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di Lietta Tornabuoni La Stampa
Il gruppo di amici trentenni arrivati a Las Vegas per festeggiare con una notte esagerata l'addio al celibato di uno di loro, si sveglia al mattino nella suite del Caesars Palace. Bruciori di stomaco, conati di vomito, mal di testa. Sul divano c'è un neonato sconosciuto con gli occhiali da sole. In bagno c'è una tigre di cattivo umore. Loro non ricordano nulla, il futuro sposo è scomparso. Ritrovarlo e ricostruire le ore smarrite sono i doveri immediati e faticosi dei protagonisti di una delle commedie più divertenti dell'estate, arricchita da molte belle canzoni.
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di Roberto Nepoti La Repubblica
Sembrava il solito filmetto americano in saldo stagionale; e invece Una notte da leoni, salito nelle classifiche Usa come in quelle nazionali, è una buona alternativa alle commedie di Judd Apatow, una variazione su repertorio surreale e insolitamente piena di gag. Dopo una notte spesa a seppellire il celibato di uno di loro, progettata per restare indimenticabile, tre amici si risvegliano in stato amnesico in un hotel di Las Vegas: manca proprio quello che doveva sposarsi, ma in compenso ci sono una tigre in bagno e uno strano bebé con gli occhiali da sole.
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di Alberto Castellano Il Mattino
Il «bachelor party», ovvero la festa dell'addio al celibato, negli Stati Uniti è molto sentito e il cinema americano naturalmente se n'è occupato spesso. Con «Una notte da leoni» Todd Phillips (sceneggiatore di «Borat») rilancia il filone con un occhio alla commedia demenziale e uno a «Tre uomini e una culla», senza rinunciare al motivo degli uomini affetti dalla sindrome di Peter Pan già trattato in alcune commedie che ha diretto, da «Road Trip» a «Old School. La meta scelta da Doug per festeggiare l'addio al celibato in compagnia dei suoi amici Phil, Alan e Stu è Las Vegas, luogo di tentazioni per eccellenza.
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di Francesco Alò Il Messaggero
Quattro amiconi e un blackout: cosa è successo quella notte di addio al celibato a Las Vegas? C'è chi ha perso un dente e si è sposato, chi è stato in ospedale, chi ha rapito una tigre a Mike Tyson e chi si è perso. Lo scomparso è quello che si deve sposare. Risvegliatisi il giorno dopo in stato comatoso, i tre amici superstiti dovranno ricostruire i fatti, trovare il novello sposo e tornare a casa. Tra loro e la soluzione: un gangster asiatico trovato nudo nel bagagliaio, una spogliarellista dal cuore d'oro, un neonato pacifico e un Mike Tyson parecchio incavolato.
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di Antonello Catacchio Il Manifesto
Un'irresistibile commedia si aggira per le nostre sale, si tratta di Una notte da leoni, in originale The Hangover, il doposbronza. La storia narra di quattro giovani uomini. Uno di loro deve sposarsi, così, due amici e il cognato un po' svalvolato lo portano a Las Vegas per la festa d'addio al celibato. Sbarcano al Cesars Palace, prendono una sontuosa suite e si lanciano all'avventura, non prima di avere brindato sul tetto dell'edificio. Quando li ritroviamo è già il mattino dopo. Sono visibilmente stonati.
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di Maurizio Porro Il Corriere della Sera
Se si può dirlo con un ossimoro, una perla nel trash. Nella commediaccia goliardica, post American pie, il film di Todd Phillips recupera il ritmo, il gusto di una sceneggiatura, la bravura di attori in contagiosa ed alcoolica amicizia, l' ironia autoreferenziale e la dolcezza di Heather Graham. La storia è uno spicchio dello specchio della crisi del maschio americano che passa dai bei romanzi nuovayorkesi di McInerney e Richard Yates, dalle rivolutionary roads alla baldoria virile dell' addio al celibato in una notte folle nella super suite di Las Vegas, con scomparsa del promesso sposo.
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di Boris Sollazzo Liberazione
Ci vuole poco per capire che Una notte da leoni (ma rende meglio l'idea l'intraducibile titolo originale: The Hangover ) è una promessa di divertimento demenziale lunga 100 minuti. Da quella colonna sonora che si spende quattro canzoni di livello nel primo quarto d'ora (naturalmente in testa ci mette Elvis Presley, l'ultimo re) alle facce dei quattro moschettieri protagonisti che più diversi e complementari non potrebbero essere.
La trama è un pretesto perché tutti possano esprimere il proprio talento al meglio, sia pure in condizioni proibitive: un addio al celibato lungo una gita tra amici per la pelle, uniti dagli anni passati insieme, da un cameratismo infantile e forse proprio dal sogno proibito di folleggiare a Las Vegas prima di diventare davvero adulti.
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di Maurizio Porro Il Corriere della Sera
The hangover, titolo originale di questa divertente Notte da leoni è il dopo sbronza e si addice alla storia di un addio al celibato che porta quattro amici a Las Vegas per quella classica ultima gran baldoria che molti film hanno raccontato, certi che poi si entra in una tomba matrimoniale per due. Quattro ragazzoni curati da una buona sceneggiatura a quattro mani che non perde di vista i loro tic middle class, azzardando perfino la battuta sull' Olocausto, partono in gita. Ma dopo un primo brindisi sul tetto del Caesar Palace succede un finimondo e li ritroviamo il mattino dopo distrutti nella altrettanto distrutta suite da 4200 dollari, con un neonato vagante, un dente in meno, una tigre nel bagno, un' auto della polizia e lo sposo scomparso.
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di A. O. Scott The New York Times
The immaturity of ostensibly grown-up American men is an inexhaustible subject, or at least one that has yet to exhaust American movie audiences and the well-paid guys who cater to their entertainment needs. Todd Phillips, the director of “Old School,”“Road Trip” and an HBO documentary called “Frat House” as well as a writer of “Borat,” has shown himself to be an adept and tireless connoisseur of male boorishness and stupidity, though the crude humor he dispenses is frequently leavened by nuggets of inventiveness and wit.
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di Dave Itzkoff The New York Times
OVER the years the director Todd Phillips has learned that when he is asked what new projects he has coming up, he should simply say, “I’m working on a few things.”
Because when he tries to describe the plots of his films concisely, Mr. Phillips said recently, “the one-liners on my movies sound really retarded.” He chuckled briefly at his own analysis. “The movies, ideally, are better than they sound,” he added.
A quick review of Mr. Phillips’s résumé confirms, at the very least, that he is capable of spinning popular comedies out of seemingly tiresome premises.
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