|
|
mahleriano
|
lunedì 26 dicembre 2011
|
film assolutamente da vedere!
|
|
|
|
Con un film muto all'interno di un film altrettanto muto inizia The Artist, storia di un artista del cinema di quel periodo che all'apice del successo cade rapidamente in disgrazia per l'avvento del sonoro. E storia di una giovane attrice, i cui esordi si intrecciano brevemente, ma emotivamente in modo intenso, con quelli del protagonista, e che parallelamente ascende invece all'olimpo come nuova stella del cinema. Il tutto immerso in quegli anni bui che furono anche quelli della grande crisi del 1929, e che certo di questo periodo trovano una triste e forse non del tutto involontaria eco.
Film molto bello per vari motivi.
Intanto per l'intelligenza con cui è stato pensato e progettato: per accattivarsi la benevolenza del potenziale critico spettatore, "costretto" a vedersi un film in bianco e nero e per di più muto, parte con un avvio sfavillante! La simpatia assolutamente innegabile trasmessa dal volto del protagonista, di una bravura assoluta, le gags del suo cane, altrettanto delizioso e straordinario "interprete" del film, la freschezza e spontaneità del bellissimo volto dell'altrettanto brava co-protagonista, fanno rapidamente dimenticare che si sta guardando una storia senza parole e senza colori.
[+]
Con un film muto all'interno di un film altrettanto muto inizia The Artist, storia di un artista del cinema di quel periodo che all'apice del successo cade rapidamente in disgrazia per l'avvento del sonoro. E storia di una giovane attrice, i cui esordi si intrecciano brevemente, ma emotivamente in modo intenso, con quelli del protagonista, e che parallelamente ascende invece all'olimpo come nuova stella del cinema. Il tutto immerso in quegli anni bui che furono anche quelli della grande crisi del 1929, e che certo di questo periodo trovano una triste e forse non del tutto involontaria eco.
Film molto bello per vari motivi.
Intanto per l'intelligenza con cui è stato pensato e progettato: per accattivarsi la benevolenza del potenziale critico spettatore, "costretto" a vedersi un film in bianco e nero e per di più muto, parte con un avvio sfavillante! La simpatia assolutamente innegabile trasmessa dal volto del protagonista, di una bravura assoluta, le gags del suo cane, altrettanto delizioso e straordinario "interprete" del film, la freschezza e spontaneità del bellissimo volto dell'altrettanto brava co-protagonista, fanno rapidamente dimenticare che si sta guardando una storia senza parole e senza colori. Questo film è quindi per certi versi già una dimostrazione che a condizione di narrare bene le cose, i colori e i suoni vengono automaticamente aggiunti dal cervello dello spettatore!
Poi anche per aver affiancato ai protagonisti attori notissimi e del calibro di John Goodman e James Cromwell, che con la loro esperienza pluridecennale si imprimono con altrettanta forza nella mente dello spettatore, risultando solo in parte "secondari interpreti" di questo bellissimo cast e aggiungendo anzi autorevolezza al film nel suo complesso.
Ancora, ben più che degne di nota sono alcune idee assolutamente brillanti, come il sogno "in sonoro", le bocche parlanti intorno al volto del protagonista in crisi e molte altre ancora, realizzate con immagini davvero suggestive e spesso accompagnate da una colonna sonora scelta con molto gusto.
Infine per la freschezza della storia nel suo insieme, che certo non manca anche di spunti talvolta tragici, ma in cui non sembra mai mancare una speranza sotterranea. Una storia d'amore e di solidarietà in fondo classica e senza tempo, così come classiche e senza tempo sono spesso la maggior parte delle grandi storie d'amore letterarie e musicali di tutte le epoche. Il film ripropone temi conosciuti, ma lo fa con l'inventiva, il coraggio e soprattutto la genialità di un regista che sa bene che tutto in fondo è già stato detto, ma che cambiare il semplice modo di dirlo costituisce l'essenza della vera storia dell'arte di tutti i tempi. Un film assolutamente da vedere e rivedere!
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a mahleriano »
[ - ] lascia un commento a mahleriano »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
michela siccardi
|
lunedì 12 marzo 2012
|
quandoilsegno è parola e la parolanonlasciailsegno
|
|
|
|
La sala non è mai stata così silenziosa, i pop corn non sono mai stati più fuori luogo.
