Presentanto ieri in anteprima mondiale a Locarno Festival, il 3° film di Alberto Fasulo ha conquistato il pubblico e la stampa del Festival.
di Emanuele Sacchi
La straordinaria storia di Domenico Scandella detto Menocchio, mugnaio che alla fine del Cinquecento affrontò il tribunale della Santa Inquisizione difendendo le proprie teorie eretiche sulla natura di Dio e sulla Chiesa di Roma.
Le fiamme avviluppano i titoli di testa. E contraddistinguono da subito vita e morte di Domenico Scandella detto Menocchio. Le fiamme dell'inferno e del rogo purificatore, delle torce che servono a rischiarare i bui anfratti della cella in cui Menocchio viene rinchiuso.
Presentanto ieri in anteprima mondiale a Locarno Festival, il terzo film di Alberto Fasulo ha conquistato il selettivo pubblico e la stampa della manifestazione. Un cinema della sobrietà, virtù rara nel cinema italiano, che fa sua la lezione di Rossellini e Bresson ma che cerca di non strafare, di non sottolineare mai l'eccesso. Senza cedere al ricatto del sentimentalismo, o della comoda semplificazione.