Una lunga domenica di passioni

Film 2004 | Drammatico 132 min.

Regia di Jean-Pierre Jeunet. Un film Da vedere 2004 con Audrey Tautou, Dominique Pinon, Chantal Neuwirth, Gaspard Ulliel, Ticky Holgado. Cast completo Titolo originale: Un long dimanche de fiançailles. Genere Drammatico - Francia, 2004, durata 132 minuti. Uscita cinema venerdì 11 febbraio 2005 - MYmonetro 3,10 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 24 maggio 2016

In questo quinto film di Jeunet erompe l'immaginazione e le trovate abbondano, forse per sopperire alla carenza della storia, quella di Mathilde, sognatrice che non si rassegna alla condanna a morte del fidanzato. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, In Italia al Box Office Una lunga domenica di passioni ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 560 mila euro e 195 mila euro nel primo weekend.

Passaggio in TV
domenica 22 febbraio 2026 ore 21,00 su SKYCINEMAROMANCE

Una lunga domenica di passioni è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING e in DVD Compra subito

Consigliato sì!
3,10/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA
PUBBLICO 3,69
CONSIGLIATO SÌ
Un kolossal francese in cui erompe l'immaginazione e le trovate abbondano, ma forse per sopperire alla carenza della storia.
Recensione di Giovanni Menicocci
Recensione di Giovanni Menicocci

In questo quinto film di Jeunet erompe l'immaginazione, le trovate abbondano (lo scoppio catastrofico di un dirigibile in un hangar, l'assassinio di un uomo legato al letto dopo pratiche sadomasochiste e ucciso con le scaglie dello specchio appeso sopra) forse per sopperire alla carenza della storia.
La vicenda è quella della sognatrice Mathilde che non si rassegna alla condanna a morte del fidanzato ucciso dai commilitoni - durante la Ia guerra mondiale - e in maniera ossessiva cerca gli indizi che la conducano a ritrovarlo. Si sposterà dal suo paesino alla scoperta di una Parigi favolosa (rivitalizzata in digitale), con i colori vivaci di Place de l'Opéra e del Trocadero, tra preti che conoscono mezze verità, prostitute vendicative e avvocati che faticano ad essere avidi; tornerà al suo paese in preda allo sconforto, scoprirà un altro indizio e ripartirà per Parigi... è un oscillamento per la verità ripetitivo tanto che non c'interessa veramente sapere se il fidanzato Manech sia vivo o morto.
A questa storia letteraria (la sceneggiatura è tratta dal romanzo omonimo di Sebastien Japrisot) si affiancano le scene descrittive che rappresentano il punto di forza del film, omologhe delle pause epistolari del libro e che sono degne di essere ricordate per la notevole carica materica (maggiori di quelle de Salvate il soldato Ryan): mani mozzate per auto-lesionismo, fango sulle ferite, le trincee così presenti nella pioggia cadenzata tanto da sembrare che ci troviamo in mezzo ad esse. Poi la casa di Mathilde che sembra uscita da una pennellata dei fratelli Grimm, ossimori di lei con un ombrello in mezzo ad una prateria, sul piano narrativo il suo carattere fragile alla mercé di profezie personali ("se contando fino a sette non arriverà il controllore, allora Manech non sarà morto"); l'affastellarsi di un'altra tematica come quella dei soldati francesi che si auto-mutilavano per non prendere parte alla battaglia e che poi vennero giustiziati da un sommario tribunale militare francese (tematica ancora rimossa oltralpe). È come se fossero grandi tessere di un puzzle che a mala pena si lascia guardare ma che visto a distanza si mostra in tutta la sua ferocia e stravaganza, quasi spudorato e in balìa del fervore immaginifico del regista.
Certamente meglio di molti film italiani soporiferi (anche se le case produttrici francesi hanno fatto togliere al film la paternità perché prodotto con capitali della Warner), epigono della nouvelle ondata transalpina dei kolossal (Il quinto elemento, Vidocq e il prossimo Arsenio Lupin), ma la cui figuratività eccessiva mina la raccontabilità della storia.

