La leggenda del romanzo, che ha attraversato dopo la scrittura, il cinema la televisione, pur essendo un'opera di élite, fa parte della memoria dei popoli e della beatificazione delle critiche, ed è rilanciata adesso da una promozione potente. Significa che l'utente le si approccia attento e un po' attonito, pronto ad assumere qualcosa di importante, che va visto assolutamente, fino in fondo, anche se la proposta non è di evasione ma spesso complessa, con registri decisamente colti, dialoghi di squisita letteratura, che presuppongono conoscenze storiche ed estetiche che non sono da prima serata di televisione italiana. Se lo spettatore, ignaro del fenomeno, incappa in una sequenza di frati tristi, bui e misteriosi, che parlano di libri, di filosofia e di chiesa, magari si dirige altrove. Perché non sa che in quell'ambiente i frati sono scrittori, amanuensi, artisti, biblisti, alchimisti, che fanno la storia passata e futura. Il nome della rosa, dal 1980, facendosi accettare dal grandissimo pubblico anche in questa chiave di cultura alta, è dunque un "fenomeno".
Le 4 puntate per 400 minuti racconteranno la vicenda quasi integralmente. Significa verità letteraria e filologia. È dunque un processo benemerito. Visto in chiave puramente da cinema c'è una precisa criticità. La scrittura ha regole diverse dal cinema. Come differenza primaria (larga) al libro apparterrebbe la cultura, al film lo spettacolo. L'edizione del "Nome" di Annaud del 1986 contenendo il racconto in poco più di due ore puntava sui momenti dinamici e spettacolari, evitando gran parte della narrazione descrittiva, di certi dialoghi, di parte dei riferimenti storici, rompeva l'unicità dell'opera e dell'intenzione dell'autore, ma dava al racconto sintesi e velocità. È il prezzo che la letteratura paga al cinema. Ci sono i più e i meno. Poi ci sono le licenze e gli autori le hanno legittimamente usate. Ci sono momenti in cui Eco viene, momentaneamente, messo in stand bay e subentrano memorie di un Trono di spade (la prima sequenza della battaglia violentissima) e di altre fiction del genere. Ma gli autori, Giacomo Battiato, regista, Andrea Porporati e Nigel Williams sceneggiatori, hanno fatto ciò che dovevano, anche Umberto Eco li perdonerebbe. Molti puristi certo che no. Il premio c'è stato, perché il programma ha vinto nettamente la serata , col 27,4% di share per 6.501.000 spettatori. È una bella notizia di emancipazione dell'utente medio italiano.