| Titolo originale | Pusher |
| Anno | 1996 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Danimarca |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Nicolas Winding Refn |
| Attori | Kim Bodnia, Zlatko Buric, Laura Drasbæk, Slavko Labovic, Mads Mikkelsen Peter Andersson, Vasilije Bojicic, Lisbeth Rasmussen, Levino Jensen, Thomas Bo Larsen, Kenneth Herschel, Gunner Clemann, Alex Nielsen, Laust Balskov, Kim Maali, Morten Pay, Liv Corfixen, Per Leth, John Kalmar, Thor Nielsen, Evald, Jesper Staal, Lars Bom, Michael Hasselflug, Nicolas Winding Refn, Jesper Lohmann, Steen Fridberg, Gordon Kennedy (II), Gyda Hansen, Kenneth Schultz, Coco C.P. Dalbert, Karsten Schrøder, Keith C. Stanley, Lisa Lach-Nielsen, Thomas Aagren, Eva Nauman, Thomas Herschel. |
| Tag | Da vedere 1996 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 3,36 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 31 luglio 2024
L'esordio cinematografico del regista danese Nicolas Winding Refn.
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CONSIGLIATO SÌ
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Frank, uno spacciatore che è anche cocainomane, sta per vivere la peggiore settimana della sua vita. Dopo aver venduto droga ottenendone meno di quanto previsto si ritrova in un grosso guaio. Deve rendere al serbo Milo una grossa somma a cui se ne aggiunge una esorbitante perché, mentre trattava un importante affare con uno svedese, è stato catturato dalla polizia e ha versato tutto il quantitativo di droga (avuta da Milo) nel lago. Ora deve trovare in tempi brevissimi tutti i soldi.
Il film d'esordio di Nicolas Winding Refn è divenuto un cult nonostante non fosse nato sotto i migliori auspici. Refn si è sempre vantato di non avere nessuna 'scuola' di cinema alle spalle e suo padre Anders (montatore di film come Le onde del destino) riteneva che fosse sintomo di follia girare un'opera prima senza un minimo background professionale alle spalle. Nicolas gli ha dimostrato che invece era possibile realizzando un film in cui i difetti (se ci sono) scompaiono dinanzi alla tensione che pervade l'intero film. Si tratta di una progressione che, sia sul piano della sceneggiatura che su quello stilistico, accompagna Frank nei gironi sempre più cupi di un inferno in cui vive quasi da sempre (quasi, perché la scena con la madre fa intravedere un passato tanto remoto quanto diverso). È la Copenaghen dei locali notturni, delle stanze sul retro, degli alberghetti di quart'ordine quella che lo spettatore attraversa con Frank. Un uomo la cui personalità è come dominata dal pendolo di Edgar Allan Poe che ondeggia tra i due estremi della droga e del denaro e che può, ad ogni istante, togliergli la vita.
Refn lo pedina con una macchina da presa mobilissima ma lontana dal Dogma vontrieriano che proprio allora tendeva a imporsi come stile assoluto nel cinema danese di qualità. Il suo è un modo di girare privo di autocompiacimenti, asciutto, a tratti quasi chirurgico. Salvo poi non rinunciare a mostrare, senza però cercare facili giustificazioni al suo agire, il sentimento che Frank prova nei confronti di Vicki. Un sentimento che, ogni volta che emerge anche solo per un istante, deve essere costantemente annullato quasi che il rischio di soccombervi sia troppo forte. In un film di uomini privi di scrupoli e capaci di esercitare la violenza sia in modo subdolo (come Milo) che brutale (come il suo braccio destro Radovan) Vicki conserva un suo ruolo che va seguito con attenzione perché è lo specchio in cui Frank cerca la parte perduta di sé.
Un film dal ritmo frenetico che tiene incollati allo schermo per tutta la sua durata, ha il pregio di raccontare una storia con una trama che non si discosta poi molto dal clichè dei film di genere, ma che ha un suo stile ben preciso e rende godibilissima la sua visione. Sporco, cattivo, senza speranza e senza ironia, il film è il volto della Copenhagen nera, quella di spacciatori, prostitute [...] Vai alla recensione »