Tutto è muto eppure difficilmente potrebbe essere più eloquente.
[+]
La sala non è mai stata così silenziosa, i pop corn non sono mai stati più fuori luogo.
Tutto è muto eppure difficilmente potrebbe essere più eloquente. La dote espressiva degli attori è disarmante, con infantile stupore si segue incantati il movimento delle mani, i balzi degli occhi, l’arricciarsi del naso, le più marginali incurvature delle sopracciglia, le increspature della bocca, si notano muscoli facciali che si scoprono caduti in disuso -fatta eccezione che per qualche audace autoscatto. Le spalle prendono la parola, si sente il peso dello sguardo, l’ampiezza di un sorriso.
Tutto è in silenzio eppure la storia ci è meta-narrata in ogni dettaglio, senza compendi, senza rinunce, in tutta la sua -a tratti ironica- drammaticità. Non si perde il filo del discorso perché non si tratta di un filo, è una coperta di gesti che ti ammanta e ti trascina -complice l’essenzialità della musica- nella sua calda, faconda storia. Una mimica tutta magica, intrisa di logos, imbevuta di una poesia d’altri tempi.
La scelta è impopolare e coraggiosa, senza dubbio rischiosa: al frastuono di oggi, al rumore fine a se stesso, il regista sceglie la silente, impeccabile mira del Gesto. Ai contagiosi virtuosismi della terza dimensione preferisce l’anacronistico ritorno al bianco e nero, un rispolvero fuori dal tempo che permette di immaginare tutti i colori. Agli effetti speciali spacca-timpani, all’indelicato fragore della parole oppone l’umile ricchezza dell’afasia verbale e dunque la parlante dovizia del segno, la sua incontaminata purezza. Non cede alla logica -e al mercato- del “grida più forte” così come non cederà il suo protagonista che, fino alla fine, non si rassegna, non accetta l’avvento del ridicolo “sonoro”, non ne vuole sentir parlare.
La voce non esclude il gesto, la parola detta non toglie la parola al segno.
Sceglie ancora il corpo George Valentin, quando tutto sembra essere perduto sceglie la danza e i segni corporali come veicolo d’espressione, come linguaggio, come modo di comunicare e di comunicarsi.
A ricordarci come il linguaggio umano non si riduca –non può essere ridotto- alla mera lingua parlata.
Limitazione questa che ci preclude alla comunicazione con altre specie, non apice della manifestazione dell’Umano ma difetto da integrare con altri linguaggi, linguaggi da riscoprirsi (magari con l’aiuto del formidabile cane Uggie).
Per “dire” non serve la parola: l’incredulità è spiazzante, il dato di fatto semplicemente lampante.
Forse dietro a tutto questo gioco, senza troppi lustrini e pretese, si cela la speranza ultima, l’umile cenno, il timido invito a tornare a guardare negli occhi con chi “parliamo”. Invito che se accolto potrebbe dischiuderci ad un’infinita scala di grigi, dipanarci dalla sgargiante, contaminata matassa delle “etichette” e renderci liberi dalla schiavitù delle definizioni.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a michela siccardi »
[ - ] lascia un commento a michela siccardi »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
pepito1948
|
giovedì 29 dicembre 2011
|
la magia del muto
|
|
|
|
Un’attempata passante incontra per strada George Valentin (cognome non proprio casuale), ex divo del cinema muto in piena crisi professionale ed umana, e commenta la vivace reattività del cagnolino che lo sfortunato attore tiene in braccio con un “gli manca la parola”. Ecco riassunto il tema di fondo del film di Hazanavicius: con l’avvento del sonoro (siamo alla fine degli anni ’20), il cinema muto acquista la parola e fa un balzo irreversibile verso il futuro, i produttori si buttano a capofitto nella nuovo business, ma non tutti lo accettano; il bel George, memore del successo e delle folle osannanti che deliravano al suo passaggio ed alle sue mosse improvvisate e sognavano davanti alle sue gesta amorose o avventurose proiettate sullo schermo, rifiuta la svolta e si ritrova fuori dal giro, cadendo ben presto in miseria nonostante i tentativi di rianimare con alcune regie vecchia maniera un corpo ormai esangue.
