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7alieni
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lunedì 2 agosto 2010
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la custode di mia sorella
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Una bella coppia con tre figli, due di questi nati con un destino diverso da ciò che convenzionalmente si definisce normale: una malata di cancro il cui nome è Kate (Sofia Vassilieva), l'altra, la più piccola nata per permettere alla sorella di sopravvivere (da qui il titolo); il suo dovere quello di sottoporsi a costanti prelievi e operazioni per donare ciò che è suo alla vita di Kate, per i genitori (Cameron Diaz e Jason Patric) tutto va bene così fino a quando le due ragazze non decidono di prendere in mano le loro vite... La figlia più piccola, Anna (Abigail Breslin), decide quindi di far causa ai genitori per riavere i diritti sul proprio corpo, affidandosi ad un famoso avvocato (Alec Baldwin); la coppia di coniugi si ritrova improvvisamente a riflettere sulle decisioni passate.
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Una bella coppia con tre figli, due di questi nati con un destino diverso da ciò che convenzionalmente si definisce normale: una malata di cancro il cui nome è Kate (Sofia Vassilieva), l'altra, la più piccola nata per permettere alla sorella di sopravvivere (da qui il titolo); il suo dovere quello di sottoporsi a costanti prelievi e operazioni per donare ciò che è suo alla vita di Kate, per i genitori (Cameron Diaz e Jason Patric) tutto va bene così fino a quando le due ragazze non decidono di prendere in mano le loro vite... La figlia più piccola, Anna (Abigail Breslin), decide quindi di far causa ai genitori per riavere i diritti sul proprio corpo, affidandosi ad un famoso avvocato (Alec Baldwin); la coppia di coniugi si ritrova improvvisamente a riflettere sulle decisioni passate. incredibilmente riprovevole è il loro comportamento nei confronti di Anna, atteggiamento che appare giustamente egoista, immaturo, insensibile e crudele, mentre straordinario è il legame dei tre figli che riescono a trattenere un doloroso segreto... La forza di volontà e la grinta che Anna mette nel suo intento sono ammirevoli e questo ci dimostra che non è importante quale sia il compito da svolgere, fosse anche il più difficile, ciò che conta è l'amore che ci metti nel farlo. Nonostante il film viene visto dall'ottica di Anna, conosciamo a fondo il calvario di Kate, emozionante per quanto breve e fragile, il cui dolore sarà allietato da un amore inaspettato... Film maestralmente diretto da Nick Cassavetes che, nonostante tutto, al momento, non lascia tempo per riflettere ma soltanto per singhiozzare...
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ciccio capozzi
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venerdì 11 settembre 2009
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dietro le lacrime, un dibattito civile
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“LA CUSTODE DI MIA SORELLA” di NICK CASSAVETES; USA, 09. Kate è ammalata di leucemia. Per avere midollo spinale e ad un eventuale rene sicuramente compatibili, l’indomita madre programma un’altra figlia in provetta, Anne: che, però, va da un avvocato per negare ai genitori la possibilità di “usare” il suo corpo. Tratto da un romanzo, a sua volta modellato su una storia vera, il film è una perfetta, “inesorabile” macchina strappalacrime. Sicuramente con l’ausilio del testo di partenza, la sceneggiatura fa scattare con puntualità perfetta il pianto per la drammaticità delle situazioni di scena. Perciò ha fatto storcere il naso a molta critica. Tuttavia, il film, in quello che è il suo fine narrativo, è coerente e riuscito.
