| Titolo originale | Pieta |
| Anno | 2012 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Corea del sud |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Kim Ki-Duk |
| Attori | Jung-Jin Lee, Jo Min-Su, Min-soo Jo, Woo Ki-hong, Eunjin Kang Cho Jae-ryong, Myeong-ja Lee (II), Joon-seok Heo, Kwon Yul, Mun-su Song, Beom-jun Kim, Son Jong-hak, Jin Yong-wook, Yu Ha-bok, Jae-rok Kim, Won-jang Lee. |
| Uscita | venerdì 14 settembre 2012 |
| Tag | Da vedere 2012 |
| Distribuzione | Good Films |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,67 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 26 settembre 2012
Il ritorno di Kim Ki-Duk con una storia di violenza e di scoperte inaspettate. Il film è stato premiato a Venezia, In Italia al Box Office Pietà ha incassato 483 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Assunto da uno strozzino per ottenere il pagamento dei debiti dai clienti in ritardo, Kang-do si comporta come un macellaio, storpiando orribilmente le sue vittime e seminando la morte. Fino a quando non si presenta alla sua porta una donna che dice di essere la madre e si addossa la colpa di ogni suo crimine, pentita di averlo abbandonato alla nascita e lasciato crescere senza amore. Dopo averla sottoposta alle prove più terribili per accertarsi che dica la verità, Kang-do accetta finalmente la donna ma la paura di perderla lo mette, per contrappasso, nella posizione di scacco in cui ha sempre tenuto le sue vittime.
La vita, la morte, il denaro. Per Kim Ki-duk c'è un termine di troppo, un intruso fatale. La pietà non è un trittico ma una figura sacra, che prevede solo due attanti. Il denaro non dovrebbe avere un posto tra questi temi, ma l'ha acquisito, ed è un errore che domanda giustizia, o meglio, un giustiziere.
Non c'è dubbio che Pietà sia un film sulla sproporzione. Lo dice in un sol colpo (d'occhio) l'immagine della coppia protagonista: un ragazzo gigantesco e una piccola signora, e lo ribadisce ogni scena, ogni sfumatura. La crudeltà di Kang-do è fuori misura, così come la stupidità di alcuni debitori. Lo sono la capacità di sopportazione dell'una, l'ingenuità dell'altro, l'architettura della vendetta. Lo sono, dunque, le scelte in sede di racconto e di regia: le scene di sesso dichiaratamente eccessive, l'enfasi musicale, l'utilizzo di un'attrice, Min-soo Cho, dalla bravura fuori dell'ordinario.
Eppure, non si può fare a meno di avvertire anche un eccesso di sicurezza, da parte del regista sudcoreano, uno sfoggio di sé, che qualche volta toglie forza a ciò che avviene dentro l'inquadratura, o più semplicemente le impedisce di sorprenderci. È un genere, questo, che Kim ha già cavalcato e nel quale eccelle, ma non incanta più. Se non fosse per la massiccia dose di ironia che ha calato in questo diciottesimo film, probabilmente più che in ogni altro lavoro precedente, il rischio sarebbe quello della predica morale leggermente ridondante, come lo è il kyrie eleison finale. "Signore, pietà".
Salvato dall'ironia, Kim regala allora, nonostante tutto, un film circoscritto e alto, in parte ispirato dal connazionale Park Chan-wook, ma intimo e sporco, meno lirico e più radicato nelle "passioni" di questo tempo buio.
Senza speranza? Se trasferissimo questa storia nella frenetica, paranoica cornice sociale dell’alta finanza della City di una qualunque metropoli del Pianeta (nell’economia globale non esiste più Oriente e Occidente) avremmo personaggi sostanzialmente identici a quelli del film di Kim Ki-Duk, con uguali dinamiche e meccanismi mentali: indifferenza, disprezzo, egoismo, [...] Vai alla recensione »
I premi servono a fare polemiche piuttosto che a segnalare un artista. Ma sarebbe bello se il meritatissimo Leone d' Oro assegnato dalla giuria di Michael Mann a Pietà riuscisse ad avvicinare il pubblico a uno dei più originali artisti della scena mondiale. Chi è Kim Ki-duk? Una specie di Van Gogh coreano che ha scelto con la propria biografia e con l' arte di rompere tutte le convenzioni, nell' urgenza [...] Vai alla recensione »