[+]
Un’attempata passante incontra per strada George Valentin (cognome non proprio casuale), ex divo del cinema muto in piena crisi professionale ed umana, e commenta la vivace reattività del cagnolino che lo sfortunato attore tiene in braccio con un “gli manca la parola”. Ecco riassunto il tema di fondo del film di Hazanavicius: con l’avvento del sonoro (siamo alla fine degli anni ’20), il cinema muto acquista la parola e fa un balzo irreversibile verso il futuro, i produttori si buttano a capofitto nella nuovo business, ma non tutti lo accettano; il bel George, memore del successo e delle folle osannanti che deliravano al suo passaggio ed alle sue mosse improvvisate e sognavano davanti alle sue gesta amorose o avventurose proiettate sullo schermo, rifiuta la svolta e si ritrova fuori dal giro, cadendo ben presto in miseria nonostante i tentativi di rianimare con alcune regie vecchia maniera un corpo ormai esangue. Nello stesso tempo vede crescere e trionfare un’attricetta conosciuta sul set di un film muto, che non ha esitato a fare il grande passo, conquistando masse di fan e locandine sempre più grandi. Dalle stelle alle stalle, è il caso di dire, e viceversa. L’orgoglio di George lo fa sprofondare sempre più giù e lo isola dal mondo, perfino il fedele maggiordomo, licenziato ma disposto a restare senza stipendio, è costretto ad abbandonarlo; solo il suo cagnolino gli rimane al fianco ed addirittura lo salva da sicura morte. Ma l’attricetta divenuta star interviene a sollevarne le sorti, grazie alla ricambiata attrazione amorosa che covava da tempo, e trova la soluzione idonea per piegare l’orgoglio smisurato di George, che, senza rinunciare al suo mutismo, intraprenderà una nuova carriera a fianco della sua salvatrice.
Straordinario omaggio al cinema muto ed alle sue atmosfere, entusiasmi, divismi, puro esempio di metacinema che dimostra come anche oggi una storia semplice, simile alle tante che a quei tempi si potevano seguire in sala accompagnate da musiche eseguite in diretta, può coinvolgere ed emozionare esattamente come 80 anni fa, anche se girata in bianco e nero e senza parlato. Il che dimostra che la funzione ed il richiamo del cinema, muto o sonoro, restano gli stessi, pur se le tecnologie utilizzate si sono evolute nel tempo.
Ma la rivoluzione del sonoro ha sconvolto quel mondo ben più che il cinemascope o il 3D, incidendo sul modo di recitare e richiedendo uno sforzo di adattamento agli attori, non tutti disposti ad allinearsi, come appunto George Valentin, vittima del suo ostinato rifiuto del progresso.
Splendida la rappresentazione di quel momento di trasformazione, della partecipazione del pubblico ridente o piangente, del consolidarsi dello star system, dei produttori imperiosi e sensibili alle nuove prospettive di guadagno. Altrettando splendida la regia, che ci regala alcune immagini da antologia (George che si specchia ad una vetrina sovrapponendosi ad un manichino con il frac o la tenera esitazione del maggiordomo autista a staccarsi dal "padrone", per citarne alcune).
Speciale menzione merita il cast, dai due protagonisti al grande J. Goodman, perfetta personificazione del prototipo di produttore allora in voga. Ed al cagnolino tuttofare, che ricorda il barboncino della serie dell'Uomo Ombra, film giallo-rosa dei anni '30; anche questo un atto d'amore verso il cinema glorioso di quei tempi, che Hazanavicius ha il merito di rievocare e rivalutare, ricostruendone fedelmente le atmosfere senza nostalgica retorica.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a pepito1948 »
[ - ] lascia un commento a pepito1948 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
steelybread
|
martedì 7 febbraio 2012
|
il primo remake di un genere. dopo tarantino
|
|
|
|
Film riuscito, ma solo in parte. Grande bianco e nero, anche se non siamo ai livelli de "L'uomo che non c'era", attori strepitosi e visibilmente innamorati del proprio ruolo, musiche finalmente degne di far parte di quella dovrebbe essere una vera colonna sonora, e non, come spesso accade, mero esercizio di stile. Il problema è che questo non è un film, ma una caricatura di quello che erano i film una volta. La sfrenata voglia di omaggiare un genere intero lo incastra in un meccanismo "Tarantiniano" dal quale il film non esce.. La banalità della storia, lui attore di successo, lei stella nascente che poi assiste innamorata al decadimento del primo, è disarmante.
