| Anno | 1998 |
| Genere | Documentario musicale, |
| Produzione | Germania |
| Durata | 101 minuti |
| Regia di | Wim Wenders |
| Attori | Ry Cooder, Ibrahim Ferrer, Compay Segundo, Omara Portuondo, Eliades Ochoa Orlando 'Cachaíto' López, Rubén González. |
| Uscita | giovedì 30 maggio 2024 |
| Tag | Da vedere 1998 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| MYmonetro | 3,97 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 30 maggio 2024
Un 'musicumentary' in cui degli anziani musicisti cubani mostrano la loro mai trascorsa gioventù interiore. In Italia al Box Office Buena Vista Social Club ha incassato 85,8 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Nel 1996 Ry Cooder, noto chitarrista statunitense, si reca a Cuba per registrare una session che, per vari motivi, non si realizza. Decide allora di non sprecare il viaggio e di procedere con un gruppo di anziani musicisti locali per realizzare comunque un disco. In sei giorni il vinile è inciso. Wenders si lascia contagiare dall'entusiasmo di Cooder e decide di seguire il gruppo sia all'Avana che in tournee. Il Buena Vista Social Club diventa un fenomeno mondiale sia come vendita di dischi che come notorietà anche sul piano cinematografico.
Wim Wenders si misura nuovamente con la musica, dopo i video con gli U2, in un lungometraggio che rimane una delle sue opere migliori.
Non tutti forse sono a conoscenza che tre anni dopo questo film Wenders affrontava nuovamente la scena musicale con il film Viel Passiert- Der BAP - Film (purtroppo mai uscito in Italia) dedicato ai BAP, una band rock di Colonia, molto nota in Germania che per la squadra della città è un po' come Antonello Venditti per la Roma. Passava così da un sound latino ad uno teutonico con grande naturalezza anche perché il forse inaspettato successo di Buena Vista social Club gli era servito da stimolo.
Chi avrebbe immaginato che un film con protagonisti quelli che si potevano immaginare come degli arzilli vecchietti avrebbe appassionato, divertito e anche un po' commosso spettatori di tutte le latitudini? A partire da Ibrahim Ferrer, settantenne star del film che aveva visto gli ultimi bagliori di successo nei lontanissimi (cronologicamente e politicamente a Cuba) anni Cinquanta? Oppure che il novantenne Compay Segundo, ammiccando alla sala, ci confessasse che la musica è la sua passione sì ma insieme alle donne e al rum.? Oppure che la 'giovane' (solo sessant'anni) Omara Portuondo fosse in grado di affascinare con la sua voce senza far pensare ad altro. Perché poi Wenders non è interessato né a realizzare il classico film concerto né, però, ad indagare troppo sulle loro vite. Ciò che ci mostra sono le esibizioni accompagnate dalle prove e da qualche delicata incursione nel privato attuale dei suoi protagonisti.
I quali sanno come 'tenere' il pubblico di casa ma non mostrano particolari apprensioni dinanzi al sold out di Amsterdam o alla performance alla Carnegie Hall. Per loro la musica è il linguaggio più naturale che sia possibile utilizzare per comunicare e per la camera di Wenders sembra altrettanto naturale poterli seguire senza forzare i tempi, neanche con escamotage di montaggio.
Tutto deve fluire con la stessa dolcezza, ma anche con la stessa capacità di restare nella memoria uditiva di una canzone come "Chan Chan" la cui prima strofa recita: "L'amore che ho per te/non posso negartelo./ Mi sta uscendo la bava/ non posso evitarlo". Non c'è da meravigliarsi se successivamente sarebbe diventata la hit suonata dalle band cubane negli hotel per i turisti.
In fondo Wim nel 1994 con Lisbon Story, pur con un film non documentario, aveva fatto conoscere al mondo i Madredeus mostrando come un vero regista debba avere a cuore la musica che inserisce nei propri film e non trattarla come un elemento secondario come talvolta invece fa la critica. Quando poi ci si può dedicare totalmente è consapevole che il gioco vale la "Candela" (altra canzone diventata una hit grazie a questo film).
Il musicista Ry Cooder, invitato da Wenders, va alla scoperta dei musicisti del Buena Vista Social Club di Havana. I talenti che ospitava, erano (e sono) enormi, ma sconosciuti (fino a questo film) al grande pubblico.
Wenders, col suo stile rigoroso, reale-espressionista (appunto, è solo suo) racconta la loro storia, lunga, misera e magnifica. I personaggi sono: Ibrahim Ferrer, cantante, Ruben Gonzalez, chitarrista, Manuel "Puntillita" Licea, pianista, Omara Portuondo, l'Edith Piaf cubana, Manuel Galban, chitarrista. E altri. Tutti oltre gli ottanta, qualcuno oltre i novanta.
Il regime di Castro, inibendo loro il resto del mondo, li ha costretti a una vita povera anche se non infelice: lo dicono continuamente "la fortuna di essere cubano". E comunque, per il successo nel mondo c'è voluto Wenders, che ama queste iniziative, basti ricordare i Madredeus, diventati internazionali grazie a Lisbon Story. Nella loro tournée americana i cubani guardano le vetrine della Quinta strada e non riconoscono le effigi di Kennedy e della Monroe. E tutti raccontano, di quegli anni lontani, del Club in cui si esibivano, loro, leggende tornate viventi.
E naturalmente Wenders non ignora L'Havana, la povertà, i colori, le vecchie Cadillac rimaste lì dai tempi di Batista, gli alberghi lussuosi rovinati dal vento e dal mare e lasciati a marcire, le prostitute, i mendicanti, i bambini che rincorrono i turisti. Il film comincia col grande concerto di New York del gruppo, e ricordo dopo ricordo ritorna al concerto. Da allora i musicisti, vitali, eterni, girano i teatri del mondo e vendono milioni di dischi. Un grande film, il miglior Wenders.
Ry Cooder, classe 1947, aveva compiuto il suo primo viaggio a Cuba nel 1996, per conto della World Circuit, accompagnato dal figlio Joaquim, percussionista. Grazie all'aiuto di Juan de Marcos, già compadre di Fidel Castro, riuscì a rintracciare e riunire i vecchi musicisti che negli anni Cinquanta animarono le serata del Buena Vista Social Club, un tempio della musica popolare cubana, il son.