Central do Brasil

Film 1998 | Drammatico +16 115 min.

Anno1998
GenereDrammatico
ProduzioneBrasile
Durata115 minuti
Regia diWalter Salles
AttoriFernanda Montenegro, Vinicius De Oliveira, Marília Pêra, Soia Lira .
TagDa vedere 1998
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,10 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Walter Salles. Un film Da vedere 1998 con Fernanda Montenegro, Vinicius De Oliveira, Marília Pêra, Soia Lira. Genere Drammatico - Brasile, 1998, durata 115 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,10 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 23 settembre 2010

Dora è un'insegnante in pensione di Rio, che per arrotondare scrive lettere per gli analfabeti. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Berlino, 2 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, In Italia al Box Office Central do Brasil ha incassato 1,3 milioni di euro .

Consigliato sì!
3,10/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO 3,20
CONSIGLIATO SÌ

Dora è un'insegnante in pensione di Rio, che per arrotondare scrive lettere per gli analfabeti. È una donna senza fascino e delusa, certamente cinica. Quando un bambino rimane solo per la morte della mamma, Dora lo raccoglie soltanto per venderlo a chi fa commercio di organi. Si pente, recupera il bambino ma deve fuggire. Così, attraversa il Brasile per accompagnare il piccolo da un fantomatico padre, che non viene mai trovato. In compenso il bambino si ricongiunge con due fratelli sconosciuti, mentre Dora ha tratto qualcosa dall'esperienza. Saprà star sola, meno disperata. "Road" intenso e discretamente sapiente, che rivela un Brasile allegramente disperato che se la cava sempre aggrappandosi ora a quell'espediente, ora a quel santo. Il film ha vinto due Orsi a Berlino (uno alla Montenegro) e la sceneggiatura è stata premiata al Sundance. La critica americana lo ha "menzionato" come il miglior film straniero del 1998. Si sa, spesso il cinema del terzo mondo ha la franchigia della freschezza, anche se propone situazioni e sentimenti conosciuti. Ma in questo caso c'è anche sostanza vera.

Francesco Rufo
venerdì 10 luglio 2009

Central do Brasil si basa sul viaggio di Dora e Josué, che unisce in sé tre percorsi verso la conquista di un’identità: quello di Josué verso l’identità come radice e nucleo familiare; quello di Dora verso l’identità come recupero positivo della memoria, verso una nuova identità fondata sulla capacità di esprimere i propri sentimenti; quello del popolo brasiliano verso l’identità di popolo. Il viaggio di Josué è un percorso di formazione. Josué cerca il padre, che rappresenta le sue origini. In Dora trova una figura materna vicaria. Alla fine non trova il padre ma due fratelli con cui crea una famiglia. Il viaggio di Dora è una ricerca del tempo perduto. Dora è sola, indurita dalla vita. Nel viaggio con Josué scopre il senso della maternità, ricorda il suo passato, conquista la forza di esprimere compassione. Nella memoria trova l’identità e la saudade, la nostalgia di ciò che non ha vissuto. Il viaggio di Josué e Dora è un percorso di mutua apertura ed è un viaggio nell’anima e nel popolo del Brasile. Il popolo brasiliano è formato dalle persone che dettano a Dora le loro lettere, raccontano le loro storie. Questo popolo è in viaggio, cerca la propria identità di popolo. Queste persone, nel loro parlare, compiono un atto politico di fabulazione e racconto che costituisce un “popolo che manca”. Secondo G. Deleuze, il cinema politico moderno si fonda sulla base per cui «il popolo non esiste più, o non ancora… il popolo manca. [] Questa constatazione di un popolo che manca non è una rinuncia al cinema politico, al contrario è la nuova base su cui esso si fonda, allora, nel terzo mondo e nelle minoranze. L’arte, soprattutto l’arte cinematografica, deve partecipare a questo compito: non rivolgersi a un popolo presupposto, che c’è già, ma contribuire all’invenzione di un popolo». I popoli che mancano sono popoli dimenticati, dispersi, segnati da guerre, dittature, calamità naturali, povertà. L’autore, se vuole stare dalla parte del popolo che manca, deve darsi degli intercessori, delle persone in grado di affabulare, di raccontare la propria storia, vita, situazione. La persona parla di sé e al contempo produce enunciati che riguardano la collettività.