[+]
Film riuscito, ma solo in parte. Grande bianco e nero, anche se non siamo ai livelli de "L'uomo che non c'era", attori strepitosi e visibilmente innamorati del proprio ruolo, musiche finalmente degne di far parte di quella dovrebbe essere una vera colonna sonora, e non, come spesso accade, mero esercizio di stile. Il problema è che questo non è un film, ma una caricatura di quello che erano i film una volta. La sfrenata voglia di omaggiare un genere intero lo incastra in un meccanismo "Tarantiniano" dal quale il film non esce.. La banalità della storia, lui attore di successo, lei stella nascente che poi assiste innamorata al decadimento del primo, è disarmante. Se questo film è un omaggio a quel cinema, forse valeva la pena sottolineare meglio quel momento storico che segno il passaggio al sonoro. Magari sfiorando appena la figura di Al Jolson, interprete del primo vero film sonoro "The jazz singer" del 1927. Per il resto è un buon film, con un dinamismo forse eccessivo che va a sopperire l'assenza del passo ridotto, di cui gli amanti del genere sentiranno sicuramente la mancanza. L'incubo della stella del muto che sogna di diventare muto mentre intorno a lui esplode il sonoro vale il film. Vincerà tutto quello che c'è da vincere, visto che chi lo distribuisce in America è bravissimo a farlo. Chiedetelo a Benigni.
Per me Oscar al miglior film rifatto. Bravo il cane.
[-]
[+] caricatura?
(di marezia)
[ - ] caricatura?
|
|
|
[+] lascia un commento a steelybread »
[ - ] lascia un commento a steelybread »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
francesca romana cerri
|
lunedì 26 dicembre 2011
|
la vera creatività si nutre di tradizione
|
|
|
|
Alla prima impressione si assiste a qualcosa di diverso di originale, paradossalmente, per i tempi di oggi.. Non c'è affanno nel film, non c'è sovrabbodanza di stimoli, ma c'è un ritorno all'essenziale, al necessario.
Grazie al muto, emerge un attenzione ai particolari dell'espressività, degli occhi, del volto, della gestualità, di quella comunicazione non verbale che da sola regala emozioni profonde e di cui la parola è l'ultimo anello. Ogni elemento stà al posto giusto e anche il film stesso segue nella modalità la graduale accettazione del protagonista a mettersi al passo con i tempi. Gli ultimi minuti si accede al parlato.Una storia di arte, d'amore e di solidarietà fine, reale, credibile, ritmata perfettamente.
[+]
Alla prima impressione si assiste a qualcosa di diverso di originale, paradossalmente, per i tempi di oggi.. Non c'è affanno nel film, non c'è sovrabbodanza di stimoli, ma c'è un ritorno all'essenziale, al necessario.
Grazie al muto, emerge un attenzione ai particolari dell'espressività, degli occhi, del volto, della gestualità, di quella comunicazione non verbale che da sola regala emozioni profonde e di cui la parola è l'ultimo anello. Ogni elemento stà al posto giusto e anche il film stesso segue nella modalità la graduale accettazione del protagonista a mettersi al passo con i tempi. Gli ultimi minuti si accede al parlato.Una storia di arte, d'amore e di solidarietà fine, reale, credibile, ritmata perfettamente.
Nella ruota dello spettacolo a un certo punto qualcuno può non servire più e nella ruota del lavoro stesso quando il progresso avanza chi è legato ad un preciso artigianato si sente fuori. Ma l'artista ha in più un particolare legame con il linguaggio che ha creato e quando arriva il progresso non può snaturare la sua recitazione perchè ciò vuole il mercato. La donna invece cavalca il successo ma quando arriva in cima non si dimentica di aiutare chi è rimasto fuori, chi l'ha fatta innamorare. Una storia d'altri tempi, con valori d'altri tempi, girato alla maniera del passato, umano, sano, vitale. E alla fine se ne esce commossi perchè nel profondo crediamo che non esiste solo la rincorsa al denaro e il successo personale, che da soli non si vince ma almeno in due e in questo mondo impazzito che segue interessi che schiacciano gli umani è meglio essere se stessi.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a francesca romana cerri »
[ - ] lascia un commento a francesca romana cerri »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
il re censore
|
mercoledì 21 dicembre 2011
|
athe true artist
|
|
|
|
L'amore dei francesi per il cinema è noto e ogni tanto produce atti di passione totale com'è questo The Artist di Hazanavicius.
