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Il lunedì del cinema: online l'8 luglio Happy together e gli amanti naufraghi di Wong Kar-wai

Per l’undicesimo appuntamento de ‘Il lunedì del cinema’ Repubblica e Tucker Film presentano l’epopea queer del genio visionario di Hong Kong, tra i più rappresentativi film romantici dell’era moderna. Da vedere insieme su MYmovies ONE lunedì 8 luglio dalle 20:00 a mezzanotte. PRENOTA GRATIS UN POSTO » 
di Tommaso Tocci

martedì 2 luglio 2024 - mymoviesone

In amore vince chi fugge, dice quel vecchio adagio un po’ conservatore. E allora forse è per questo che nel cinema di Wong Kar-wai, genio visionario di Hong Kong, non vince mai nessuno. I suoi personaggi fuggono tutti, anzi per loro la fuga è una condizione esistenziale, che li rende perennemente maledetti e miserabili.

È questa la strada che percorre Happy together, il film scelto per lunedì 8 luglio per l'iniziativa Il lunedì del cinema a cura di Repubblica e MYmovies per il cinema di qualità in streaming. Una sala cinematografica virtuale pronta ad accogliere gli iscritti di MYmovies con una selezione ricercata di titoli da vedere (o rivedere) insieme dalle 20:00 a mezzanotte.

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Happy together, una delle opere più strazianti del regista, racconta della relazione tossica e passionale tra Po-wing e Yiu-fai, ragazzi gay che decidono di andarsene lontano da casa, in Argentina. La coppia ha pochi soldi e nessun piano: si perdono, tornano indietro; decidono di visitare delle famose cascate perché gli piace come sono raffigurate su una lampada, ma non le trovano.

Nel frattempo il viaggio si trasforma in soggiorno permanente, un po’ per il loro spirito irrequieto e un po’ per mancanza di fondi che gli consentano di lasciare l’Argentina e tornare a casa. Lo stesso approccio caotico governa il loro modo di stare insieme: codipendenti e simbiotici, elettrici e irascibili, i due finiscono per lasciarsi ma sono i primi a non stupirsi quando provano a tornare insieme. “Ricominciamo?” dice sempre Po-wing, per il quale la vita è un carillon da ricaricare ogni volta che si esaurisce. Un tormentone che può solo innervosire Fai, spirito introverso in cammino su un unico, tortuoso sentiero esistenziale.

La tensione magnetica in questa epopea queer è palpabile, fatta di grande dolcezza (celebre una scena che li vede ballare il tango) ma anche di violenza, litigi e abusi (anticipando alcune delle dinamiche disfunzionali che decenni più tardi animeranno il sublime Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson). A dargli vita ci sono due icone del cinema asiatico, Tony Leung e il compianto Leslie Cheung, volti amatissimi a cui basta lo sguardo per conquistare lo spettatore.


In foto una scena memorabile del film Happy Together.

Ma Happy together non è soltanto uno dei grandi film romantici dell’era moderna, pieno di sequenze da pelle d’oca per i vicoli di Buenos Aires, con musiche memorabili (dalla canzone dei Turtles che gli dà – ironicamente, of course – il titolo fino a Caetano Veloso e Frank Zappa) e uno stile visivo che cattura l’essenza degli anni Novanta (perfetto da rivedere oggi quando il periodo è tornato di moda, senza però aver mai smesso di essere cool).

No, c’è dell’altro: Wong Kar-wai, autore di tanti capolavori tra cui In the Mood for Love e Hong Kong Express e che con questo titolo vince il premio per la miglior regia a Cannes, intreccia il suo filo melodrammatico che parla d’amore con una fibra identitaria. I protagonisti sono amanti in esilio, ma prima di tutto sono naufraghi della vita. Del resto il film si apre con dei passaporti che vengono timbrati, e si chiude su una soggettiva di un treno che corre tra le luci della città.

In altre parole, per struggersi al meglio d’amore bisogna prima struggersi per la vita e per le sue pieghe, spesso impossibili e inaspettate. E nell’opera del regista i temi di appartenenza e di esilio forzato sono e resteranno centrali. La geografia del mondo, quei posti che abbiamo lasciato e in cui vorremmo tornare, o quelli fantastici come una cascata o un faro alla fine del mondo dove sogniamo di andare, si rivela in controluce come una mappa del trauma interiore.


In foto una scena del film Happy Together.

Nel 1997, anno in cui uscì Happy together, tutti si aspettavano da Wong Kar-wai un film che trattasse l’evento cruciale di Hong Kong in quel periodo, la “restituzione” da parte dell’amministrazione britannica a quella cinese. E invece lui, che delle strade e della gente del posto era diventato il cantore supremo, con un timing impeccabile si sottrae e del cosiddetto handover si occupa in maniera esclusivamente obliqua.

Hong Kong la si vede solo per qualche secondo, sottosopra e immaginata, e perfino un agognato ritorno in Asia ci lascia giungere soltanto fino a Taiwan. Un vuoto che è facile riempire di tutta l’incertezza di quel periodo – storica, politica, personale – e che così vividamente colora l’esistenza di due personaggi alla deriva e senza direzione, condannati per sempre a ricominciare.


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