Sei d'accordo con Francesco Rufo?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Una piccola odissea: un bambino in cerca di suo padre, una donna anziana ed egoista in cerca dei suoi sentimenti, un grande paese in cerca delle sue radici. Sulla scorta della bella sceneggiatura di João Emanoel Carneiro e Marcos Bernstein, insignita del premio Cinema 100 dal Sundance Institute, il documentarista Salles comincia nel prologo a Rio de Janeiro a prendere le distanze dalla realtà miserrima e disperata in cui vivono Dora (Montenegro) e il piccolo Josué (Oliveira) e di cui sullo schermo giungono immagini fredde, quasi scarnificate. Quando comincia il viaggio da Rio verso il Nordeste alla ricerca dell'introvabile padre di Josué "più che il territorio del Brasile, sembra che i due ne attraversino l'anima" (R. Escobar). Durante il viaggio - che per la donna è anche il percorso verso la riconquista di una coscienza e una dignità perdute - il film acquista, insieme, lo spessore di un rapporto sociologico e la dolcezza di una favola. 5 premi internazionali tra cui l'Orso d'oro a Berlino e il Golden Globe.

Tutte le recensioni de ilMorandini
CONSULTALO SUBITO
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 4 ottobre 2011
IlaSkywalker

Tenero e classico viaggio di formazione che ha come meta un ricongiungimento sospeso. Dalla metropoli allo sterminato paesaggio brasiliano, i due protagonisti, entrambi soli e inizialmente in un rapporto di antipatia, si lasceranno e perderanno molte volte prima della decisione finale, quella più giusta.  Una via di mezzo tra "Harold e Maude" e "Monsieur Ibrahim e i fiori [...] Vai alla recensione »

mercoledì 27 gennaio 2021
ginger snaps

Di incontrare il padre mai conosciuto è il tema solenne ma le difficoltà che incontreranno i due protagonisti per tutto il tragitto non è da meno. Dora è una donna indurita dalla vita e costretta ad arrotondare scrivendo lettere ad analfabeti . Il suo lavoro si svolge nell 'umida stazione di Rio de Janeiro. Nulla nella metropoli festosa del carnevale fa presagire di [...] Vai alla recensione »

lunedì 27 giugno 2011
dounia

La solitudine di Dora, donna in pensione e non sposata, che lavora al "Central do Brasil" dove scrive lettere per analfabeti, viene appagata dalla conoscenza del ragazzino Josuè e lo vuole aiutare a trovare suo padre. l'obiettivo prefissato non sarà raggunto, ma dimostrerà allo spettatore che i due mondi sono compensati dalle ricerche interiori dei due interpreti e dal bisogno che essi hanno di dare [...] Vai alla recensione »

martedì 10 marzo 2015
il befe

bello

mercoledì 13 maggio 2009
Elvis shot JFK

ma mi aspettavo qualcosa più alla "Mereilles" che una storia così strappalacrime!

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Lietta Tornabuoni
La Stampa

Col suo gran successo, il suo Orso d'oro e il suo possibile Oscar, Central do Brasil è un simbolo della insperata rinascita di quel cinema brasiliano che pareva da decenni morto e sepolto: ucciso dalla censura politica della dittatura militare, ucciso dalla dittatura televisiva. Dimenticato il "cinema novo" che tra neorealismo e barocco, tra stile documentaristico e accensione fantastica, seguendo [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Rinserrata nel suo egoismo gelido, Dora (Fernanda Montenegro) guarda con disprezzo gli infelici che le dettano lettere che non spedirà. Poi, con l’amica Irene (Marília Pera) esercita una maligna, paradossale onnipotenza che si alimenta dell’impotenza senza via d’uscita delle sue vittime. Le due s’arrogano il diritto di tagliare i fili delle loro illusioni, di decidere delle loro storie di vita.

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Eccolo, il vero film da vedere con i nostri ragazzi durante le feste, Central do Brasil,di Walter Salles. Niente effetti speciali, niente megacapitali, nessuna voglia di stupire. Una storia semplice semplice, un viaggio attraverso il Brasile, da Rio de Janeiro alle remote zone dell’interno, compiuto da Dora (Fernanda Montenegro) e Josué (Vinicius de Oliveira).

winner
orso d'oro
Festival di Berlino
1998
winner
miglior attrice
Festival di Berlino
1998
winner
miglior film straniero
Golden Globes
1999
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