Film tributo ad un'epoca, ad un genere, storia d'amore dura e pura ma non intesa come commedia romantica bensì come dono emotivo da parte di un regista che ha voluto giocare pesante, rischiando. Un film coraggioso e azzardato, quindi, ma per produrre un lavoro di buon livello non basta il coraggio: serve la bravura.
Hazanavicius in questo risulta all'altezza perché in oltre un'ora e mezza di film muto non ci fa rimpiangere la parola, anzi, al contrario, ce la fa dimenticare con briosa eccentricità.
[+]
L'amore dei francesi per il cinema è noto e ogni tanto produce atti di passione totale com'è questo The Artist di Hazanavicius.
Film tributo ad un'epoca, ad un genere, storia d'amore dura e pura ma non intesa come commedia romantica bensì come dono emotivo da parte di un regista che ha voluto giocare pesante, rischiando. Un film coraggioso e azzardato, quindi, ma per produrre un lavoro di buon livello non basta il coraggio: serve la bravura.
Hazanavicius in questo risulta all'altezza perché in oltre un'ora e mezza di film muto non ci fa rimpiangere la parola, anzi, al contrario, ce la fa dimenticare con briosa eccentricità. La storia del divo del muto nella Hollywood che cambia è una fiaba per tutti e per tutti è la sua capacità di mescolare intelligenza creativa (in certe scene surreali e oniriche), dramma sottile, comicità fisica e divertimento.
Atto d'amore, dicevamo, teso a farci riscoprire un universo cinematografico ormai desueto ma capace di meraviglie: la macchina del cinema al suo meglio, non necessita di colore, voce, 3d o altri artifici per intrattenere e stupire.
Ma di bravi attori si: in questo c'è da fare un plauso particolare al gigantesco Jean Dujardin che in quest'opera fa di tutto e di più (tranne parlare) reggendo buona parte della pellicola su una bravura davvero d'altri tempi.
The Artist, insomma, è un film ben orchestrato e ben realizzato. Non un lavoro di filologia ma solo uno sguardo passionale al cinema che fu filtrato da una sensibilità tutto sommato contemporanea ma sufficentemente romantica da non far scadere mai l'operazione nel kitch o nel banale.
Bravo Hazanavicius.
[-]
[+] bravo re censore
(di nuovocinemaparadiso)
[ - ] bravo re censore
|
|
|
[+] lascia un commento a il re censore »
[ - ] lascia un commento a il re censore »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
filippo catani
|
giovedì 15 dicembre 2011
|
un muto da oscar
|
|
|
|
Nella Hollywood pre crollo del '29 brilla incontrastata la stella di un brillante attore di film muti. A contrastarne l'ascesa sarà una giovane ragazza che non solo si imporrà alle cronache per la sua bellezza ma anche per la sua bravura e per le recite nei nuovissimi film con il sonoro. Per l'attore avrà così inizio una pesantissima crisi di identità.
Eccoci a lodare uno splendido film muto nell'età del 3D e del Dolby. Non solo il film ha il pregio di riportarci con grande realismo nel passato ma soprattutto ci mostra la maestosa bravura di caratteristi più che attori che attraverso la mimica del corpo dovevano catturare l'attenzione dello spettatore e comunicargli emozioni.
[+]
Nella Hollywood pre crollo del '29 brilla incontrastata la stella di un brillante attore di film muti. A contrastarne l'ascesa sarà una giovane ragazza che non solo si imporrà alle cronache per la sua bellezza ma anche per la sua bravura e per le recite nei nuovissimi film con il sonoro. Per l'attore avrà così inizio una pesantissima crisi di identità.
