| Titolo originale | Angel's Egg |
| Anno | 1985 |
| Genere | Animazione, |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 71 minuti |
| Regia di | Mamoru Oshii |
| Attori | Jinpachi Nezu, Keiichi Noda . |
| Uscita | giovedì 4 dicembre 2025 |
| Tag | Da vedere 1985 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 4 dicembre 2025
Ambientato in un mondo deserto e sospeso, racconta l'incontro tra una giovane ragazza che custodisce un uovo misterioso e un guerriero errante. In Italia al Box Office L'uovo dell'angelo ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 576 mila euro e 291 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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In una città deserta e avvolta da una luce spettrale, una ragazzina vaga stringendo a sé un uovo che custodisce con devozione, senza conoscere davvero ciò che contiene. La sua routine silenziosa viene interrotta dall'arrivo di un enigmatico giovane soldato, che sembra sapere più di quanto voglia ammettere e che la segue come un'ombra ambigua. Nel paesaggio di rovine, tra statue ciclopiche e cattedrali vuote, i due intraprendono un percorso di attesa e interrogazione, mentre simboli religiosi e presagi apocalittici affiorano dal fondo della città. Il mistero dell'uovo diventa il cuore di un viaggio metafisico che mette in discussione fede, memoria e identità.
L'uovo dell'angelo di Mamoru Oshii, realizzato nel 1985 e diventato negli anni un classico del cinema d'animazione d'autore, è una meditazione visiva sull'attesa e sul mistero, costruita con un rigore formale che sfiora l'ascetismo.
Ambientato in una città fuori dal tempo, sospesa tra un Medioevo decaduto e un futuro già collassato, prende vita grazie alla pregevole direzione artistica di Yoshitaka Amano (poi diventerà character designer di Final Fantasy), che fonde la visionarietà infernale di Hieronymus Bosch con la solitudine metafisica di Giorgio De Chirico. Il risultato è un mondo spettrale, fatto di guglie spezzate, statue erose dal tempo, scale impossibili, cupole crepate, cattedrali senza fedeli: un mondo che sembra essere sopravvissuto alla propria fine e attendere in un limbo di quiete irreale. Un paesaggio mentale, più che un luogo fisico.
In questo vuoto si muove una ragazzina che custodisce un uovo misterioso, senza sapere davvero cosa contenga. Il suo peregrinare, circolare e sospeso, viene interrotto dall'arrivo di un giovane soldato, portatore di un sapere incerto e forse illusorio. Il loro incontro è l'unico frammento di relazione in un film dominato dal silenzio, ma anche questo confronto è pervaso da ambiguità, come se le parole fossero inadeguate a contenere la verità che entrambi cercano. I loro dialoghi sono labili, quasi sussurrati: L'uovo dell'angelo vive infatti di non detti, di sospensioni, di un tempo che si dilata al punto da diventare contemplazione.
Tra gli episodi più memorabili c'è la celebre sequenza della caccia alle "balene-ombra": figure immateriali e gigantesche che attraversano i vicoli come memorie di un passato remoto, inseguite invano da una schiera di pescatori. Qui l'animazione si fa ritmo, trance, astrazione, sostenuta da una colonna sonora che alterna armonie tradizionali, percussioni e dissonanze per creare un'atmosfera sacrale e inquieta.
Intessuto di simbolismo cristiano - l'attesa, la caduta, l'agnizione mancata - L'uovo dell'angelo non cerca mai l'allegoria esplicita. L'uovo rimane un enigma, aperto a interpretazioni molteplici: promessa, minaccia, identità in potenza o semplice illusione. Ciò che potrebbe apparire criptico diventa in realtà una forma di libertà: lo spettatore non deve "risolvere" il film, ma lasciarsi attraversare dalle sue immagini.
Oshii non offre chiavi interpretative definitive, ed è proprio questa indeterminatezza a rendere L'uovo dell'angelo un'opera ancora oggi magnetica. È il punto più mistico e visionario della carriera del regista di Ghost in the Shell, un film che parla all'inconscio più che alla logica e che continua a rivelare nuovi significati a ogni revisione. Forse l'uovo contiene una promessa, forse una minaccia, forse il nulla. Forse il suo significato cambia in base allo sguardo di chi lo osserva. Quel che è certo è che L'uovo dell'angelo resta una delle esperienze più ipnotiche e influenti dell'animazione d'autore giapponese: un viaggio nell'inconscio collettivo che continua a stupire per la sua audacia formale e per la sua misteriosa dolcezza apocalittica.