Arriva per la prima volta online il festival di Salerno che presenta un programma vastissimo di titoli e idee. Dal 22 al 29 ottobre anche su MYmovies ONE.
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di Roberto Manassero
Dal 22 al 29 ottobre, a Salerno e contemporaneamente online su MYmovies, e incluso con l'abbonamento MYmovies ONE, si terrà il Linea d'Ombra Festival, ricchissimo di titoli, di idee, di nomi del cinema contemporaneo; del cinema che è prodotto oggi e di quello che sarà prodotto domani.
Tante le sezioni disponibili anche online, a partire dai lunghi di Passaggi d’Europa: storie che affrontano le questioni aperte del nostro tempo, come la guerra in Ucraina di Klondike di Maryna Er Gorbach, racconto di una famiglia del Donesk coinvolta nel conflitto fin dal 2014, o l’immigrazione dell’olandese White Berry di Sia Hermanides, sulla vita e i sogni di Grace, ragazza albina fuggita dal suo Burundi, ma anche storie dallo spirito surreale, come quella del tedesco Holy Shit! di Lukas Rinker, che segue la tragicomica avventura di un architetto rinchiuso chissà come nel bagno chimico di un cantiere.
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Altrettanto sorprendente la sezione Lineadoc, che raccoglie in concorso esempi di documentario e cinema del reale che affrontano da un punto di vista politico, sociologico, antropologico e artistico storie di luoghi e di persone che vanno dalle piantagioni di caffè in Colombia (Aribada) al Centro America teatro delle grandi migrazioni (My Two Voices) alla scoperta di forme d’espressione che affondano le radici nella preistoria (Quarries), nella tradizione del teatro artigianale (Ditteggiatura), nel rapporto fra il corpo e il linguaggio (The Demands of Ordinary Devotion), nello spazio metropolitano (The Sower of Stars).
Il cuore pulsante del Linea d’ombra Festival è da sempre il programma di cortometraggi, che riprendendo il senso del titolo della manifestazione (viene da un romanzo di Josephn Conrad e dal racconto della fase di passaggio dall’adolescenza alla giovinezza) offre nel concorso di CortoEuropa storie di ragazzi e di ragazze di tutto il continente, dal Regno Unito di Tiny Mad Animals e Displaced alla Turchia di Don’t Be Afraid of Me, dalla Grecia di Memoir of a Veering Storm alla Macedonia di North Pole, dalla Polonia di Before After alla Slovenia di Albert Why?, tra coming of age, dramma esistenziale, realismo estremo, teatro dell’assurdo.
Ha invece un vincolo non tematico o geografico, ma curiosamente formale, la sezione VedoVerticale, che riunisce cortometraggi rigorosamente concepiti e realizzati in formato 9:16 (cioè verticale, come se si posizionasse il televisore per il lato più corto). Venti piccoli film di qualsiasi genere che sfruttano i limiti spaziali dell’inquadratura cinematografica per sondarne le potenzialità espressive: l’animazione di I Woke Up on a Little Planet, ad esempio, e poi la sperimentazione digitale (The Incredible Casualitity of Things), il racconto realista (Winter Breeze), la performance (Cycle), il paranormale (The Tunnel), la sensibilità per paesaggi e architettura (Toyah, Trespass), il documentario (Reborn in Fire)…
Non ci sono limiti per il cinema, dunque, anche quando i bordi di un’inquadratura sono così definiti e, paradossalmente, limitanti. Una produzione che invece fa della liberazione da barriere fisiche e materiale il proprio punto di partenza è l’animazione, a cui il Linea d’ombra Festival dedica la sezione competitiva Vedoanimato. Ventitré film disponibili online che riuniscono animazione tradizionale (Edicius, If You Meet a Coyote), digitale (Stone Heart) e a passo uno (Soapless Soap, Dot), pixel art (Gambit), schizzo ad acquerello (Magnified City); e poi ancora influenza del graphic novel (Tête-bêche), della scultura (Ball), dell’arts & crafts (Mosaicos), della street art (Bananas for Ice Cream), della grafica (Dies Irae), del disegno a matita libera (Game) e del linguaggio pubblicitario (Earth³, Lost in Thought).
In chiusura di un programma davvero vastissimo, che online mette a disposizione anche i diversi incontri che si terranno dal vivo, a partire da quello con Marco Bellocchio (il 22 ottobre), il programma di Unifest, con ancora un focus sulla situazione ucraina (Children of Donbass), una riflessione sul rapporto fra lavoro, alienazione e immaginazione (l’italiano Caffè) e altri racconti sul rapporto fra uomo e natura (Dûr), sui rapporti madre-figlia (I Forgive You, Mama), sullo spirito pacifista di cui tutto il cinema del mondo si fa portatore (tra le altre, le animazioni Happy Place e Hush).