Fahrenheit 9/11

Film 2004 | Documentario, +16 115 min.

Titolo originaleFahrenheit 9/11
Anno2004
GenereDocumentario,
ProduzioneUSA
Durata115 minuti
Regia diMichael Moore
AttoriMichael Moore, George W. Bush, Ben Affleck, Stevie Wonder, James Baker III Richard Gephardt, Tom Daschle, Jeffrey Toobin, Al Gore, Condoleezza Rice, Donald Rumsfeld.
Uscitavenerdì 27 agosto 2004
TagDa vedere 2004
DistribuzioneBim Distribuzione
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,34 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Michael Moore. Un film Da vedere 2004 con Michael Moore, George W. Bush, Ben Affleck, Stevie Wonder, James Baker III. Cast completo Titolo originale: Fahrenheit 9/11. Genere Documentario, - USA, 2004, durata 115 minuti. Uscita cinema venerdì 27 agosto 2004 distribuito da Bim Distribuzione. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,34 su 24 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Condividi

Aggiungi Fahrenheit 9/11 tra i tuoi film preferiti
Riceverai un avviso quando il film sarà disponibile nella tua città, disponibile in Streaming e Dvd oppure trasmesso in TV.



Accedi o registrati per aggiungere il film tra i tuoi preferiti.

Accedi o registrati per aggiungere il film tra i tuoi preferiti.

Ultimo aggiornamento domenica 21 ottobre 2018

"Sono il più patriottico degli Americani perché credo nei principi che hanno dato vita a questa nazione e mi do da fare perché vengano ristabiliti". Michael Moore Il film è stato premiato al Festival di Cannes, In Italia al Box Office Fahrenheit 9/11 ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 8,9 milioni di euro e 6,1 milioni di euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,34/5
MYMOVIES 3,13
CRITICA
PUBBLICO 3,56
CONSIGLIATO SÌ
Un film patriottico che crede nel popolo americano pur non avendo alcuna fiducia in chi lo governa.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

"Sono il più patriottico degli Americani perché credo nei principi che hanno dato vita a questa nazione e mi do da fare perché vengano ristabiliti". Così Michael Moore in un'intervista per la 'bibbia' del cinema "Variety". In effetti Fahrenheit 911 è un film patriottico perché crede nel popolo americano pur non avendo alcuna fiducia in chi lo governa in questo periodo. Moore riduce al minimo, rispetto a Bowling a Columbine, la sua presenza sullo schermo per lasciare spazio al suo nemico pubblico numero 1 George W. Bush e al gruppo che ha portato alla Casa Bianca dopo un'elezione che ha lasciato dietro di sé più di un dubbio di legittimità. Moore però non si limita a mostrare e dimostrare le bugie dell'Amministrazione Bush (dai rapporti con Bin Laden alle dichiarazioni contraddittorie nell'arco di poco tempo sull'Iraq) ma va a cercare tra il popolo i motivi dell'arruolamento dei giovani nell'esercito per giungere poi, in un'apoteosi di populismo mediaticamente efficacissimo, ad andare davanti al Senato a offrire ai senatori il modulo per l'arruolamento da consegnare ai loro figli. Una democrazia che voglia avere il diritto di proclamarsi tale ha bisogno di 'arrabbiati' come il premio Oscar Moore.

Sei d'accordo con Giancarlo Zappoli?
Recensione di Luigi Catalani
giovedì 16 settembre 2004