Eccoci a lodare uno splendido film muto nell'età del 3D e del Dolby. Non solo il film ha il pregio di riportarci con grande realismo nel passato ma soprattutto ci mostra la maestosa bravura di caratteristi più che attori che attraverso la mimica del corpo dovevano catturare l'attenzione dello spettatore e comunicargli emozioni. Quello che in film di dialoghi estenuanti non si riesce a trovare quì si trova con tanto di cartelli con le scritte dei dialoghi. Bravissimi gli interpreti, grande regia e splendida colonna sonora. Ci auguriamo vivamente che, dopo il grande successo ottenuto a Cannes, il film possa concorrere anche per L'Oscar.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a filippo catani »
[ - ] lascia un commento a filippo catani »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
fabio2
|
mercoledì 8 febbraio 2012
|
da favola
|
|
|
|
La storia è una favola a lieto fine, tutto il resto è altrettanto da favola. Altri film ci avevano abituato al bello del bianco e nero (Good Night Good Luck, Toro Scatenato) ma il riscoprire il dialogo muto è stata impresa difficile ma riuscita. La sala era ai piedi di George Valentin e Peppy Miller. Straordinarie inquadrature d'epoca, sapiente scelta delle musiche e sequenze che fanno già la storia del cinema
|
|
|
[+] lascia un commento a fabio2 »
[ - ] lascia un commento a fabio2 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
fabrizio dividi
|
lunedì 30 gennaio 2012
|
il silenzio è d'oro
|
|
|
|
Celebrato dai critici e osannato dal pubblico ne prendiamo atto, "the artist" sprizza intelligenza, è puro godimento intellettuale e accende la mente del cinefilo (soprattutto) e del semplice innamorato di cinema. La trama e semplice ma sovraccarica di allegorie: tempo che fugge, dissoluzione, romanticismo, riscatto, ascesa e declino e potremo continuare; ma il vero tema è senza alcun dubbio l'amore per il cinema con i suoi metalinguaggi, le citazioni, i riferimenti ironici e iconici senza tempo, che fanno commuovere e stuzzicano la cultura dello spettatore, al di la di qualche piccola fase di stanca che talvolta, necessariamente diremmo per un film muto e in bianco nero, prende il sopravvento.
[+]
Celebrato dai critici e osannato dal pubblico ne prendiamo atto, "the artist" sprizza intelligenza, è puro godimento intellettuale e accende la mente del cinefilo (soprattutto) e del semplice innamorato di cinema. La trama e semplice ma sovraccarica di allegorie: tempo che fugge, dissoluzione, romanticismo, riscatto, ascesa e declino e potremo continuare; ma il vero tema è senza alcun dubbio l'amore per il cinema con i suoi metalinguaggi, le citazioni, i riferimenti ironici e iconici senza tempo, che fanno commuovere e stuzzicano la cultura dello spettatore, al di la di qualche piccola fase di stanca che talvolta, necessariamente diremmo per un film muto e in bianco nero, prende il sopravvento.
Qualche esempio. Una sequenza che sulle note di "Vertigo" cita e onora il maestro Hitchcock, e che in un montaggio alternato spiega di fatto la natura stessa del thriller. Il tema del doppio, fin troppo abusato tra i cultori dell'arte cinematografica, con continui riferimenti alla doppia vita del protagonista, da celebre star a degradato reietto, attraverso inquadrature, specchi, riflessi di originalità rara. Basti pensare alla citazione "in negativo" di Oscar Wilde, con un geniale rovesciamento semantico del suo "ritratto" (il quadro questa volta rappresenta la vita precedente e di successo del protagonista e non la sua depravazione); o la scomparsa dell'ombra di Valentine(o) che se da una parte rimanda a una delle figure chiave del cinema espressionista (l'ombra è in fondo proiezione e luce dunque prima forma di cinema) dall'altra richiama Chamisso e il suo Peter Schlemihl che perde la propria identità nel momento in cui cede la sua ombra al diavolo in cambio di una valigia di monete d'oro. Il tutto girato con ritmo e maestria e con fotografia di grana e contrasto diversa a seconda del periodo raccontato.
Non poteva mancare la messa in scena di un sogno, prova d'autore che in pochi registi superano a pieni voti. In questo caso Michel Hazanavicius si cimenta con l'ennesimo tributo al cinema e in particolare alla poesia surrealista del "Chien andalou" del maestro Luis Bunuel (non propriamente l'ottuso giovanotto descritto da Allen nel deludente "Midnight in Paris"), con uno stupefacente incubo sonoro che non ha eguali per straniamento e originalità; metafora esemplare di The artist" irripetibile favola nostalgica ma ingioiellata di ironica leggerezza.
