| Titolo originale | Tirez sur le pianiste |
| Anno | 1960 |
| Genere | Giallo |
| Produzione | Francia |
| Durata | 85 minuti |
| Regia di | François Truffaut |
| Attori | Charles Aznavour, Marie Dubois, Nicole Berger, Michèle Mercier, Serge Davri Claude Mansard, Richard Kanayan, Albert Rémy, Jean-Jacques Aslanian, Daniel Boulanger, Claude Heymann, Alex Joffé, Boby Lapointe, Catherine Lutz, Laure Paillette, Alice Sapritch. |
| Tag | Da vedere 1960 |
| MYmonetro | 3,31 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 17 luglio 2014
Un pianista, dopo il suicidio della moglie, si lega alla lavorante del dancing e uccide, per legittima difesa, il proprietario del locale, innamorato della ragazza.
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CONSIGLIATO SÌ
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Un tempo concertista di successo, dopo il suicidio della moglie Charlie si è ridotto a suonare il piano in una piccola bettola di Parigi. Un giorno incontra Chico, uno dei suoi fratelli, inseguito da due malviventi. Ben presto Charlie si ritroverà coinvolto in una resa di conti tra gangster e a farne le spese sarà Lena, la sua nuova compagna, cassiera del locale in cui si esibisce e l'unica a essere a conoscenza del passato di Charlie.
Dopo l'inno alla libertà dell'infanzia messo in scena con I quattrocento colpi, con il suo secondo film Truffaut rilegge, in pieno stile Nouvelle Vague il genere noir. Fedele alla concezione secondo cui anche un film di Hitchcock poteva essere considerato un film d'autore indipendentemente dall'argomento trattato, il regista francese adatta per il grande schermo Non sparate sul pianista di David Goodis, autore americano di romanzi noir.
Il risultato finale è un film che stravolge i canoni del genere parodiando le figure dei gangster, ritratti come due "vecchi brontoloni" o le scene d'azione come i rapimenti e le sparatorie.
Anche il protagonista è una figura atipica per il genere: un personaggio buffo e timido le cui azioni, sempre in contrasto con i suoi pensieri, sono contraddistinte da un'esitazione che risulterà fatale per le donne che ama e che hanno dato la vita per lui, prima la moglie Theresa e poi Lena. Come se l'Antoine Doinel de I quattrocento colpi, cresciuto troppo in fretta, venisse catapultato in una storia più grande di lui. Ecco quindi che la dimensione comica cui appartengono i "cattivi", i buffi tentativi di Charlie di approcciare una ragazza, il rapimento di Charlie e Lena prima e del piccolo Fido (un altro fratello di Charlie) poi, finiscono per scontrarsi con gli eventi drammatici dando vita a uno straniante cortocircuito di generi.
Un pianista, dopo il suicidio della moglie, si lega alla lavorante del dancing e uccide, per legittima difesa, il proprietario del locale, innamorato della ragazza. Costretto a fuggire si rifugia con la sua compagna presso un fratello datosi al banditismo. I rivali di quest'ultimo però uccidono la ragazza e al giovane pianista non resta che tornare nel misero dancing di periferia.
Un film non per tutti, questo voleva fare Truffat, quando decise di girare "Tirate sul pianista". Eh si, perchè dopo "I 400 colpi" il successo avuto, rischiava di far naufragare l'io del regista francese. Lui stesso dichiarò che era troppo libero, poteva fare qualsiasi cosa, visto l'enorme successo ottenuto.