Si può essere prevenuti quanto si vuole nei confronti dell'attuale presidente americano, ma il documentario messo assieme da Michael Moore per ostacolarne esplicitamente la rielezione, riesce a stupire, a mostrare scene praticamente inedite, molte delle quali surreali, a ricordare che spesso l'immaginazione non può che rincorrere la tragicommedia della realtà. Tanta carne al fuoco, forse troppa, ma chi ne vuole sapere di più sul flirt tra le famiglie Bush e Bin Laden, sul ruolo giocato dalla Fox News in alcuni momenti decisivi dell'era Bush, sulle raffinate strategie geopolitiche dell'amministrazione americana, sull'intreccio tra interessi economici e scelte politiche, può mettersi comodo. Ma i momenti cinematograficamente più validi del film sono altri. Innanzitutto il nero del momento degli attentati alle torri gemelle, dinanzi al quale scende il silenzio più muto che sia dato ascoltare in sala. Poi le sequenze dei soldati americani al fronte, girate con stile asciutto e convincente. Il film è montato in maniera scolastica, inevitabilmente didascalica, ma sostanzialmente ineccepibile. I titoli di testa sono memorabili, con una sequenza di facce (sono alcuni degli individui più potenti del mondo!) che nemmeno il più fortunato dei talent-scout sarebbe mai riuscito a mettere insieme nello stesso film. Moore centra il bersaglio quando raccoglie le oscene dichiarazioni degli avvoltoi pronti a piombare sul business iraqeno, quando ritrae la condizione della profonda provincia americana, una triste garanzia di reclutamenti per l'esercito o quando mette a nudo tutta l'inettitudine dei potenti. Ma altrove Moore sbraca, indugiando eccessivamente sulla madre straziata dal dolore della perdita del figlio in Iraq, disorientando lo spettatore con la disinvolta alternanza tra toni drammatici e comici, facendosi prendere la mano dalla foga anti-Bush e lasciando per strada il rigore stilistico a cui ci aveva abituati. Tuttavia, non è colpa del regista se la società americana è così ricca di spunti di comicità involontaria. Almeno tre perle meritano di essere ricordate: la straordinaria idea del rifugio anti-terrorismo a portata di tutte le tasche, l'orripilante spot creato per incitare i giovani americani ad arruolarsi, infine un rappresentante repubblicano che riesce a raccogliere meno consensi del suo rivale democratico, passato a miglior vita un mese prima delle votazioni. Ma il top resta George W. Bush che risponde alla domanda di un giornalista come Lina Sastri rispose a Nanni Moretti in una sequenza di Ecce bombo: "Cosa sto a fare qui? Faccio cose, vedo persone...". Un mito.

Sei d'accordo con Luigi Catalani?
Recensione di Andrea Chirichelli
lunedì 30 agosto 2004

Moore supermaxieroe.
E non solo perché l'indimenticabile sigla del telefilm, è presente nella strepitosa colonna sonora che accompagna l'oramai onusto di premi ed incassi, documentario sulle malefatte di Bush, ma soprattutto per il coraggio e l'etica dimostrata dal corpulento regista nel bissare con ironia ed amarezza i temi del precedente ed epifanico Bowling a Colombine.
A dispetto di quanto si è detto un po' ovunque, Fahrenheit 9/11, non è solo un accorato pamphlet anti-Bush, o meglio non lo è in maniera esclusiva e cieca. Il documentario (mai termine fu più azzeccato) riproduce in maniera drammaticamente esaustiva tutto il mondo che gira attorno alla guerra, al Presidente degli Stati Uniti, all'America contemporanea, riuscendo come, per Bowling a Columbine a mixare felicemente l'intervista al "grande" ed al "famoso" (qui una Britney Spears da prendere a schiaffi), con le testimonianze genuine delle persone comuni, tra cui spiccano i familiari dei molti militari morti in Oriente.
Quello che colpisce maggiormente, al di là della rappresentazione scenica ed del montaggio delle sequenze (peraltro eccellente), è la ricchezza di filmati e testimonianze altrimenti introvabili che Moore, ci piacerebbe sapere come, è riuscito ad ottenere. Da questo punto di vista Fahrenheit 9/11 rappresenta sicuramente una pietra miliare nella storia del giornalismo d'inchiesta. Tutti i buoni da una parte e tutti i cattivi dall'altra? Sì, e forse un manicheismo di fondo è presente, tuttavia il taglio scelto da Moore per presentarci le mascalzonate dei repubblicani, non permette allo spettatore attacchi diretti al regista. Che colpa ne ha, se il Bush avvertito dell'attacco alle Twin Towers rimane immobile e stordito davanti ad una platea di bimbi elementari e se un suo collaboratore si nutre della propria forfora? Purtroppo, e Fahrenheit 9/11 lo dimostra in maniera inequivocabile, troppo spesso la realtà supera la fantasia.
Moore è anche regista sensibile: l'attentato alle torri gemelle non viene mostrato da cento inquadrature diverse, ma è presentato allo spettatore in versione sonora, con il rimbombo dell'impatto e delle conseguenti urla e pianti, su uno schermo nero pece. Gli sguardi delle persone sono rivolti verso l'alto, fermi, impietriti. Essenziale, semplice, di enorme efficacia.
Purtroppo in certi casi il sentimento anti-Bush prende il sopravvento e francamente le scenette che dipingono l'Iraq pre-invasione come una tranquilla oasi di pace, dove tutti sono felici e contenti e la dittatura è un regime illuminato, sono di una faziosità inaccettabile, ma tant'è, trenta secondi di follia narrativa su centoventi minuti di altissimo giornalismo investigativo sono decisamente sopportabili.
La verve comica è rimasta la stessa, cinica e spiazzante, delle produzioni precedenti: il nostro eroe si aggira attorno alla sede del parlamento a bordo di un furgone per la vendita di gelati per chiedere ai rappresentanti delle camere come mai non abbiano figli al fronte (e ricevendo in cambio occhiate e sguardi eloquenti), la fratellanza degli alleati che combatte al fronte è rappresentata in maniera ridicola e buffa, anche se, grave mancanza, manca qualsiasi riferimento all'Italia: e il Presidente pirata con la bandana in testa dove lo mettiamo?

