Sylvester era nato da una famiglia di emigranti italiani con tutto ciò che ne deriva, in termini di povertà, lotta e speranze. L'America era il luogo dei sogni che si potevano realizzare, certo dovevi avere della qualità, e se sei povero e vivi nei ghetti, difficilmente diventerai il proprietario di una banca o il tycoon di una multinazionale, ma se hai rabbia dentro e la facoltà di esprimerla, magari con la forza, o addirittura con la violenza, allora puoi diventare un Joe Di Maggio, oppure un Rocky Marciano o un Rocky Graziano, gente che veniva dalla Sicilia e dall'Abruzzo. E che Stallone abbia chiamato "Rocky" il suo eroe certo non è... un caso. Stallone scrisse il soggetto e la sceneggiatura del film che fu affidato, per la regia, a John G. Avildsen, un emergente, una mano sicura. Il budget era modesto, poco più di un milione di dollari. Il film lo moltiplicò per... 200 e vinse 3 Oscar: film, regia e montaggio.
Così le sue forze si moltiplicano e riesce e non perdere. Eccolo dunque, l'american dream. Non può mancare la bella famiglia, una moglie innamorata e bambini felici. Era il tradizionale manifesto dell'America. Il successo abnorme incoraggiò la produzione. Ne derivò una serie, di altri sei titoli, che arriva al 2015. Una vera epoca, trentanove anni. Nel corso dei film, e del tempo, certo Rocky si è adeguato, e anche Stallone. E il sortilegio iniziale non poteva che sfumare. Gli antagonisti nei vari incontri avevano caratteristiche diverse, quasi sempre erano i cattivi che contrastavano l'eroe. In questo senso vale soprattutto Rocky IV. Erano passati otto anni dal primo, siamo nel 1985. Presidente Usa è Reagan, un repubblicano aggressivo. A est sta succedendo qualcosa, la guerra fredda si va placando, Gorbaciov ha già innescato la perestrojka. Come è storicamente successo altre volte, per la propaganda anticomunista durante la "paura rossa" o per quella interventista delle due guerre, Washington trasmette un'indicazione al cinema. E Rocky, a Mosca sconfigge l'antagonista sovietico. E mentre in mondovisione saluta la famiglia, l'inquadratura stacca su Gorbaciov, non proprio felice, che applaude. Quattro anni dopo, la caduta del muro di Berlino sancirà definitivamente il cambiamento. E così, al grande tavolo del gioco globale che decide il destino dei Paesi, potevano sedere primi ministri, presidenti e poteva sedere... Rocky. Politica, cultura, spettacolo. È il sincretismo della nostra epoca.