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Amélie va alla guerra.
Recensione di Andrea Chirichelli
lunedì 14 febbraio 2005

La più fortunata coppia del cinema francese moderno, si ricompone. Stavolta il punto di partenza è il fortunato romanzo di Sebstien Japrison, opportunamente adattato, che Jeunet accarezzava il sogno di realizzare fin dai tempi di Delicatessen. Una grande storia d'amore, ma anche e soprattutto un eccellente pamphlet contro ogni tipo di guerra.
I primi quindici minuti di Una lunga domenica di passioni entrano immediatamente nella storia del cinema. Geniali nella forma, intensi nel contenuto, pregni di un'energia risultato del felice mix tra la creatività barocca del regista e la sua volontà di mettere immediatamente in mostra un messaggio antimilitarista (i primi personaggi ad apparire sono condannati a morte per aver cercato di farsi congedare dall'esercito autoinfliggendosi ferite e mutilazioni) e, a conti fatti, molto polemico nei confronti degli apparati militari: quando Magnolia incontra il soldato Ryan. Dopo un inizio così sensazionale, la pellicola si calma e procede toccando tutti i generi, commedia sentimentale, pochade con equivoci, thriller, romanzo d'appendice, dramma shakespeariano: un calderone unico che la sceneggiatura di Laurant e dello stesso Jeunet mantiene credibile, senza (quasi) mai cadere nel melodramma. Certo, la Mathide di Una lunga domenica di passioni è, nei modi, nel linguaggio, nei gesti, nella postura, una fotocopia della Amélie che abbiamo imparato a conoscere qualche anno or sono.
Come era lecito aspettarsi, tutto l'apparato tecnico è eccezionale: costumi, fotografia, effetti speciali (usati con parsimonia, ma capaci di ricreare una Parigi d'epoca assolutamente credibile, viva e pulsante) sono piegati alla volontà di Jeunet di ricreare in maniera perfetta e minuziosa, tutti gli elementi caratteristici di quel periodo storico.
Il cast, totalmente composto da nomi notissimi ed emergenti del cinema d'oltralpe (con l'eccezione dello splendido cameo di Jodie Foster, peraltro non accreditata, che si ritaglia venti minuti intensi e ben girati), è ben organizzato. I satelliti che girano attorno alla Tatou, che Jeunet non perde di vista un attimo (e alla quale regala, forse per farsi perdonare il fatto di doverla forzatamente costringere nei panni di una zoppa, due sequenze nelle quali il suo splendido copro è esaltato e messo in risalto), stazionano a debita distanza dalla star, ma riescono anche a brillare di luce propria, ed in questo senso le prove della Cotillard (già vista nel curioso Amami se hai coraggio) e del giovanissimo Gaspard Ulliel meritano un applauso a scena aperta.
Al di là dell'aspetto romantico del film, sarebbe davvero limitante bollare Una lunga domenica di passioni come una pura e semplice storia d'amore. I riflessi della guerra e le conseguenze della stessa sia su chi vi partecipa attivamente sia su chi ne subisce indirettamente le conseguenze sono esaltati grazie anche ai contrappunti operati nella sceneggiatura che passa senza soluzione di continuità dal dramma alla commedia. Da vedere.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 23 giugno 2015
Giorpost

Jean-Pierre Jeunet appartiene alla nuova corrente cinematografica francese, fatta di registi dal  tratto fresco, asciutto ed ironico. La sua esplosione coincise con Il favoloso mondo di Amélie che consegnò al mondo un affresco parigino fatto di romanticismo e poesia con un tocco di matita e spunti di riflessione. Una lunga domenica di passioni (FRA, 2004) segue esattamente lo stesso [...] Vai alla recensione »

Frasi
"cane che peta, la vita mi allieta".
Mathilde (Audrey Tautou)
dal film Una lunga domenica di passioni - a cura di Alessandro Nasti
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Nel piombo del cielo e nei marroni della terra intrisa di pioggia, la macchina da presa scende lenta verso una trincea. Prima, però, appeso per la mano a uno spuntone che si confonde tra i cavalli di Frisia, scopre qualcosa che somiglia a un braccio. Scende ancora un po’, la macchina da presa di Jean-Pierre Jeunet. Quel braccio non è di un uomo. A penzolare in mezzo all’inferno è il moncone spezzato [...] Vai alla recensione »

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martedì 26 maggio 2009
Stefano Cocci

Uno dei volti più espressivi del panorama internazionale si cimenta con un marchio globale: Coco Chanel Ci vuole una certa dose di coraggio e di pazzia per rinunciare al pezzo forte del proprio repertorio pur di interpretare il sogno di una donna nata [...]

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giovedì 16 aprile 2009
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Attori (quasi) da Oscar Dopo le (sempre troppo) brevi vacanze di Pasqua, la televisione ricomincia dai grandi attori di Hollywood. Domenica, dal pomeriggio alla sera, si confrontano sul piccolo schermo tutti i migliori nomi da Oscar che, in varie epoche, [...]

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