| Anno | 2011 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Giuliano Montaldo |
| Attori | Pierfrancesco Favino, Carolina Crescentini, Eduard Gabia, Elena Di Cioccio, Elisabetta Piccolomini Andrea Tidona, Mauro Pirovano, Giovanni Bissaca, Roberto Alpi, Francesco Scianna. |
| Uscita | venerdì 13 gennaio 2012 |
| Tag | Da vedere 2011 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 2,96 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 27 marzo 2014
Nicola ha quarant'anni, è proprietario di una fabbrica, ereditata dal padre, sull'orlo del fallimento. In più, è convinto dell'infedeltà della moglie. Il film ha ottenuto 4 candidature ai Nastri d'Argento, 1 candidatura a David di Donatello, In Italia al Box Office L'industriale ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 279 mila euro e 128 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Proprietario di una fabbrica ad un passo dal fallimento, l'ingegnere quarantenne Nicola Ranieri non può più ottenere prestiti bancari per tamponare la situazione. Se la procedura di una salvifica join venture con una compagnia tedesca è sempre più incerta, per caparbietà e orgoglio rifiuta anche quell'aiuto economico della ricca suocera che potrebbe salvarlo. Mentre gli operai dimostrano comprensibile preoccupazione per il loro futuro, la moglie Laura appare sempre più distante. L'industriale comincia così a nutrire dubbi sulla fedeltà della consorte e si mette a pedinare ogni sua mossa.
A tre anni da I demoni di San Pietroburgo, ultimo lungometraggio di finzione di una carriera registica cinquantennale, Giuliano Montaldo torna al cinema con un lavoro teso, suggestivo e azzeccato nella sua adesione alla storia contemporanea del Paese. L'Italia mostrata è, infatti, quella della grande crisi economica degli ultimi anni, terra degli imprenditori travolti dal fallimento e del denaro che brucia. Calato nella notevole fotografia di Arnaldo Catinari - plumbea, fredda, grigissima - questo racconto che conferma l'impegno civile dell'autore è dotato di apprezzabili evoluzioni, di graffianti riavvii e precise notazioni in grado di tenere desta l'attenzione fino all'ambiguo finale. Proprio nei momenti in cui pare afflosciarsi, la sceneggiatura del cineasta e di Andrea Purgatori trova, invece, nuovi sbocchi e inaspettate intonazioni (la gag dei ristoratori giapponesi) fino a quella coda gialla che dà un volto completamente differente alla storia così come l'avevamo immaginata. L'aspetto economico - pubblico (la vicenda della fabbrica) e quello affettivo - privato (l'allontanamento della moglie) avvalorano insieme il totale fallimento del personaggio ben interpretato da Pierfrancesco Favino, cui sfugge il divario tra l'avventuroso passato del genitore e il suo spietato presente. Si tratta di una disfatta che coinvolge inoltre la figura paterna, assenza - presenza dietro a molti atteggiamenti di Nicola: nell'operaio più anziano della fabbrica o nell'amico imprenditore che incontra in piscina c'è, nemmeno troppo nascosto, il riverbero di un padre cui non vuole o non può dare delusioni. Nonostante qualche goffaggine di troppo e alcuni stereotipi, specialmente nei caratteri secondari, il film di Montaldo ha il merito di far riflettere e di intrattenere, nella memorabile cornice di una Torino piovigginosa, livida e quasi priva di colore. Il critico cinematografico Steve Della Casa interpreta uno degli operai.
E' un romanzone metà sentimentale, metà giallo che tenta di nobilitarsi coll'aggancio alla crisi. Di fatto il tema crisi viene sviluppato solo nella prima parte, di gran lunga la migliore del film. Progressivamente prende il sopravvento il tema dell'insoddisfazione da parte della moglie, tema male articolato perché il regista non riesce a stabilire un legame plausibile fra crisi dell'azienda e crisi [...] Vai alla recensione »
Ce la mette tutta Giuliano Montaldo (ottantuno primavere e una verve, un vigore, una simpatia da novizio) nell'affrontare il tema della crisi economica, delle fabbriche dismesse e del degrado multietnico con l'inconfondibile taglio del più tradizionale e collaudato cinema civile. La sua mano è, in effetti, felice per come costruisce «L'industriale» sullo sfondo suggestivo di una Torino livida e scostante, [...] Vai alla recensione »