Fabrizio Dividi
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a fabrizio dividi »
[ - ] lascia un commento a fabrizio dividi »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
olgadik
|
martedì 3 gennaio 2012
|
passioni, che passione!
|
|
|
|
The Artist, un piccolo miracolo di garbo, passione professionale e sapienza di chi il cinema bello di molti decenni fa l’ha frequentato con amore. Così il sospetto iniziale che si trattasse di un cinepanettone d’alto livello, ma pur sempre commerciale, s’è immediatamente dileguato e quasi mi vergogno di volerne parlare usando le… parole. Poiché si tratta di un film muto, che non è un’operazione a freddo, ma piuttosto un omaggio a quanto di duraturo c’era nella produzione anni ’20 e in maestri come Lang, Mornau, Wilder, Chaplin, che il regista dichiara orgogliosamente di aver avuto come idoli nella propria formazione. Non è stato però facile – sempre da sua dichiarazione – trovare un produttore, data la singolarità della proposta, ma infine la tenacia è stata premiata con un risultato apprezzabilissimo.
[+]
The Artist, un piccolo miracolo di garbo, passione professionale e sapienza di chi il cinema bello di molti decenni fa l’ha frequentato con amore. Così il sospetto iniziale che si trattasse di un cinepanettone d’alto livello, ma pur sempre commerciale, s’è immediatamente dileguato e quasi mi vergogno di volerne parlare usando le… parole. Poiché si tratta di un film muto, che non è un’operazione a freddo, ma piuttosto un omaggio a quanto di duraturo c’era nella produzione anni ’20 e in maestri come Lang, Mornau, Wilder, Chaplin, che il regista dichiara orgogliosamente di aver avuto come idoli nella propria formazione. Non è stato però facile – sempre da sua dichiarazione – trovare un produttore, data la singolarità della proposta, ma infine la tenacia è stata premiata con un risultato apprezzabilissimo. Oggi quindi si parla di Oscar, mentre il protagonista Jean Dujardin (un misto di Errol Flynn e John Gilbert), noto in Francia ma poco altrove, è cresciuto vertiginosamente in popolarità e simpatia. Il suo personaggio George Valentin (un riferimento a Rodolfo Valentino), attore di successo del cinema muto, si ritrova solo, fallito e senza una lira a causa dell’orgoglioso diniego di abbracciare una nuova carriera dopo l’avvento del sonoro. Contemporaneamente al declino dell’ex-divo, cresce l’astro della giovane donna Peppy Miller (Berenice Bejo) che lo ama dal loro primo incontro e cercherà in tutti i modi, palesi ed occulti, di aiutarlo mentre sprofonda sempre più nell’alcool e nei suoi incubi. L’amore alla fine trionfa e i toni ridiventano brillanti, mentre un tip-tap indiavolato ci riporta con freschezza a Fred Astaire, Gene Kelly e alle loro partners preferite. Non si creda però a una confezione perfetta che muove dalla voglia di passato dei nostri tempi difficili; l’opera non è affatto l’elegante riesumazione di un tecnico, bensì la reinvenzione in cui convergono molti generi del cinema hollywoodiano. I risultati appaiono tali da emozionare anche oggi. Partendo da acute strategie di linguaggio (ammorbidire il contrasto bianco-nero, dare ritmo più veloce rispetto al muto di una volta, giocare con una bella colonna musicale, potenziare il gesto senza farlo divenire enfatico), Hazanavicius fa leva su sentimenti semplici e sempre attuali: l’amore, l’orgoglio, il riso, la rabbia, l’amicizia, dimostrando così che certi bisogni fondamentali non sono cambiati. Forse la sua è una constatazione, forse un invito a ritrovarli, l’essenziale è che funziona, direbbe Woody Allen. Non citare l’apporto dato a The Artist da attori minori ma bravissimi come caratteristi, sarebbe colpevole, così come lo sarebbe non citare l’interprete “cane” a quattro zampe. E mentre le ultime immagini con i loro bravi sottotitoli si lasciano alle spalle questo impasto di melodramma, commedia e music-hall, a noi spettatori verrebbe quasi voglia di restar seduti a rivedere il tutto.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a olgadik »
[ - ] lascia un commento a olgadik »
|
|
d'accordo? |
|
|
|