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“LA CUSTODE DI MIA SORELLA” di NICK CASSAVETES; USA, 09. Kate è ammalata di leucemia. Per avere midollo spinale e ad un eventuale rene sicuramente compatibili, l’indomita madre programma un’altra figlia in provetta, Anne: che, però, va da un avvocato per negare ai genitori la possibilità di “usare” il suo corpo. Tratto da un romanzo, a sua volta modellato su una storia vera, il film è una perfetta, “inesorabile” macchina strappalacrime. Sicuramente con l’ausilio del testo di partenza, la sceneggiatura fa scattare con puntualità perfetta il pianto per la drammaticità delle situazioni di scena. Perciò ha fatto storcere il naso a molta critica. Tuttavia, il film, in quello che è il suo fine narrativo, è coerente e riuscito. Inoltre, esso, all’interno di un drammone familiar-ospedaliero, agita il dibattito su alcuni temi di grande attualità civile: sull’”uso” del proprio corpo contro l’accanimento sia terapeutico che affettivo, cioè dettato dalla volontà ferrea della madre, sicuramente desiderosa di lottare fino allo spasimo per la salvezza. E lo fa con l’asciuttezza propositiva della migliore tradizione di Hollywood, ponendo tutte le implicazioni possibili. La complessità e le sfaccettature del film, tranne qualche lieve cedimento, sono molto egregiamente personificate nella ricchezza dell’interpretazione di Cameron Diaz.
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paioco89
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lunedì 7 settembre 2009
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la malattia e la sofferenza per cassavetes
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Le problematiche della vita sono un tema caro a Cassevetes, già dal suo primo film "Mariti". Adesso il regista americano si concentra sulla malattia, la sofferenza e la morte. Il film è drammatico e molto biografico, trattando fondamentalmente l'evoluzione della malattia di Kate vista dai componenti familiari, dando poco spazio però alla condizione della ragazzina malata. Il film tocca un tema molto delicato dove è facile emozionarsi ed è facile provare sentimenti, risultando però anche troppo "pesante" e monotono. La vita di Kate manca, viene più osservata esternamente e meno vissuta internamente. Cassavetes si concentra sui problemi della vita familiare causati della figlia malata senza arrivare però ad una forte conclusione, ad un messaggio chiaro ed esplicito.
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Le problematiche della vita sono un tema caro a Cassevetes, già dal suo primo film "Mariti". Adesso il regista americano si concentra sulla malattia, la sofferenza e la morte. Il film è drammatico e molto biografico, trattando fondamentalmente l'evoluzione della malattia di Kate vista dai componenti familiari, dando poco spazio però alla condizione della ragazzina malata. Il film tocca un tema molto delicato dove è facile emozionarsi ed è facile provare sentimenti, risultando però anche troppo "pesante" e monotono. La vita di Kate manca, viene più osservata esternamente e meno vissuta internamente. Cassavetes si concentra sui problemi della vita familiare causati della figlia malata senza arrivare però ad una forte conclusione, ad un messaggio chiaro ed esplicito. La pellicola non insegna e non impegna lo spettatore in riflessioni sulla vita e sul dolore, fa vedere la malattia nuda e cruda, violenta e devastante con tutte le sue ripercussioni sui rapporti interpersonali. Forse ci si poteva aspettare una crescita nel film, un'approfondimento significativo su una questione così importante e toccante, invece il tutto rimane su un livello terreno, spoglio, dove c'è spazio solo per la disperazione e l'ossessione a salvare un qualcosa che è impossibile mantenere in vita, oltre però al fatto di riuscire a gustarsi anche le piccolezze che ogni giorno ci vengono donate. La recitazione non pecca in pateticismi o atteggiamenti teatrali, ma espone il dolore senza filtri o retoriche, arrivando diretto al cuore degli spettatori, emozionando facilmente il pubblico e portandolo fuori dalla sala con una voglia di vivere e vedere il mondo, forse, leggermente cambiata.
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irontato
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giovedì 9 dicembre 2010
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cry,cry,cry
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Questo film è una macchina da lacrime e anche se l'approfondimento sulla tematica della malattia è interessante e coinvolgente la ricerca ostentata di situazioni emotive tristi per coinvolgere lo spettatore è troppo insistente e abusata.Flashback,madri combattive al limite della pazia e amori oncologici dalla fine tragica sommati insieme danno un risultato poco credibile.Un pò più di sobrietà avrebbe dato alla pellicola quel pathos che una storia di malattia e sofferenza dovrebbe trasmettere.
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