Sei d'accordo con Andrea Chirichelli?
Recensione di Stefano Lo Verme

Nel novembre del 2000, George W. Bush viene eletto Presidente degli Stati Uniti d'America, nonostante le numerose controversie sul voto in Florida. L'11 settembre dell'anno successivo, l'attentato alle Torri Gemelle di New York entra nella storia come il più terribile atto terroristico mai sferrato contro gli Stati Uniti; la presidenza Bush reagisce dichiarando guerra prima all'Afghanistan e poi all'Iraq.
Dopo aver denunciato il mercato delle armi e la cultura della violenza nell'America contemporanea con l'acclamato Bowling a Columbine (2002), vincitore del premio Oscar come miglior documentario, l'inarrestabile autore / regista Michael Moore torna a colpire con un'opera ancora più polemica e tagliente: Fahrenheit 9/11. Presentato al Festival di Cannes nel 2004, dove è stato accolto da un entusiasmo senza precedenti, il documentario di Moore si è aggiudicato la Palma d'Oro come miglior film ed ha riportato un enorme successo di pubblico in tutto il mondo, con oltre 200 milioni di dollari d'incasso al botteghino (un record assoluto). La scelta del titolo (che allude al romanzo di Ray Bradbury Fahrenheit 451) già identifica l'argomento trattato dalla pellicola: il tragico attentato terroristico al World Trade Center dell'11 settembre 2001 e le conseguenze di questo drammatico evento sullo scenario internazionale, fino alla guerra in Iraq.
Fahrenheit 9/11 si apre con una domanda: e se fosse solo un sogno? Cosa sarebbe accaduto se nel 2000 Al Gore avesse vinto le elezioni? Michael Moore solleva una serie di dubbi sulla legittimità del risultato elettorale in Florida, per poi passare all'attacco del suo principale avversario: George W. Bush, Presidente in carica degli Stati Uniti. Nell'arco di un paio d'ore, Moore presenta documenti, nomi, cifre, filmati e testimonianze per raccontarci tutto quello che il popolo americano avrebbe voluto sapere sull'11 settembre ma che nessuno aveva mai osato chiedere: si va dai rapporti d'affari tra la famiglia Bush e la famiglia Bin Laden, ai potenti legami politico-finanziari fra gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita; dall'incompetenza dei responsabili della difesa del paese, che non hanno prestato attenzione ai sintomi della minaccia terroristica, all'applicazione del famigerato Patriot Act, che ha fortemente limitato le libertà civili degli americani; dalla psicosi di massa diffusa dall'amministrazione Bush con l'appoggio dei mass-media, all'uso strumentale della guerra al terrorismo per invadere l'Iraq.
Michael Moore mescola con la massima disinvoltura dati scientifici ed osservazioni personali, sempre in equilibrio fra cronaca, approfondimento e satira politica. Per portare avanti la propria tesi, il regista si serve di ogni mezzo: da un montaggio talvolta malizioso alla scelta del commento musicale in sottofondo, presentandoci un lavoro dichiaratamente militante ma che si attiene sempre a fatti reali. Ma accanto all'indignazione suscitata nel pubblico, con le sue provocazioni Moore riesce anche a risultare decisamente divertente: come quando ci mostra le immagini di Bush, in visita ad una scuola elementare, che dopo aver appreso la notizia del secondo attacco aereo se ne rimane seduto con sguardo ebete per sette lunghi minuti. Oppure quando Moore stesso, armato di megafono, divulga il testo del Patriot Act davanti al Congresso ai deputati che l'hanno approvato senza neppure leggerlo. Duro, aggressivo, energico, spiazzante, ferocemente ironico ed a tratti demagogico, Fahrenheit 9/11 resta comunque un film dolorosamente necessario, una potentissima requisitoria contro un governo che ha mandato in guerra dei ragazzini arruolati nei sobborghi più poveri degli Stati Uniti dietro false promesse di fama e di denaro; un salutare pugno nello stomaco per far conoscere a tutti noi quelle verità che troppo spesso vengono celate dalle fonti di informazione ufficiali. Una curiosità: per la sua "performance" nel film, George Bush ha ricevuto il Razzie Award come peggior attore dell'anno.

