nemici che cadono colpo dopo colpo e dipanano sul terreno, intriso del loro sangue, coreografie che ricordano la disposizione scenica dei cadaveri in Brothers. Eccolo il fottuto giapponese, che s-fotte gli avversari con monosillabi, che quasi non proferisce parola ma che urla col corpo, con lo sguardo. Zatochi è imperfetto. I personaggi sono caricaturali, troppo. Privi, a parte il personaggio principale di una vera identità e di uno spessore che li renda memorabili. Kitano è soverchiante, il suo non-sguardo e la zazzera bionda annientano ogni volontà espressiva da parte dei comprimari, meri figuranti al cospetto del dio-regista. Kitano ha bisogno, come agli esordi della sua carriera, di una spalla comica e ne trova più di una. Zatoichi è una commedia brillante, un musical, più che un film di cappa e spada. Adrenalinico e corroborante, è un vero toccasana, una sferzata di energia, regalo di uno dei pochi registi che riescono ad essere creativi anche quando ammiccano così ferocemente al pubblico già adorante. Kitano è ormai una icona, pericolosamente giunta al fronte che separa la genialità dall'autoreferenzialità. Per ora l'abbiamo scampata bella. Ma poi?

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 3 maggio 2010
Paola Di Giuseppe

Zatōichi è uno jidaigeki, film storico in costume ma il medioevo qui è leggendario e siamo in un villaggio di contadini infestato da bande rivali della yakuza. C’è un eroe che ricorda Sanjuro di Kurosawa,ma non è un ronin,non va in cerca di ingaggi. Personaggio molto noto in Giappone,Zatoichi è un massaggiatore cieco esperto di arti marziali che farà il finimondo nel paese eliminando tutto il [...] Vai alla recensione »

Frasi
Anche con gli occhi spalancati... non riesco a vedere niente.
Zatoichi (Takeshi Kitano)
dal film Zatôichi - a cura di Jona
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Danzano, semplicemente danzano, i samurai di Takeshj Kitano. Il suo ultimo, magico film, Zatoichi, ci porta nel Giappone del XIX secolo. Un mondo oscuro, violentissimo, oppresso da bande di malfattori che taglieggiano artigiani, contadini e commercianti. Ma dove si può anche trovare un samurai invincibile, capace di riparare i torti passando i nemici a fil di spada.

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martedì 5 luglio 2011
Roberta Montella

Nel cuore di Roma, il 6 luglio, si apre il Festival Isola Mondo, all'Isola del Cinema (isola Tiberina). Dopo il grande successo dello scorso anno, la seconda edizione durerà fino al 14 luglio e sarà ricca di successi cinematografici provenienti da tutto [...]

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leone d'argento
Venezia
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