Le Olimpiadi Milano-Cortina sono come uno strepitoso festival di cinema. Per l'oro di Brignone non abbiamo ancora smesso di applaudire.
di Pino Farinotti
In quello strepitoso festival del cinema che sono le Olimpiadi Milano-Cortina il film che ha letteralmente incantato la platea è stata la vittoria nello slalom gigante (dopo il supergigante) di Federica Brignone. Quante volte abbiamo sentito da Venezia o da Cannes “l’applauso è durato venti minuti”. Da noi l’applauso sta durando da giorni.
Il I3 aprile 2025, inforcando una porta, Federica Brignone riportava la frattura di tibia e perone, e la rottura del crociato anteriore del ginocchio. La speranza era che potesse dopo tanto tempo, camminare ancora. Invece sappiamo cos’ha fatto.
Quel “film” comprende tutte le nomination possibili, e c’è un manifesto perfetto a rappresentarlo: la svedese Sara Hector e la norvegese Thea Thea Louise Stjernesund medaglie d’argento a pari merito, che corrono a inginocchiarsi davanti all’italiana. Un’immagine già radicata nella memoria e nella coscienza dello sport e di tutti.
Brignone ha combinato qualcosa di anormale, di impossibile e misterioso, meravigliosamente spaventoso.
Ricordiamo tutti Rocky Graziano – Paul Newman, che battendo il favoritissimo Tony Zale diventa campione del mondo dei pesi medi. Dice: “Lassù qualcuno mi ama”.
Chi mi legge conosce la mia passione per lo sport, che ho molto raccontato su MYmovies, e dunque non posso non fare parte del sentimento generale, alto e magnificamente anomalo, scoccato domenica. Alessandro Forte, protagonista del mio romanzo "7 KM da Gerusalemme", comincia il suo racconto con queste parole: “Lo dichiaro senz’altro, non leggo gli oroscopi, le madonne non piangono, non mi evolverò in una farfalla o in un santo. Tuttavia sono disposto a credere se mi si porta una prova. Almeno indiziaria".
Credo che Alessandro, qualche domanda e qualche risposta potrebbe porsele davanti al quasi (ma sì è doveroso un “quasi”) miracolo Brignone.
Viviamo in una brutta epoca. Dunque ringraziamo il cielo se arriva una Federica eroina che suggerisce una dimensione inattesa e sconosciuta. Ne abbiamo tutti bisogno. È persino bello immaginare che il trascendente possa muoversi da qualche parte, ondeggiare lassù e che Federica Brignone non sia amata soltanto quaggiù.