Sei d'accordo con Stefano Lo Verme?

Tutti i film da € 1 al mese

Powered by  
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 9 novembre 2010
steredoro_lu

Ho visto e rivisto sia al cinema che in dvd questo autentico capolavoro di un genio come Michael Moore. I fatti alla fine hanno dato ragione al regista americano. Bene o male tutte le amministrazioni che si sono susseguite al vertice del governo USA hanno lasciato degli scheletri nell'armadio. Più di tutti l'ex presidente George W Bush. I suoi intrighi per rialzare le quotazioni delle industrie belliche [...] Vai alla recensione »

Frasi
Ecco a voi John Ashcroft. Nel 2000 si era ricandidato senatore nel Missouri, contro un uomo che morì un mese prima del voto. Gli elettori preferirono il morto. Così George W. Bush nominò Ashcroft ministro della Giustizia. Prestò giuramento su una pila di bibbie, perché se non sei nemmeno capace di battere un morto, è meglio che vai sul sicuro.
Se stesso (Michael Moore)
dal film Fahrenheit 9/11
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Furio Colombo
L'Unità

Spero che nessuno rida guardando Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, nonostante il susseguirsi di gag, di battute, di trovate apparentemente comiche in questo film che non lascia neppure un fotogramma senza una netta intenzione politica. L’intenzione è una implacabile accusa contro il presidente americano George Bush, una arringa senza pause e senza tregua.

NEWS
NEWS
venerdì 31 ottobre 2008
 

Genealogia di un eroe duro a morire Dal passato al futuro, e poi di nuovo al passato, si concludono le tappe del lungo viaggio nello spazio-tempo di Marty McFly (Michael J. Fox) e Doc (Christopher Lloyd) con Ritorno al Futuro – Parte III (Italia 1, 19.00), [...]

CELEBRITIES
martedì 21 agosto 2007
Stefano Cocci

Michael Moore deve molto alle sue umili origini. Chi conosce il suo lavoro, sa perfettamente che la crisi economica che attanaglia da decenni la sua città natale, Flint nel Michigan, è uno dei suoi temi preferiti, un punto di partenza per scavare nel [...]

winner
palma d'oro al miglior film
Festival di Cannes
2004
Home | Cinema | Database | Film | Calendario Uscite | MYMOVIESLIVE | Dvd | Tv | Box Office | Prossimamente | Trailer | Colonne sonore | MYmovies Club
Copyright© 2000 - 2026 MYmovies.it® Mo-Net s.r.l. P.IVA: 05056400483 Licenza Siae n. 2792/I/2742.
Società soggetta all'attività di direzione e coordinamento di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.
Credits | Contatti | Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso | Riserva TDM | Dichiarazione accessibilità | Cookie Policy