L'autore napoletano torna al cinema con Era, storia di un'anziana signora napoletana in continuo movimento contro lo scorrere del tempo. Da domani al cinema.
di Fabio Secchi Frau
Nel panorama del cinema italiano contemporaneo, il regista Vincenzo Marra occupa una posizione singolare. Appartiene alla ristretta schiera di autori che hanno scelto di raccontare la storia con la s minuscola, quella che non passa nei manuali ma che definisce la vita quotidiana di chi non ha voce. Dai pescatori di Tornando a casa ai detenuti de Il gemello, dai sindacalisti di 58% ai sacerdoti di Equilibrium, Marra ha costruito un cinema che mette al centro persone, verità ed essenzialità.
La sua è una poetica riconoscibile, nutrita da un'etica dello sguardo che rifiuta la manipolazione, la retorica, la scorciatoia narrativa. Marra osserva, ascolta, si lascia contaminare dai luoghi e dalle persone, e solo dopo restituisce ciò che ha visto. È un cinema che nasce dalla realtà, che non si limita a registrarla, ma vuole attraversarla, interrogarla e metterla in tensione.
Napoletano, cresciuto in una famiglia curiosa del mondo, il regista ha viaggiato fin da bambino, imparando a guardare gli altri senza pregiudizi, lasciandosi toccare dalle loro storie e riconoscendo le paure e le fragilità che accomunano gli esseri umani.
Questa attitudine è diventata la base del suo cinema, sia nella parte costituita da straordinari documentari, sia in quella delle opere di finzione, accomunate dal fatto di essere forme di verità e da uno stile di scrittura che nasce dall'ascolto immersivo, con un metodo chiarissimo: osservare a lungo, ascoltare senza giudicare e scrivere solo ciò che è necessario.
Da domani esce al cinema il nuovo film Era, storia di un'anziana signora napoletana che si oppone allo scorrere del tempo con il suo moto perpetuo.